strada

Una strada sbagliata

di Alfredo Giordani *

Il tema della mobilità nei centri urbani e quello della tutela degli utenti della strada si possono considerare facce della stessa medaglia, trattando il primo di gestione e funzionalità degli spazi comuni per gli spostamenti e l’altro della sicurezza per gli utenti di questi spazi. Purtroppo però, più che di medaglia di cui fregiarsi, le istituzioni dovrebbero prendere atto del fallimento pressoché totale su entrambi i fronti: traffico caotico, strade invivibili e troppo spesso mortali costituiscono la realtà che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi e a cui molti di noi si sono rassegnati, in una sorta di anomala e paradossale accettazione e assuefazione alle modalità di spostamento più dannose, inquinanti, insostenibili, pericolose e meno efficienti ed economiche.

Parlando di sicurezza stradale, nello specifico, assistiamo da sempre a politiche superficiali e approssimative, frutto di improvvisazione e incompetenza. Il calo delle vittime della strada dai primi anni duemila ad oggi – drammatico e significativo momento, questo, in cui si verifica l’inversione di tendenza – era dovuto principalmente alla progressiva blindatura dell’abitacolo dell’autoveicolo e alla diminuzione di spostamenti dovuti alla crisi economica. Fra le rare attività istituzionali appropriate ed efficaci emergeva l’introduzione, nel 2007, del sistema Tutor sulle autostrade, con ottimi risultati. Fra l’altro non si capisce perché tale soluzione non sia stata adeguatamente applicata anche a livello urbano. Anche questo è sintomatico di come non sia mai esistita una visione organica e funzionale del fenomeno sicurezza stradale, provando di volta in volta ad attuare soluzioni secondarie, estemporanee e disarticolate, che dessero magari visibilità a chi le intraprendeva ma facendo bene attenzione a non entrare in contrasto con interessi privati più o meno grandi, seppure ce ne fosse estremo bisogno.

La tutela degli utenti della strada, intesa come “disciplina” o “teoria” ha avuto storicamente come base i tre punti cardine uomo, automobile e struttura. In pratica, l’obiettivo era far conoscere le norme principali del codice della strada ai conducenti, evitando soprattutto che guidassero drogati e ubriachi, avere automobili con tutti i dispositivi funzionanti e con le migliori caratteristiche tecniche per correre (!) su strade larghe, comode, ben asfaltate e illuminate, magari con tonnellate di acciaio sotto forma di guard rail fra le carreggiate per prevenire impatti frontali.

Rete #Vivinstrada nasce dalla profonda e attenta analisi delle dinamiche, soprattutto umane, che regolano la strage stradale con la conseguente costruzione di una nuova teoria della sicurezza stradale, che ha come obiettivo rivedere radicalmente le tradizionali concezioni che si sono dimostrate fallimentari e con esiti di gravità paragonabili a quelle di un olocausto in quanto a numero di morti e feriti. Non trascurabili neanche gli effetti nefasti di questo fenomeno sull’economia nazionale, quantificabili ogni anno in una quota di circa il 2% del Pil nazionale. Dunque cifre enormi unite a costi umani e sociali inestimabili. È quindi necessario e urgente passare a una nuova concezione di sicurezza stradale rimodulando gli obiettivi prioritari e fissandoli in: cultura della strada, moderazione del traffico e riduzione del traffico.

L’uomo e la sua inclinazione naturale all’errore restano ancora al centro della scena ma superando il nozionismo delle regole per allargare l’orizzonte alla consapevolezza di come vivere e convivere civilmente sugli spazi comuni stradali, ricostruendo un senso diffuso di responsabilità ed esplorando le dinamiche cognitive comportamentali che regolano la percezione dei pericoli e gli atteggiamenti sulle strade. La necessaria moderazione del traffico si consegue attraverso l’idoneo impiego di risorse umane, tecnologiche e strutturali in combinazione razionale ed efficace. La riduzione del traffico è anch’essa fondamentale perché il mezzo privato rimane sempre lo strumento che più facilmente si trasforma in arma letale e quindi risulta quanto mai opportuno incentivare tutte le modalità di spostamento alternative, riconsegnando alla bellezza dei nostri centri urbani la loro funzione di aggregazione sociale, piuttosto che quella di alienante luogo di passaggio o parcheggio per autovetture.

Le altre soluzioni tradizionali non sono da abbandonare. Dispositivi di sicurezza attiva e passiva di bordo, condizione delle strade, contrasto ad alcol e droghe, inasprimento delle pene e tutto il resto vanno però considerati strumenti complementari, ovvero utili se e solo se sono impiegati successivamente o in combinazione con gli interventi primari succitati. Arrivando dunque al reato di omicidio stradale non possiamo che notare come esso giunga in una situazione assolutamente carente di soluzioni prioritarie. La cultura della condivisione pacifica della strada è totalmente assente, la violenza della velocità impera su ogni strada e la massa di auto che ingombra e intasa le città porta ad accrescere stress e frustrazione che i conducenti sfogano spesso in aggressività e guida spericolata. Abbiamo portato in cantiere il necessario per il tetto, gli infissi e i pavimenti quando ancora non abbiamo cominciato neanche gli scavi per le fondamenta.

* Rete #Vivinstrada
https://blogvivinstrada.wordpress.com/

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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