Verdi vacanze

Cammini, ciclovie, Parchi, ecoalberghi. Nell’Anno del turismo sostenibile, cresce in Italia una nuova domanda. Che premia le offerte ecologiche. Numeri e proposte

ICONA_recensioniFerie energetiche di S. Ferraris
ICONA_recensioni Un’altra Calabria è possibile di R. Bellantone

 

Sarà una coincidenza fortunata ma il 2017, dichiarato dall’Onu “Anno del turismo sostenibile”, vedrà in aumento presenze e fatturati nei Parchi e nelle aree protette italiane. E non solo. L’Italia sta cogliendo, a modo suo e ancora un po’ confusamente, un cambiamento di tendenza. Non bastano più la bellezza dei luoghi, la qualità delle strutture o la bontà dei prezzi (tutti requisisti che restano comunque fondamentali): a orientare la scelta delle vacanze, sempre più spesso, è anche la ricerca di un’esperienza, dalla quale tornare non soltanto appagati e riposati, ma anche umanamente arricchiti.

«Stiamo passando da un turismo di massa a una massa di turismi diversificati – chiarisce Angelo Gentili, responsabile turismo di Legambiente – Gli aggettivi sono molti: attivo, all’aria aperta, ambientale, esperienziale. Tutti i turismi legati alla sostenibilità rappresentano un segmento che vive una crescita superiore ai trend generali». Molte strutture si stanno qualificando per accogliere clienti più esigenti. Adottando una serie di buone pratiche suggerite da Legambiente turismo (legambienteturismo.it), campeggi, b&b, agriturismi e alberghi decidono di fare della sostenibilità un vessillo dell’offerta turistica, come confermano le adesioni a Legambiente Turismo. «Si va dalla raccolta differenziata all’utilizzo di prodotti bio e di filiera corta, fino al solare termico sugli edifici, accorgimenti per l’efficienza energetica, utilizzo di bici elettriche e organizzazione di escursioni nella natura», prosegue Gentili.

Sebbene riferito soltanto ai movimenti turistici nei parchi e nelle aree protette, l’ultimo rapporto Ecotur descrive bene il crescente interesse per le vacanze sostenibili. Il dossier sintetizza e rielabora i dati dell’Osservatorio permanente sul turismo natura: negli ultimi quattro anni, la percentuale di turisti che scelgono il luogo delle vacanze green in base alle tradizioni culturali, folkloristiche ed enogastronomiche è raddoppiata, passando dal 12% del 2012 al 24% del 2016, facendo lievitare il comparto, secondo l’Osservatorio, fino ai 13 miliardi di euro di fatturati, con circa cento milioni di presenze nelle strutture ricettive.

Parchi prediletti

La gamma di approcci al turismo nella natura è davvero ampia. Il più interessante e amico dell’ambiente è da sempre il trekking, come racconta Stefano Spinetti, presidente dell’associazione delle guide ambientali escursionistiche (Aigae, www.aigae.org): «I numeri raccolti finora sono abbastanza buoni: registriamo un +25% rispetto all’anno scorso. A consuntivo vedremo se si è trattato di fluttuazioni normali, ma se manterremo il trend attuale passeremo da quattro a cinque milioni di persone».

In testa alle classifiche rimangono i cammini classici, dalla via Francigena al San Benedetto, preferiti soprattutto da persone che ne percorrono solo una parte. I luoghi più frequentati dagli italiani sono i Parchi, con quello d’Abruzzo che supera per la prima volta il Gran Paradiso. In terza posizione il Pollino, mentre tra le zone non protette domina la macroarea delle Dolomiti, seguita dalle colline del Chianti e dalla Val d’Orcia. I turisti esteri, soprattutto anglofoni, francesi e tedeschi, prediligono invece il Parco delle Cinque terre e l’Arcipelago Toscano.

Sulle tracce dei briganti

In aumento anche i trekking di una o più settimane, su vie storiche e nuovi percorsi. Come il Cammino dei Briganti, un anello di cento chilometri che ripercorre l’antica linea di confine tra Abruzzo e Lazio, quando appartenevano rispettivamente al Regno delle Due Sicilie e allo Stato Pontificio. Su questi sentieri, tra la Val de Varri, la Valle del Salto e le pendici del monte Velino, 150 anni fa avevano luogo le scorribande dei fuorilegge che presidiavano l’area tra la Marsica e il Cicolano. I briganti si muovevano in piccole bande di venti-trenta persone, razziando e talvolta uccidendo, per poi nascondersi sui monti della Duchessa. Il percorso è stato ideato da Luca Gianotti, coordinatore della Compagnia dei cammini, un’associazione che lavora in Italia e all’estero per promuovere la cultura del camminare (www.cammini.eu).

«La particolarità del cammino dei Briganti è che per crearlo sono state coinvolte tutte le strutture ricettive e le persone del luogo – racconta Gianotti – Abbiamo spiegato che valorizzare storia e cultura di quest’area tramite la chiave del turismo a piedi può essere un vantaggio per tutti». La discussione preliminare e la condivisione di intenti, sottolinea il coordinatore della Compagnia dei cammini, ha permesso di creare un legame con le comunità locali: «In ogni paese troverai persone che possono dare informazioni sui sentieri, segnalare problemi o consigliare soluzioni, perché la nostra filosofia è cercare di instaurare un dialogo tra camminatori e popolazioni locali». I viandanti possono anche confrontarsi online, segnalando eventuali criticità sui sentieri, raccontando le loro esperienze o condividendo immagini. Con il contributo di quella che è oggi una vera e propria “community” di affezionati, tutti possono rimanere aggiornati sullo stato del percorso.

