Un’altra Calabria è possibile

Stilo, Calabria
Stilo, Calabria

Colazione ai piedi dell’Aspromonte con vista sullo Stretto di Messina. Escursione nel gran canyon delle Valli Cupe. Cena al ristorante “Amal” di Caulonia per gustare piatti tipici calabresi contaminati da sapori africani. Risveglio negli altopiani della Sila, per iniziare una nuova camminata nella natura.

C’è questo e molto altro da scoprire nella Calabria dell’entroterra: montagne, colline, grotte, fiumi e cascate, che nell’insieme costituiscono oltre l’80% dell’intero territorio regionale. Una distesa enorme di bellezze, che oggi conosce una vera e propria rinascita, grazie all’impegno di tante piccole comunità che dicono no alla ‘ndrangheta in nome della legalità e del rispetto dell’ambiente.

Il viaggio parte dalla Locride, 42 comuni spalmati lungo il versante jonico della Calabria, di cui da qualche anno a questa parte si sente parlare non più solo per la presenza capillare delle ‘ndrine ma anche per la capacità di quanti, con coraggio e determinazione, ne stanno facendo emergere il volto migliore e più autentico. L’ostello “Locride” è uno dei simboli, concreti, di questo di riscatto. La struttura, confiscata alla ‘ndrangheta nel 2005, dopo una prima gara per l’assegnazione andata deserta per paura di possibili ritorsioni, è stata presa in gestione da Goel. Il consorzio dà lavoro a duecento persone, è attivo a 360 gradi nel sociale con un occhio di riguardo per bambini e adolescenti cresciuti in contesti difficili e per i migranti, considerati una risorsa da integrare per arginare il graduale spopolamento dei territori.

«Dieci giorni dopo avere preso in gestione l’ostello – racconta il presidente di Goel, Vincenzo Linarello – abbiamo subito un atto intimidatorio con danni per circa 20.000 euro. Ma siamo decisi ad andare avanti. Il nostro sarà un eco-ostello: dalla biancheria prodotta con i tessuti biologici del nostro marchio etico “Cangiari” (il cui significato in dialetto calabrese è “cambiare”, ndr) alle colazioni a base di alimenti bio, fino al riscaldamento dell’acqua ottenuto con i pannelli solari».

L’ostello è lo snodo centrale degli itinerari del turismo responsabile proposti da “Viaggi del Goel”, il tour operator del consorzio. L’offerta è variegata: si possono visitare paesini come Stilo, la cui storia millenaria risale al periodo della Magna Grecia; farsi trasportare da un mulo nel borgo fantasma di Pentedattilo, come fece nella primavera del 1930 l’incisore olandese Maurits Cornelis Escher; avventurarsi nel Parco nazionale dell’Aspromonte; raggiungere la cima di Pietra Cappa, il monolite più alto d’Europa; assaporare pietanze locali come il famoso stoccafisso di Mammola o quelle preparate nell’azienda agricola biologica “A Lanterna”, situata a Monasterace, all’interno del parco archeologico dell’antica Kaulon; conoscere le tradizioni locali, dall’artigianato al culto religioso. «A chi viene a trovarci offriamo un soggiorno “coerente” – prosegue Linarello – perché le strutture ricettive, i ristoranti e i servizi sono gestiti da persone che hanno fatto una scelta chiara, contro la ‘ndrangheta e a favore del cambiamento. Crediamo che sia questo l’unico modello di sviluppo turistico sostenibile per la nostra terra».

La materia prima, d’altronde, alla Calabria non manca. A latitare, semmai, sono le istituzioni, che spesso non investono sulla tutela di queste risorse naturali come dovrebbero. Il caso della Riserva regionale naturale delle Valli Cupe di Sersale, in provincia di Catanzaro, nella Sila piccola, definite “il segreto meglio custodito d’Europa” dal naturalista belga John Bouquet, è emblematico. Si tratta di un’area bellissima, attraversata da uno dei canyon più grandi d’Europa (dodici chilometri), dalle famose Gole del Crocchio, da alberi secolari e rarità botaniche, da cascate e ruscelli limpidissimi, dove è possibile immergersi durante la stagione estiva. Al suo interno si possono effettuare visite guidate, escursioni a cavallo o a dorso d’asino e jeep tour. È grazie alla passione di persone come il direttore della Riserva, Carmine Lupia, che oggi le Valli Cupe sono una delle principali attrazioni per chi cerca in Calabria percorsi turistici a contatto con la natura.

Da questa stessa passione nel 2012 è nato “Cammina Sila”. Frutto di un’iniziativa di Legambiente, il progetto è portato avanti da un gruppo di guide che solo nel 2016 ha accompagnato più di tremila persone negli altopiani silani. Le sue proposte sono tagliate su misura per gli amanti della montagna di ogni età e ogni livello di preparazione: trekking, uscite in canoa, corse in mountain bike, sci di fondo, visite alla scoperta delle fioriture. Escursioni sono organizzate appositamente anche per i diversamente abili. «Per troppi anni la montagna calabrese è stata accantonata dalle grandi iniziative di promozione turistica – racconta Antonello Martino, presidente dell’associazione “Cammina Sila” – Eppure le richieste che riceviamo sono in costante aumento. Per garantire margini di sviluppo alla nostra regione l’unica infrastruttura di cui abbiamo bisogno è la natura».

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