Il clan persevera

Dopo  trent’anni  i Casalesi non  hanno mollato.  Si è solo  modificata la  loro presenza

L’ulteriore conferma di più di trenta anni di  avvelenamenti e affari delle ecomafie, del  “clan dei casalesi”, è arrivata lo scorso 10  marzo con l’operazione Spartacus reset  contro la “famiglia” Schiavone: 43 arresti,  fra i quali Nicola e Carmine Schiavone, fi gli del boss di  Casal di Principe Francesco Schiavone, “Sandokan”,  da 17 anni in carcere con vari ergastoli, uno dei  quali col processo Spartacus. Ora arriva lo Spartacus  reset, la storia continua anche per i rifiuti. Partendo  da lontano. Così ad esempio, a proposito di Nicola  Pezzella, importante esponente del clan, nell’ordinanza  di custodia cautelare si  legge che “veniva deferito,  unitamente a Schiavone  Walter inteso ‘Walterino’,  Schiavone Francesco e  D’Ambrosio Luigi, per  essersi adoperato a sversare  rifi uti tossici all’interno di  una cava, determinando  l’adulterazione e contaminazione della falda acquifera,  con l’aggravante di avere posto in essere tale  comportamento avvalendosi del metodo camorristico  o comunque al fi ne di agevolare l’organizzazione  camorristica denominata ‘Clan dei casalesi. Fatti  risalenti alla metà degli anni ‘80”. Ben prima  delle rivelazioni degli anni ‘90 del collaboratore di  giustizia Carmine Schiavone (zio dell’omonimo fi glio di  “Sandokan”).    

COSÌ IL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA Luigi  D’Ambrosio nel novembre 2014, spiegando il contenuto  di alcuni “pizzini”, afferma che “il nominativo Maurizio  1500 identifi ca una persona di Bellona che si chiama  Fusco Maurizio, affi liato al Clan dei Casalesi e referente  di Carmine Schiavone su Bellona e Comuni limitrofi .  Maurizio si occupava delle estorsioni alle ditte che  trattavano rifi uti e proprio per un’estorsione venne  arrestato proprio per reati connessi alle estorsioni a tale  ditte”. Fatti accaduti negli ultimi anni.  

IN TRENTA ANNI, DUNQUE, il clan non ha mollato il  ricco affare. Ma ha solo modifi cato la sua presenza.  Prima, negli anni ‘80-90, ha gestito l’enorme traffi co  dei rifi uti industriali del Nord smaltiti, si fa per dire,  nelle province di Napoli e Caserta. Poi, e fi no ad oggi,  con le estorsioni a tappeto degli imprenditori locali del  ciclo dei rifi uti. Per fortuna, grazie al forte contrasto di  forze dell’ordine e magistratura, qualche imprenditore  comincia a dire no e a denunciare. Siamo solo all’inizio.  Anche perché altri imprenditori continuano a pagare,  preferendo la “protezione” del sistema camorristico.  Come dice il procuratore nazionale antimafia, Franco  Roberti, “il traffico illecito di rifi uti è sempre più delitto  d’impresa piuttosto che delitto di mafia”.  

la nuova ecologia

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