Valle dei mulini da recuperare

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Una grande discarica nella Valle dei Mulini, fra i monti Lattari. È quanto ha svelato la siccità delle scorse settimane facendo retrocedere la fitta vegetazione dell’alveo del torrente Vernotico. Pneumatici, pezzi di asfalto, materiale di risulta edile, carrozzeria di auto, televisori, cassette di plastica, sono stati rimossi a fine gennaio da un gruppo di volontari che si sono calati nel corso d’acqua. «Gli oggetti prelevati, una minima parte di quelli individuati, sono stati raccolti tra rovi e fitta vegetazione, accumulati e poi tirati su a mano con l’ausilio di corde», racconta Stefano Scanu, presidente del circolo Woodwardia di Legambiente, attivo a Gragnano e Castellammare di Stabia in provincia di Napoli, che porta il nome di una rara felce bulbifera, la “Woodwardia radicans” presente nella Valle dei mulini e nel Vallone delle ferriere di Amalfi. «Sono stati individuati – continua Scanu – anche scarichi fognari, che riversano direttamente nella Valle, depositi di amianto e carogne di animali, segnalati all’Asl e alla polizia municipale che hanno attivato le procedure di indagini presso la Procura di Torre Annunziata».

META DEL GRAND TOUR
Uno scempio. Eppure siamo a Gragnano, cittadina della provincia sud di Napoli, famosa per le indiscutibili eccellenze enogastronomiche, in particolare la famosa pasta trafilata in bronzo. «Una città dalle innumerevoli potenzialità – aggiunge Scanu – La maggior parte delle quali attualmente inespresse, soprattutto a causa di una classe dirigente inadatta, che addirittura dal Duemila non riesce a garantire continuità amministrativa. L’attuale amministrazione è in corso di commissariamento per una dichiarata ineleggibilità amministrativa del sindaco, mentre la precedente fu sciolta per infiltrazioni camorristiche». Un vuoto di governo che un territorio così non può permettersi. «Nel Settecento divenne meta per i viaggiatori del Grand Tour in cerca di paesaggi idilliaci e cibo buono, come testimoniano i dipinti della scuola pittorica di Posillipo», ricorda Giuseppe Di Massa, presidente del centro di cultura e storia di Gragnano nonché tra i fondatori del locale circolo Legambiente. «Nel XIII secolo – continua Di Massa – per aumentare la produzione di farina, fu data la concessione di costruzione di alcuni mulini, in una delle valli nei pressi del piccolo borgo di Gragnano, lungo una mulattiera che congiungeva Castellammare di Stabia con Amalfi. I mulini avrebbero sfruttato le acque del torrente Vernotico. Con il passare degli anni quella fu chiamata la “Valle dei mulini” e la sua attività molitoria divenne la principale fonte di sostentamento per sfamare la città di Napoli e i suoi dintorni. Inoltre la zona vanta un’inestimabile biodiversità vegetale, con la presenza di piante e felci rare».

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FOGNE E AMIANTO
Le cause dell’inquinamento sono due: da una parte gli sversamenti fognari, dall’altra l’abbandono selvaggio di rifiuti e materiale di risulta edile. I comuni e le frazioni a monte di questa zona non sono allacciati al sistema fognario e i reflui delle acque nere di migliaia di persone sfociano direttamente nella Valle. I monti Lattari sono famosi per la bellezza dei paesaggi ma anche per la presenza di centinaia di case abusive. Negli ultimi cinquant’anni, essendo carrabile, la vallata gragnanese è stata quindi utilizzata come facile sversatoio per il materiale di risulta edile proveniente proprio dalla costruzione di abitazioni abusive. Inoltre nell’area sono presenti depositi di amianto, che in alcune zone ostacolano il lavoro di pulizia dei cittadini volontari. «Ecco perché l’attivismo del circolo di Legambiente – spiega Stefano Scanu – è accompagnato da segnalazioni in procura e forze dell’ordine». Nel 2014 il Vernotico si colorò di azzurro elettrico perché inquinato da solventi chimici. Dalle segnalazioni del circolo di Legambiente partirono indagini della Procura che portarono alla chiusura di alcune fabbriche abusive. Attacchi al territorio resi possibili anche dal fatto che l’area non rientra nelle zone di tutela del parco regionale dei monti Lattari. Grazie alla presenza degli antichi mulini è tuttavia, almeno sulla carta, sottoposta al regime del codice dei beni culturali e paesaggistici. «Bonificare i corsi d’acqua interni significa disinquinare anche la costa stabiese, una delle più inquinate d’Italia secondo Goletta verde. Per questo – riprende Stefano Scanu – invochiamo la creazione di un parco comunale naturalistico e archeologico della Valle dei Mulini, con collegamenti diretti ad Amalfi e ai sentieri di Agerola. Non è facile, perché la Valle non è protetta in alcun modo. Attualmente non ci sono progetti di bonifica né di riqualificazione, e proprio per questo abbiamo deciso di favorire la costituzione del comitato civico ‘Gli Amici della Valle dei mulini’».

SENTIERO INCANTEVOLE
La valle, anche se maltrattata, resta un luogo incantevole che non smette mai di stupire chi la visita. «Nell’ultima pulizia tra la fitta vegetazione, oltre ai rifiuti, abbiamo individuato i resti di un mulino mai censito – racconta Di Massa – È probabile che sia uno dei più antichi. Intanto il nostro sogno di rivedere un mulino nuovamente funzionante si sta avverando grazie alla generosità dei proprietari, che ci hanno concesso in comodato d’uso uno dei pochi mulini privati. Lo useremo per creare percorsi didattici e turistici». Insomma, la Valle dei mulini continua a creare suggestioni antiche.

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