Camminate condivise

Sul boom del camminare puntano molto anche i network di associazioni come FederTrek (www.federtrek.org), che attraverso il viaggio a piedi quest’anno cercano di valorizzare i luoghi del Centro Italia colpiti dal sisma. L’occasione sarà la sesta edizione della lunga marcia da Fabriano a L’Aquila, un trekking di dieci giorni, dal 28 giugno all’8 luglio, per mantenere viva la memoria e alta l’attenzione sulla gestione dell’emergenza e sulla ricostruzione.

Paolo Piacentini, presidente di FederTrek, quest’anno scommette sul turismo sociale: «Nel 2017 saliranno le presenze sui cammini classici, ma anche su quelli meno conosciuti, come il cammino di Santa Barbara, nella zona dell’iglesiente in Sardegna. E non dimentichiamo la Sicilia, dove è nato un network di cammini che ha preso il nome di “rete delle Vie Francigene del sud”». Già nel 2016, spiega, si è registrato un aumento del 50-60%: «Mancano stime istituzionali purtroppo, ma per la prima volta abbiamo un piano strategico approvato dal governo e dalle Regioni che promuove anche questo tipo di turismo lento, a piedi o in bicicletta». FederTrek propone anche percorsi accessibili alle persone con difficoltà motorie. E ha perfino adottato la Jallatte, carrozzina speciale monoruota inventata in Francia da un escursionista con il nipote affetto da disabilità. Grazie a questo nuovo mezzo e all’aiuto di una squadra di volontari, è stato possibile avviare iniziative aperte a chi non può camminare, arrivando perfino sulla cima del Velino, seconda vetta d’Abruzzo.

La bellezza in bicicletta

Sta vivendo un periodo piuttosto florido anche il mondo del cicloturismo, come confermano i dati di Girolibero, il più antico e noto tour operator del settore (www.girolibero.it). Nel 2016, 20mila persone sono salite su una loro bici, di cui 10-12mila stranieri e circa ottomila italiani. Pier Paolo Romio, il fondatore, accoglie turisti esteri già dai primi di aprile. «Registriamo un aumento, nonostante le paure tipiche degli americani ad attraversare l’Oceano in questo momento di insicurezza. Più di un’escursione in Francia è stata disdetta, ma abbiamo inaugurato una meta nuova, la Valtellina». Secondo Romio, oltre ai tour organizzati, vanno molto anche i cosiddetti pacchetti self guided: il tour operator si limita a fornire le informazioni sul percorso, prenotare gli alberghi, trasferire i bagagli e portare le bici sul posto. Un trend decisamente interessante è il raddoppio nel noleggio di bici elettriche, che oggi compone il 10% del parco mezzi di Girolibero: su 1.500 biciclette tradizionali, 150 sono e-bike.

Perfino tra i turisti più esigenti e amanti delle comodità comincia a spopolare il percorso in autonomia. Per questo anche tour operator come Experience plus (www.experienceplus.com) vendono una percentuale crescente di viaggi autoguidati, fornendo tutti i servizi ai clienti e lasciandoli liberi di valutare a piacere deviazioni enogastronomiche, culturali o naturalistiche. Ormai, come segnala Monica Malpezzi Price, direttrice di Experience plus, «anche quando ci si affida al tour operator si tende a personalizzare il pacchetto. I nostri clienti cercano esperienze su misura, non proposte standard».

Strategia cercasi

In una domanda sempre più insistente di turismo “esperienziale”, alcune Regioni si stanno attrezzando: è il caso del Trentino, che ha trasformato la località lacustre di Molveno in capitale dei bikers, realizzando 400 km di itinerari per mountain bike in quota. Le funivie che d’inverno scodellano fiumane di sciatori sulle piste innevate, trasportano d’estate gli amanti del ciclismo estremo, che poi si gettano in discesa su una rete di sentieri in parte esistente, in parte realizzata ad hoc. In Sicilia, San Vito lo Capo è diventata terra di arrampicatori, che dopo l’estate vengono a scalare le sue pareti a picco sul mare.

Ma nonostante i diversi spunti positivi, l’Italia manca di una strategia nazionale in grado di rispondere organicamente alla domanda crescente di turismo attivo. Lo sa bene Giovanni Lolli, assessore al Turismo della Regione Abruzzo e presidente della Conferenza delle regioni degli assessori al turismo: «Un primo passo importante è stato dotarsi del piano strategico del turismo – dichiara – che ha coinvolto Regioni, ministeri, operatori del settore e sindacati. È in corso una trasformazione della domanda, il turista è sempre meno alla ricerca di una destinazione, ma richiede un’esperienza. Vuole conoscere l’identità dei luoghi, la loro cultura, l’enogastronomia, l’ambiente. Dobbiamo in quest’ottica valorizzare la cosiddetta “Italia minore”, non solo le città d’arte». L’Anno dei borghi indetto dal ministero del Turismo, sottolinea Lolli, è un tentativo di rilanciare zone che altrimenti presto potrebbero spopolarsi. Ma basterà?

Secondo Angelo Gentili, la rinascita dei luoghi passa anche per la formazione di chi lavora nel settore: «Una rete del turismo legato all’ambiente si costruisce anche insegnando le strategie migliori e le buone pratiche. Per questo da settembre lanceremo la scuola del turismo sostenibile, rivolta a chi vuole lavorare nel settore. Avrà sede a Rispescia e organizzerà due sessioni l’anno, con l’obiettivo di aumentare la professionalità di giovani e operatori turistici». Insomma, la domanda di ecoturismo cresce e bisogna qualificare l’offerta.

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