Un’agenda verde per l’Italia

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La legge sugli ecoreati, quella che lo scorso anno ha introdotto nel codice penale il titolo VI bis dedicato ai delitti ambientali, comincia a dare i suoi frutti. I numeri dei reati contestati e dei conseguenti sequestri e denunce dimostrano che l’impianto legislativo entrato in vigore il 29 maggio ha aperto una stagione di contrasto delle ecomafie, grazie a nuovi delitti da contestare come l’inquinamento e il disastro ambientale, con limiti di pena adeguati, tecniche investigative efficaci e tempi di prescrizione raddoppiati. Dei risultati ottenuti grazie alla nuova legge e dei provvedimenti ancora da approvare in questa legislatura si è parlato a Roma in un incontro promosso da Legambiente, cui hanno partecipato i parlamentari Pd Marina Sereni, Chiara Braga, Alessandro Bratti, Massimo Caleo, Donatella Ferranti, Ermete Realacci e Stefano Vaccari, gli esponenti del M5S Luigi Di Maio, Salvatore Micillo, Vilma Moronese, Paola Nugnes e Stefano Vignaroli, le rappresentanti di Sel-Si Loredana De Petris e Serena Pellegrino, il direttore generale Affari penali del ministero della Giustizia Raffaele Piccirillo.

“Questi primi mesi di applicazione della legge, fortemente voluta dalla nostra associazione, stanno dimostrando l’efficacia del nuovo sistema sanzionatorio – commenta Stefano Ciafani, direttore di Legambiente – Ma per rendere più efficace il contrasto agli ecocriminali è fondamentale attivare una grande opera di formazione per tutti gli attori della repressione dei reati ambientali, a partire da magistrati e forze dell’ordine, procedere alla costituzione di una polizia ambientale e approvare una norma per rendere più snelle le procedure per abbattere gli abusi edilizi. Va fermato il ddl Falanga, approvato dal Senato e ora in discussione nella commissione Giustizia della Camera, perché fermerebbe gli abbattimenti messi in campo dalle procure sul territorio nazionale”.

La legge sugli ecoreati ha fornito uno strumento operativo alle forze dell’ordine e all’autorità giudiziaria, che prima per fermare gli ecocriminali dovevano ricorrere ad articoli e commi previsti per tutt’altro. Oltre all’inquinamento e al disastro ambientale, la legge prevede altri quattro delitti (morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, impedimento al controllo e omessa bonifica), una serie di aggravanti (fra cui quelle contro l’ecomafia o i pubblici funzionari corrotti), misure come la confisca dei beni e sanzioni contro la responsabilità giuridica delle imprese.

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Grazie alla collaborazione del Corpo forestale dello Stato, del comando tutela ambiente dei Carabinieri, della Guardia di finanza e delle Capitanerie di porto, Legambiente ha raccolto i dati relativi all’applicazione delle legge nel periodo che va dal 29 maggio 2015 al 31 gennaio 2016. A fronte di 4.718 controlli effettuati, sono stati contestati 947 reati e violazioni amministrative, con 1.185 persone denunciate e il sequestro di 229 beni per un valore di circa 24 milioni. Le prescrizioni – previste per reati minori che non hanno arrecato danno all’ambiente, con un meccanismo d’estinzione della pena che prevede la messa in regola dell’attività in tempi prestabiliti e il pagamento di sanzioni – hanno riguardato 774 reati contravvenzionali con la denuncia di 948 persone e 177 sequestri per un valore di 13,2 milioni. Significativo, vista la complessità delle indagini e la brevità del periodo considerato, è il dato relativo ai casi di applicazione del delitto di inquinamento ambientale: 118, con la denuncia di 156 persone e 50 sequestri per un valore di 10,6 milioni. Da sottolineare anche le 30 contestazioni di disastro ambientale, gli 11 casi di impedimento al controllo, i 12 di delitti colposi e le 2 ipotesi di delitto di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale. La regione dove si è concentrato il più alto numero di contestazioni della legge è il Lazio (134), seguita da Campania (95) e Toscana (73). Il maggior numero di sequestri è stato invece riscontrato in Puglia (28), poi in Calabria (25) e ancora Toscana (22).

“Il 2016 è un anno strategico per l’attività legislativa in campo ambientale – spiega la presidente di Legambiente, Rossella Muroni – C’è la possibilità di licenziare provvedimenti coi quali dare gambe alle idee di sviluppo sostenibile e di economia legale. La riforma delle agenzie regionali di protezione ambientale, che arriverà in Senato nelle prossime settimane, darebbe un grande contributo al miglioramento dei controlli sul territorio nazionale. La legge sul consumo di suolo contribuirebbe ad avviare una nuova filiera economica basata sulla riqualificazione dell’esistente in chiave innovativa e sostenibile. Dalla riforma della legge 394, invece, ci aspettiamo che consenta ai Parchi e alle Aree protette di veder riconosciuti il valore e il ruolo che hanno avuto in questi 25 anni, per la conservazione ambientale ma anche per le ricadute positive in termini economici e occupazionali nelle comunità coinvolte”.

Sono otto le proposte di Legambiente per rendere più incisiva l’azione di prevenzione e contrasto dell’illegalità ambientale. Un pacchetto di provvedimenti, attuabile in questa legislatura, che consentirebbe di rafforzare il quadro normativo a sostegno della riconversione ecologica del nostro paese:

1) Formare sulla nuova legge tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali

2) Definire linee guida per garantire un’applicazione uniforme della parte delle legge sui reati minori che non rientrano fra i delitti ambientali

3) Istituire un fondo nazionale presso il ministero dell’Ambiente dove far confluire le sanzioni per i reati minori da utilizzare solo per bonificare i siti orfani sul modello del Superfund statunitense

4) Potenziare le attività d’indagine contro gli ecoreati attraverso un corpo di polizia ambientale specializzato

5) Approvare il progetto di legge sul sistema delle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente

6) Approvare una legge per fermare il consumo di suolo e definire nuove regole per procedere in modo più spedito all’abbattimento degli ecomostri e delle costruzioni abusive

7) Calendarizzare la discussione del testo sulle agromafie

8) Lavorare per la definizione dei delitti contro gli animali

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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