“Un uomo straordinariamente normale”

Angelo Vassallo, giugno 2010
Angelo Vassallo, giugno 2010

Le porte dell’autunno non si sono ancora socchiuse quando, il 5 settembre 2010, nove colpi esplosi dalla calibro 9 di un sicario strappano al Comune di Pollica, in pieno Cilento, il cinquantasettenne sindaco Angelo Vassallo. Un omicidio di probabile matrice camorrista, che colpisce al cuore la comunità guidata da un uomo dipinto da tutti come difensore della legalità. Nemico del business sfrenato del cemento, rappresentava quell’antimafia dei fatti contro cui i clan, abituati ad attraversare indenni quella delle parole, si trovavano a scontrarsi. Lavorava per rendere la piccola Pollica, poco più di duemila anime, un polo turistico e sostenibile. Ma il suo messaggio, “Andare avanti tornando indietro”, non è andato perduto. Lo ha raccolto e rilanciato Stefano Pisani, suo vice in quella funesta legislatura finita nel sangue. Oggi è lui a indossare la fascia tricolore, vessillo di una comunità che oppone al malaffare la coesione sociale, che si condensa in un messaggio deciso e sfrontato: qui non vincerete.

Sergio Castellitto, che interpreterà il sindaco pescatore in un film per la tv, ha definito Angelo Vassallo un “visionario”. Lei che aggettivo utilizzerebbe per descriverlo?
Credo di poterlo definire un visionario “normale”. Molti ritengono che Angelo avesse grandi intuizioni, ma il suo era un disegno strategico chiaro e lineare, da uomo straordinariamente normale con la capacità di interpretare le necessità presenti e future della cittadinanza.

Cosa ricorda di quella notte, come ha vissuto i giorni seguenti e come ha risposto la comunità?
Venivamo da un’estate piuttosto faticosa. Stavamo per prepararci alla tornata elettorale, perché il mandato andava chiudendosi. Ricordo che intorno alle 21 ho incontrato il sindaco davanti all’enoteca della figlia. Abbiamo scambiato qualche parere su come gestire le elezioni e la realizzazione del programma. Poi, alle due e mezza di notte, sono stato svegliato da una telefonata: “Hanno sparato ad Angelo”. Sono corso sul posto, c’era già molta gente. Sono state sensazioni molto brutte.

Cinque anni dopo che cosa rimane nella memoria dei pollichesi e in che modo la sua amministrazione porta avanti quelle istanze?
Non so se tutti si sono resi conto che Angelo non c’era più. Quando subisci un forte shock serve tempo per elaborarlo. Abbiamo continuato a lavorare come se lui fosse ancora tra noi, cercando di ricordare la sua figura portando avanti il programma con cui avevamo vinto le elezioni, contribuendo alla realizzazione dell’opera che avevamo iniziato insieme. Ma oltre alla sua figura di amministratore, resta nel ricordo dei pollichesi quella dell’uomo che cammina sorridente per la via del paese con il telefonino in mano.

Che cos’era Pollica prima di Angelo Vassallo e come è cambiata?
Il nostro era un normale paesino del Cilento, come ce ne sono tanti. Oggi è un borgo di eccellenza turistica che ha davanti a sé ancora un lungo percorso. Resta da portare a compimento il lavoro più difficile, perché non si tratta più di costruire strade o fognature: bisogna evolvere il pensiero, la cultura, gli aspetti immateriali della comunità. Dobbiamo convincere le persone che sia possibile rimanere a Pollica. Soprattutto la nuova generazione.

Cosa significa oggi governare al Sud dal suo punto di vista?
Trovo sia molto bello. Dal balcone del mio ufficio vedo la bellezza ogni giorno, perciò credo sia piuttosto facile ricavarne degli stimoli. L’importante è capire che il territorio è un sistema che si autoalimenta, non condivido le proposte di reindustrializzare il Mezzogiorno. Possiamo diventare il centro del Mediterraneo valorizzando quello che abbiamo: l’agricoltura, l’ambiente e il turismo. Dobbiamo diventare, agli occhi di tutti, un luogo accogliente dove ciascuno possa sbarcare in cerca di futuro.

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