Un Parco verso il futuro

maremmaIl Parco regionale della Maremma riparte da Lucia Venturi. Con La Nuova Ecologia traccia un bilancio del suo primo mandato e indica il percorso da fare nei prossimi cinque anni, fra conservazione della natura e sviluppo sostenibile.

Qual è il bilancio del suo primo mandato?
È positivo, innanzitutto in termini di esperienza e crescita personale ma anche per i risultati ottenuti dal Parco. Sono stati anni di lavoro intenso che hanno portato alla definizione del nostro marchio collettivo di qualità: l’area protetta potrà rilasciarlo alle aziende, ai servizi, agli agriturismi e a tutte le realtà che a vario titolo svolgono attività nel Parco. L’abbiamo già depositato alla Camera di commercio, ci auguriamo tante adesioni.

In questi anni avete fatto anche interventi nel territorio?

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Lucia Venturi, presidente del Parco regionale della Maremma

Sì, sono stati aperti nuovi sentieri e nuovi itinerari, non a caso il Parco ha ricevuto riconoscimenti importanti fra cui l’Oscar dell’ecoturismo di Legambiente. Inoltre abbiamo mantenuto il diploma europeo e avviato il percorso della Carta europea del turismo sostenibile. Abbiamo anche realizzato un importante intervento per frenare l’erosione costiera. Questo ha avuto ripercussioni positive nella piana interna dove prima c’era ingressione marina.

Un lavoro premiato dai turisti.
Già, il numero delle presenze turistiche è in ascesa. Dopo una battuta d’arresto negli passati, il turismo sta crescendo proprio grazie agli interventi di cui abbiamo appena parlato. Nei prossimi cinque anni bisogna consolidare e aumentare il numero delle presenze turistiche per lavorare sempre più in equilibrio fra la conservazione e lo sviluppo sostenibile del territorio e della comunità locale.

Veniamo appunto ai prossimi cinque anni. Quale ruolo immagina per il Parco del futuro?
Deve sempre più svolgere un lavoro di traino per il resto dei territori. L’impulso positivo, per la conservazione e lo sviluppo sostenibile, dovrà avere effetti positivi anche oltre il perimetro dell’area protetta che deve diventare il punto di eccellenza di tutto il territorio maremmano: un territorio che ha scelto la sostenibilità nel turismo, nell’agricoltura e nelle altre attività economiche.

Per farlo potrete utilizzare nuovi strumenti?
La riforma della 394, la legge nazionale sui Parchi, dice che non ci saranno più due livelli organizzativi: il piano del Parco, scritto dall’ente, e quello socioeconomico, redatto invece dalla comunità del parco. La riforma supera questa divisione attraverso il piano integrato del Parco, che comprende gli aspetti di pianificazione e quelli strutturali ma anche gli elementi di sviluppo socioeconomico. La Regione Toscana ha anticipato i tempi con la riforma della legge regionale in materia e quello della Maremma aprirà un percorso sperimentale in tal senso dotandosi del piano integrato. Uno strumento figlio di una visione più attuale del ruolo dei Parchi. È insomma un riconoscimento del ruolo delle aree protette, che non è solo conservazione sic et simpliciter ma di pianificazione dello sviluppo sostenibile.

Come trovare la giusta comunione d’intenti per pianificare il futuro?
Dobbiamo coinvolgere di più la comunità, aumentando i momenti di ascolto. Direi che un importante obiettivo per il futuro è proprio quello di avere una gestione che favorisca la partecipazione del territorio e dei suoi attori alle attività del Parco.

Giornalista ambientale, per La Nuova Ecologia cura le sezioni inchiesta e storie. Per il canale video LanuovaecologiaTV realizza dirette streaming, video interviste e il montaggio di video servizi. Contatti: loiacono@lanuovaecologia.it @francloia
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