Un nuovo inizio

b corpAbbiamo scelto, per il primo numero del 2017 de La Nuova Ecologia, di raccontare una nuova frontiera dell’economia di mercato, nata negli Stati uniti ma che sta trovando terreno fertile nel nostro Paese. È quella delle benefit corporation o, come recitano le norme introdotte in Italia nel 2016, delle società benefit. Dove il profitto si salda con la generazione di benefici comuni: dal benessere e dai diritti di chi ci lavora alla qualità dell’ambiente, fino alla crescita della comunità in cui l’azienda opera e produce.

Non è un caso che proprio l’Italia sia l’unico paese in Europa e il secondo al mondo, dopo gli Usa, ad avere una legge che regola questa nuova modalità di fare impresa. Il cambiamento, per essere autentico, deve avere radici. E nella nostra cultura economica queste radici sono profonde, come spiega Stefano Zamagni nell’intervista concessa al nostro mensile. Risalgono alla seconda metà del Settecento, con le “Lezioni di Economia civile” di Antonio Genovesi, abate, salernitano di origine, docente nella prima facoltà universitaria di economia del mondo, a Napoli. Felicità pubblica, virtù civiche, bene comune, il mercato come luogo della cooperazione e, soprattutto, un’umanità diversa da quella fondata sulle regole feroci del capitalismo. Una scuola di pensiero che ha attraversato la nostra economia di mercato, grazie alla nascita del movimento cooperativistico e a figure di imprenditori straordinari, a cominciare da Adriano Olivetti.

Oggi l’Italia è il paese in cui le “b corp” stanno crescendo più velocemente. Un trend che ha fatto guadagnare a Nativa, prima b corp italiana, il premio come migliore esperienza del mondo nel 2016. Ad assegnarlo è stata l’organizzazione non governativa B Lab, promossa da Bart Houlahan insieme ad altri due manager, Jay Coen Gilbert e Andrew Kassoy. B Lab ha messo a punto il sistema di certificazione, a cui si accede gratuitamente, attraverso il quale ogni impresa può verificare se e quanto genera valore ambientale e sociale, invece di distruggerlo per accumulare profitti.

Non è l’unico standard disponibile e le norme introdotte in Italia lasciano ampio margine di scelta alle imprese che intendono modificare lo statuto, per iscriversi alle Camere di commercio come società benefit. Hanno comunque l’obbligo di dimostrare che generano “benefici pubblici” e sono sottoposte alla vigilanza dell’Antitrust. Un’opportunità in più con cui il mondo imprenditoriale italiano può dimostrare di condividere davvero preoccupazioni e risposte con chi, da cittadino e consumatore, è impegnato a costruire un mondo diverso e migliore.

In una stagione di scarsa fiducia nei confronti di chi ha responsabilità politiche, forse possono arrivare proprio dai protagonisti dell’economia segnali credibili di speranza. È l’augurio che ci facciamo perché il 2017 appena cominciato possa essere quello di un nuovo inizio. Buon anno, di cuore, a tutte le lettrici e i lettori de La Nuova Ecologia.

 

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