Obiettivi del millennio

Una bussola verso gli obiettivi universali

Finalmente i temi dello sviluppo sostenibile sono stati esplorati a fondo nelle loro interdipendenze, che rendono impossibile affrontare separatamente fame e povertà, educazione e salute, transizione energetica verso le rinnovabili, diseguaglianze economiche tra le nazioni ed all’interno di esse. Viene ad essi offerta una risposta unitaria e globale di trasformazione su tutti i piani, approvata a settembre, con ben 169 target, spesso quantificati, con date e, tendenzialmente, mobilitazione di risorse finanziarie, tecnologiche ed umane. Se ne è discusso lo scorso 18 ottobre a Budapest durante “Delivering the Sustainable Development Goals in a changing climate”, un confronto fra accademia, ong e alcuni dei protagonisti del percorso tecnico-diplomatico che ha portato all’adozione degli Obiettivi, al quale chi scrive è stato invitato: «Non sono obiettivi per fare campagne, ma per governare: le organizzazioni ambientaliste e sociali troveranno un po’ generici i target e qualcuno potrà criticarne il loro largo numero e copertura tematica, assai più ampia degli Obiettivi del Millennio. Invece credo sia stato giusto andare a smuovere le competenze di tutti i ministeri” ha detto Leida Rijnhout dell’European Environmental Bureau, che ha fatto da “ufficiale di collegamento” tra le Nazioni Unite e le Organizzazioni non governative».

Alcuni grandi diritti universali, da garantire in ogni nazione: copertura sanitaria, accesso all’energia da fonte rinnovabile, piena occupazione di buona qualità, eguaglianza salariale tra uomini e donne, spazi pubblici e verdi sicuri, accessibili e inclusivi. E poi gli impegni quantificati, come ad esempio: dimezzamento di morti e infortuni dovuti agli incidenti stradali, sprechi alimentari; raddoppio del tasso d’incremento dell’efficienza energetica, della quota dei paesi più poveri nel commercio internazionale totale.

A sostenerli, alcuni strumenti chiave: una migliore regolazione dei mercati finanziari, politiche fiscali, salariali e di protezione sociale, la lotta alla corruzione, processi decisionali inclusivi, partecipativi e rappresentativi a tutti i livelli, compreso il livello locale ed urbano. Il tutto con l’urgenza data dalla consapevolezza che “possiamo essere la prima generazione a eliminare la povertà ma anche l’ultima ad avere la possibilità di salvare il pianeta” tra cambiamenti climatici e collasso della biodiversità.

«Per superare le difficoltà incontrate in tentativi di policy globale precedenti – ha detto il professor Tibor Faragó – sarà decisivo che i Paesi sviluppati prestino nuova centralità a quello che avviene a livello Onu, interpretando proattivamente gli impegni e in modo non retorico». Ágnes Zólyomi, segretaria generale di CEEweb for Biodiversity, rete di ONG ambientaliste di oltre 20 Paesi e organizzatore dell’evento, ha sottolineato dal canto suo la necessità di lavorare in modo transnazionale e sinergico.

Ma allora cosa dovrebbero fare i governi? In primavera saranno approvati gli indicatori statistici per valutare lo stato di partenza e i progressi dei singoli paesi, in autunno sarebbe quanto mai importante che ogni Paese facesse una valutazione di dove si trova, verificando quali target siano già stati raggiunti (e magari i casi di successo da offrire agli altri) e dove centrarne di nuovi (sia internamente che tramite collaborazioni internazionali). E i cittadini? Gli obiettivi raggiungibili con la mobilitazione dell’economia civile e le azioni per città sostenibili, resilienti, sicure ed inclusive sono particolarmente interessanti per l’azione dal basso, che sappia agire localmente per raggiungere (e magari superare) quello che è stato concordato globalmente.

Economista e consulente internazionale, ha insegnato Macroeconomia all’Università Economica di Cracovia, nonché altre discipline, pubblicando “How macroeconomics is changing thanks to computer” (2000). Nel 2001 ha fondato l’Economics Web Institute, un centro di ricerca alle frontiere dell’economia, dove coordina e formula analisi, modelli di simulazione, politiche innovative. E' membro del Balaton Group. Info: http://www.climalteranti.it/info/valentino-piana
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