Uno scudo per Cernobyl

 

 

 

 

 

È stato inaugurato a Cernobyl lo scudo protettivo del reattore 4 della centrale danneggiata nel terribile incidente del 26 aprile 1986, il più grave nella storia del nucleare civile. Ha la forma di un arco, è alto 108 metri, lungo 162 e pesa 36.000 tonnellate. Secondo i costruttori – due gruppi industriali francesi: Bouygues e Vinci – la nuova struttura di protezione, realizzata in acciaio, è stata progettata per durare cent’anni: servirà a isolare i materiali radioattivi e il vecchio “sarcofago” dall’ambiente esterno. Si tratta della più grande struttura terrestre mobile al mondo, con un costo stimato intorno ai due miliardi di euro.

Alla cerimonia hanno partecipato le massime autorità ucraine, gli ambasciatori del G7 e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers). “L’Italia ha fornito un notevole contributo in termini finanziari e dal punto di vista scientifico-tecnologico – ha affermato Davide La Cecilia, rappresentante del nostro paese a Kiev – Alla realizzazione della struttura, parte del New safe containment, ha contributo l’azienda Cimolai di Pordenone, che presso il proprio stabilimento ha creato le strutture in acciaio ad alta resistenza che compongono l’arco”. Fondamentale il contributo della Bers e della comunità internazionale, anche dal punto di vista finanziario. “L’Italia – ha aggiunto La Cecilia – ha contributo negli anni alla messa in sicurezza del sito con una somma che si aggira intorno ai 100 milioni di euro, versati ai fondi ad hoc istituiti dalla Bers”.

Sotto la protezione dello scudo di acciaio, a trent’anni dalla tragedia, potrà finalmente iniziare lo smantellamento del sarcofago e la gestione delle scorie rimaste. Un’altra buona notizia è che intorno alla centrale, nella “zona rossa” proibita all’uomo di circa 3.000 km2, due società cinesi vogliono costruire un impianto per la produzione di energia solare.

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