Vite in libertà

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Luoghi dove gli animali possono vivere in totale libertà, svincolati dal concetto di utilità che li vede come mezzi per produrre qualcosa». Così Sara D’Angelo, presidente di Vitadacani onlus, descrive il progetto del santuario “Porcikomodi”, che dal 2000 porta avanti con convinzione il recupero degli animali da macello in diverse strutture, a Brescia e a Magnago, in provincia di Milano, dove vivono 150 animali.

«Arrivano da allevamenti che chiudono, o da sequestri, ma in generale accettiamo tutti gli ospiti, l’unica modalità che non condividiamo è l’acquisto. Comprare un maiale a un allevatore per salvarloe portarlo da noi non cambia il sistema delle cose: l’allevatore ci guadagnerà sempre qualcosa, mentre il messaggio che vogliamo far passare è che un mondo diverso, senza lo sfruttamento animale di nessun tipo, è possibile». Il progetto è portato avanti con passione e dedizione dai volontari e va avanti grazie alle donazioni e adozioni a distanza, ma le difficoltà incontrate sono tante. «Soprattutto economiche – continua Sara D’Angelo – contando che per dieci animali una balla di fieno costa 60 euro».

La storia di Porcikomodi è però anche una delle poche che ha trovato un piccolo appoggio dall’amministrazione comunale, dal 2012 il Comune di Milano destina alcuni esemplari alla struttura, per i quali paga il trasporto e il primo anno di vita, anche se l’aiuto fondamentale e imprescindibile rimane quello della donazione. Esiste poi una vera e propria contraddizione in termini burocratici. «Noi che siamo esattamente l’opposto in realtà siamo regolamentati, soprattutto a livello sanitario, come un allevamento. Siamo obbligati a sottoporre gli animali ai controlli, ai prelievi, alle maschere, alla burocrazia e infine ai rischi per il benessere, se mai uno di questi sviluppasse un morbo tale da impedire il consumo di carne. Da qui infatti parte la conseguente trafila per l’abbattimento, che noi ovviamente non mettiamo in pratica perché la carne non verrebbe comunque mangiata. Vogliamo il riconoscimento giuridico del santuario e lo status di animale rifugiato quando esce dalla filiera produttiva». Inoltre il santuario è aperto alle visite guidate. Ma se avete in mente un’uscita con animali in cattività che rispettano quello che vi aspettate da loro, vi state sbagliando. «Il progetto si chiama Porcikomodi proprio perché gli animali sono lasciati liberi – precisa Sara D’Angelo – facciamo vedere quello che succederebbe se non li avessimo ingabbiati nei nostri concetti di utile a qualche scopo. Sono come un grande gregge, che vive in autonomia. Ogni visita è diversa una dall’altra perché dipende dall’umore dell’animale».

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Non mancano poi le storie di libertà, come quella di un vitellino di dieci mesi, che è riuscito a sfuggire all’allevamento e a vivere in libertà per tre mesi, scavalcando la recinzione di quello che sarebbe diventata la sua prigione: un simbolo per tutti i suoi simili, che invece non sono riusciti a scappare. Ci sono poi i casi in cui si decide di abbracciare la filosofia dei santuari strada facendo, un vero e proprio progetto di riconversione. È il caso della realtà Ippoasi in provincia di Pisa: «Fino al 2008 lavoravamo con i cavalli da corsa, poi abbiamo portato avanti l’ippoterapia, ma si trattava comunque ancora di sfruttamento – racconta Christian Luciani, volontario e fondatore – Abbiamo iniziato da lì un processo graduale, partendo proprio dalla base, eliminando sella e imboccatura per poi mettere fine alla nostra carriera di sfruttatori nel 2010 quando siamo diventati Fattoria della pace». Da qui in poi gli animali già presenti sono stati mantenuti e a oggi la struttura ospita circa 80 animali, tra cavalli, bovini, asini, capre, maiali e galline provenienti da tutto il territorio nazionale; dal bue romano di circa una tonnellata, salvato da un’attivista tedesca quando era ancora un vitello, fino a Gorgo, un maiale arrivato da piccolo a Ippoasi, ancora durante il periodo di transizione. Il progetto ha dovuto affrontare alcune difficoltà, economiche e poi gestionali, soprattutto legate al trasferimento della struttura.

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«Nel 2012 il proprietario dello spazio ha deciso di cambiare la destinazione del luogo. Abbiamo fatto appelli in tutta Italia, siamo stati al centro dell’attenzione di tutto il mondo Vegan – continua Christian Luciani – abbiamo cercato per tutto l’anno una nuova sede e siamo riusciti a strappare un bellissimo spazio nel parco di San Rossore, anche grazie all’aiuto di tutte le persone che hanno creduto nel nostro progetto, che hanno partecipato alla nostra azione di mail bombing nei confronti del Comune di Pisa per ottenere una nuova struttura. Qui c’è stata la svolta, hanno capito che il santuario non è un progetto ludico ma che fa parte di ideali comuni a tante persone che sostenevano la nostra iniziativa». Lo stesso trasloco è stato possibile grazie all’aiuto di 200 volontari provenienti da tutta Italia in soli 14 giorni. Qui gli animali ora possono scorrazzare liberi in tre ettari e mezzo con zone boschive e altre aperte. Tutto questo ha ovviamente un costo. «Abbiamo chiuso il bilancio dei costi dello scorso anno con neanche un euro di debito con le banche ma – confida Christian Luciani – le spese per un anno di gestione sono di circa 65.000 euro, cifra importante per una realtà piccola come la nostra, che sarebbe impossibile coprire senza l’aiuto dei volontari e senza il sostegno a distanza di chi crede nel nostro progetto tramite le adozioni ». Oltre alle donazioni e al merchandising, vengono organizzate degli eventi didattici con gruppi, famiglie e scolaresche. «Uno dei nostri obiettivi è far incontrare umani e non umani per mostrare l’ignoranza che regge la discriminazione – aggiunge Christian – il santuario si chiama così proprio perché è un luogo spirituale di ricongiunzione. Venire a contatto con le abitudini dei nostri ospiti, con le loro caratteristiche fisiche, vuol dire anche scendere dal piedistallo di animale superiore che ha da sempre caratterizzato l’uomo ». Porcikomodi e Ippoasi non sono le uniche strutture di questo tipo in Italia. È da poco nato un progetto che unisce tutti i santuari italiani. Per ottimizzare il lavoro e per raggiungere meglio tutti gli obiettivi, a fine 2014 ha preso il via la Rete dei santuari di animali liberi in Italia, www. animaliliberi.org, dove si possono avere informazioni sui rifugi e i santuari sparsi su tutto il territorio nazionale.

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