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Notizia:

ALLUVIONE

 

 

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Veneto, un mese dopo. «Servono
solidarietà e programmazione»

L'alluvione a Vicenza

Consumo di suolo e cambiamenti climatici. A Piove di Sacco (Pd) un incontro organizzato da Legambiente per capire le cause dell’alluvione che ha devastato trenta giorni fa le provincie di Vicenza e Padova. L’Anci: «Un patto per il territorio Veneto verso una nuova cultura dei fiumi»

 

 

Opinione Alluvionati di cemento
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Notizia I trent'anni di Legambiente della Saccisica

di ROBERTA DI LUCA

Un mese fa il Veneto è stato colpito da un’alluvione che ha segnato profondamente la vita delle comunità locali e l’economia della regione. Centoventi i comuni colpiti dalla piena dei corsi d’acqua, in particolare del Bacchiglione che attraversa le province di Padova e Vicenza, con mezzo milione di persone coinvolte, diecimila sfollati, danni per un milione di euro e anche tre vittime.  Numeri che ancora oggi restituiscono la dimensione di un fenomeno che ha raccontato la fragilità di una regione seconda soltanto alla Lombardia per consumo di suolo: il 41% del territorio padovano è cementificato, con il 73% dei comuni che hanno abitazioni a rischio idraulico e solo il 9% di questi ha fatto fronte ad operazioni di salvaguardia. Intorno a questi dati, riportati da Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, si è discusso nei giorni scorsi a Piove di Sacco (Pd) durante un incontro organizzato dal circolo locale dell’associazione ambientalista per fare il punto su un fenomeno che le cronache rischiano di mettere frettolosamente da parte. «I cambiamenti climatici in atto – ha spiegato Cogliati Dezza – hanno mutato l’intensità delle piogge, sempre più frequenti e violente che riversano una enorme quantità di acqua in poco tempo su di un territorio eccessivamente antropizzato, che ha reso i terreni impermeabili causando  un aumento della velocità di scolo e l’esondazione dei canali».

Le responsabilità. All’incontro erano presenti sindaci e assessori di alcuni fra i comuni più colpiti come Casalsurego, Veggiano, Ponte San Nicolò, Maserà. E sulle responsabilità di quanto accaduto si è soffermatol’ingegner Luigi D’Alpaos, docente di idrodinamica a Padova, ai consiglieri regionali della Commissione Ambiente: «Ciò che è mancato sinora e che ha aggravato l’emergenza è la collaborazione diretta tra centri di ricerca universitaria e istituzioni che dovrebbero presidiare il territorio, oltre al fatto che non sono mai stati realizzati gli interventi programmati 40 anni fa con la commissione De Marchi, per mettere in sicurezza idrogeologica  il territorio veneto ed evitare il rischio di piene ed esondazioni». Ha rincarato la dose Mauro Fecchio, assessore all’Ambiente della Provincia di Padova: «Sono state destrutturate le competenze sul territorio nazionale del sistema idraulico e non è stato ricostruito un sistema alternativo, serve ricostruire i rapporti nazionali, altro che federalismo demaniale».

Industria dell’emergenza. Già ma ora che cosa fare? «La priorità non è il risarcimento danni, sempre più oneroso in questo paese, ma lo stanziamento dei fondi per la programmazione e la salvaguardia, perché bisogna realizzare le opere idrauliche, anche se non hanno visibilità agli occhi degli elettori», ha sostenuto Antonio Salvan, presidente del consorzio di bonifica Bacchiglione. Se si fosse realizzato quanto contenuto nel Piano di Assetto Idrogeologico predisposto nel 2007 dall’Autorità di Bacino Brenta-Bacchiglione, che indicava gli interventi necessari per contrastare il pericolo di alluvioni, con una spesa complessiva prevista di 668.919 mila euro, oggi si sarebbe potuto evitare il miliardo di euro stanziato per l’emergenza a fronte dei 328 su 581 comuni veneti (il 56%) che ha denunciato danni da maltempo con la richiesta di indennizzo.

Patto per il territorio veneto. Dall’incontro infine un richiamo a mettere insieme le forze per prevenire eventi tanto rovinosi e ripensare la qualità del territorio: «Ci vuole solidarietà per uscire da questi problemi, è necessario quantificare con tutti i soggetti la priorità nella programmazione attraverso il Patto di stabilità. Legambiente e Anci convengono sull’opportunità di sottoscrivere un patto per il territorio che preveda impegni reciproci per promuovere una nuova cultura del territorio e dei fiumi applicando una seria politica di prevenzione e previsione capace di avanzare proposte di intervento, anche al fine di ottenere risorse necessarie contro il rischio idraulico. Questa è la soluzione», ha concluso Vittorio Cogliati Dezza.


 

03 dicembre 2010 - TAG: Alluvione | Veneto | Dissesto idrogeologico |


 

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