Una legge di civiltà

Con 336 voti a favore, nessuno contrario e 25 astenuti (i deputati di Forza Italia e Lega), ieri la Camera ha dato il definitivo via libera al ddl sul caporalato, per contrastare i fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e per il “riallineamento retributivo” nel settore agricolo. “Oggi è una grande giornata per il lavoro, per la tutela dei diritti e delle persone più deboli: si è realizzato un obiettivo che da sempre caratterizza le battaglie della Sinistra, quello per la dignità dei lavoratori e delle persone che esposte alle forme più odiose di sfruttamento”. Così ha commentato la legge il ministro della Giustizia Andrea Orlando, presente in aula al momento del voto insieme ai ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente, Martina e Galletti.

La Camera ha impiegato appena due giorni in aula per varare il disegno di legge, senza apportare nessuna modifica rispetto al testo licenziato dal Senato la scorsa estate. Fra le novità più rilevanti introdotte dal ddl, la nuova configurazione del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con la responsabilità diretta del datore di lavoro; la semplificazione delle circostanze in presenza delle quali si realizza lo sfruttamento; la possibilità di commissariamento dell’azienda. Con l’approvazione delle nuove norme sarà considerato “caporale” chi recluta manodopera per impiegarla presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, a prescindere dal ricorso a comportamenti violenti, minacciosi o intimidatori. Colpiti anche i datori di lavoro che utilizzino operai chiamati con questa procedura illecita, sia direttamente che attraverso il ricorso a mediatori. La pena prevista per entrambe le ipotesi è la reclusione da uno a sei anni e una multa da 500 a 1.000 euro per ogni lavoratore. Nel caso in cui il reclutamento avvenga con violenza o minaccia, la reclusione va dai 5 agli 8 anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. La legge prevede inoltre l’arresto in flagranza di reato.

Per la prima volta si decide poi di estendere le finalità del Fondo anti tratta anche alle vittime del delitto di caporalato, questo perché le situazioni delle vittime del caporalato e di quelle della tratta sono ritenute simili dal legislatore e spesso le stesse persone sfruttate nei lavori agricoli sono reclutate usando i mezzi illeciti tipici della tratta di esseri umani. Vengono infine rideterminate e integrate le circostanze, i cosiddetti indici, in presenza delle quali si verifica lo sfruttamento: pagamento di retribuzioni palesemente difformi da quanto previsto dai contratti collettivi territoriali, che come quelli nazionali sono tali se stipulati dai sindacati nazionali più rappresentativi. Inoltre le violazioni in materia di retribuzioni e quelle relative a orario di lavoro, riposi, aspettative e ferie devono essere reiterate e riguardare anche i periodi di riposo, oltre al riposo settimanale.

Esprime soddisfazione anche Legambiente per bocca della sua presidente Rossella Muroni. “È una legge attesa da anni, che finalmente restituisce dignità ai lavoratori e alle lavoratrici dei campi. Una legge per la quale si sono battute molte associazioni, fra cui noi, nell’ambito della rete Coltiviamo diritti. Con l’approvazione definitiva del ddl – continua Muroni – il settore agroalimentare si è finalmente dotato di un nuovo quadro di regole che rigetta qualunque infiltrazione dell’illegalità e forme di sfruttamento e caporalato. È una legge che evidenzia come non ci può essere qualità alimentare senza una qualità sociale. Ora bisogna vigilare perché la legge sia realmente applicata, con le attività di controllo e di prevenzione”.

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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