Voci dalla periferia

fuori

Basterebbe solo il sottotitolo “Ninna nanna di periferia” o l’incipit per capire che il vero protagonista di questa storia è il paesaggio. Un luogo reale e immaginario, si tratta di Piana Tirrenica, un posto qualsiasi del Centro Italia dove l’edilizia selvaggia e lo sviluppo sfrenato senza pianificazione hanno fatto da padroni. A Piana Tirrenica un tempo si arrivava per il mito, ormai in declino, del lavoro: al suo posto, sono rimasti polvere (d’amianto) e cemento. In questo paesaggio lunare si rivelano piano piano la nascita fascista, la palude bonificata, l’insegnante che racconta “di quando c’era lui”. Gli altri personaggi sono in filigrana, escono fuori solo se si guarda in controluce, irrompono nel nulla di ferro e cemento dove l’urbanizzazione selvaggia è l’unico scenario possibile e voluto dall’alto, in cui scheletri di edifici non compiuti ci guardano. Nessun luogo di aggregazione, nessuna piazza, nessun parco riempiono il vuoto. Qui i personaggi per parlarsi veramente si incontrano in cantina, come appunto fanno due donne, Katarzyna  con Nadia. Per l’autrice sono le donne forse a subire di più lo scempio della vita in periferia.

I personaggi, gli esseri viventi non sembrano accorgersi dello sfacelo, molti lo ignorano, altri scappano come una delle protagoniste che se ne va a Londra, Michela. La ribellione anch’essa è fantasmatica in un luogo del genere. E forse l’unica ribellione possibile, sembra dirci l’autrice, è nella relazione, nell’amicizia, nella sorellanza.

 A puntellare questo paesaggio aspro, brullo, un niente da cui forse ripartire, ci sono i racconti della cultura rurale: all’inizio di ogni capitolo si narra l’infanzia di Greta, una dei personaggi, in una campagna che fa pensare alla Puglia del tavoliere finché  anche lei, inesorabilmente, emigrerà con i genitori all’età di 9 anni a Piana Tirrenica. Ed è duro, quasi sconvolgente sentire il calore, il peso della cultura delle persone della campagna. Siano ninna nanne, canti o la semplice felicità dello stare insieme ci sembra quasi un’Età dell’oro sconosciuta. Pensata e rimpianta.

Ha i toni di una fiaba per certi versi questo romanzo ma l’autrice Claudia Bruno ha il dono dei poeti: la sua lingua significa qualcos’altro, è metafora, è gioco di specchi. E poi a Piana Tirrenica la vita continua, nonostante tutto. Nonostante l’amicizia spezzata, l’amore finito, la sorellanza perduta. Dietro i palazzoni c’è un bosco e poi davanti, sì, c’è il mare.

Claudia Bruno

Fuori non c’è nessuno

Effequ editrice

pp. 224, 13 euro

 

Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi segue la cultura e non solo. Da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti". È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it @eligalgani
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