Umbria in allarme

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Traffico illecito di rifiuti e avvelenamento colposo di acque, illeciti nello smaltimento dei rifiuti industriali, mercurio nelle acque fl uviali, ceneri di una centrale a carbone usate per interrare rifi uti. È un Umbria che non ti aspetti quella che sta emergendo dalle analisi dell’Arpa e dalle recenti indagini della magistratura, della Direzione distrettuale antimafia, dei Noe e della Forestale. «Il quadro è desolante e si scontra con l’idea di una regione verde e virtuosa. È come se il territorio umbro così di pregio sia stato svenduto», commenta Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria.

RIFIUTI IN TILT
Dodici persone sono indagate nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia per traffico illecito di rifiuti e avvelenamento colposo di acque, per otto di loro c’è anche l’accusa di associazione a delinquere. Fra questi manager e tecnici di Gesenu, l’azienda a capitale pubblico-privato che gestisce i rifiuti a Perugia e in altri quattro comuni, e di Tsa, altra azienda pubblico-privato che gestisce rifiuti nell’area del Trasimeno. L’inchiesta ha anche portato all’interdittiva antimafia della prefettura di Perugia alla Gesenu e ha meritato l’attenzione della commissione bicamerale sul Ciclo illecito dei rifiuti. Gli illeciti, secondo gli inquirenti, sarebbero stati commessi nelle discariche di Pietramelina e in quella di Borgo Giglione. «Questa notizia di cronaca ha scoperchiato la realtà della raccolta dei rifi uti fatta di mala gestione delle discariche e degli impianti di trattamento meccanico e biologico – riprende Alessandra Paciotto – Sembra quasi che l’impiantistica sia stata ottimizzata a massimizzare gli scarti piuttosto che il recupero di materia. Lo smaltimento in discarica è rimasto centrale, tanto che queste sono piene e per alcune si prevedono ampliamenti, il tutto poi è condito da un sistema di illegalità che riguarda una classe di politici, professionisti e imprenditori interessati al ciclo dei rifiuti. Questa inchiesta dunque mette in luce le ineffi cienze del sistema dei rifiuti umbro, puntualmente denunciate negli anni da associazioni ambientaliste e comitati di cittadini. Ecco perché quest’anno Legambiente ha deciso di non conferire a nessun Comune umbro il premio Comuni ricicloni». Toccato il fondo è il momento di risalire. L’Arpa negli ultimi mesi ha infatti controllato a tappeto tutti gli impianti e le discariche, ha incontrato i Comuni e le aziende e redatto le linee guida che la Regione ha fatto proprie per emanare la delibera 34/2016, che impone alle amministrazioni comunali tappe molto stringenti per rendere omogenea la raccolta su tutto il territorio, chiedere la differenziata spinta con raccolta porta a porta e arrivare presto alla tariffa puntuale. Ai Comuni che non si adegueranno la gestione dei rifi uti sarà sottratta e verrà commissariata dalla Regione.

CENERE E MERCURIO
Ad aprile l’inceneritore “Terni biomassa” della Tozzi holding, a Maratta, è finito sotto la lente dei carabinieri del Noe, dell’Arpa e della procura di Terni per irregolarità sul trattamento delle ceneri, sulle emissioni e sugli scarichi delle acque. Nella Val Nestore fra la fi ne degli anni ‘80 e i primi ‘90 le ceneri dell’ex centrale a lignite di Pietrafitta, insieme a quelle provenienti dalle centrali di La Spezia e Vado Ligure, sarebbero state invece usate per “tombare” i rifiuti della raccolta urbana dei rifiuti. «È una pratica sulla quale da pochi mesi la magistratura ha aperto un’indagine a carico di ignoti per disastro ambientale» spiega la presidente di Legambiente Umbria. E forse non è un caso se Asl e Arpa hanno trovato arsenico sopra la norma in tre pozzi e nella falda dove si trovano le ceneri. Ma anche vanadio, selenio e solfati, ferro e manganese oltre i limiti di legge. A maggio i sindaci di Orvieto, Allerano e Castel Viscardo hanno firmato un’ordinanza che istituisce il divieto di pesca per consumo alimentare su tutto il tratto del fiume Paglia che interessa i loro territori. Le acque del fiume, secondo studi condotti dal dipartimento provinciale di Siena di Arpat e dal dipartimento di Scienze della terra dell’università di Firenze, sono contaminate dal mercurio derivante dallo sfruttamento minerario del monte Amiata fra il 1860 e il 1980. La pesante eredità dell’attività estrattiva ammonterebbe a 60 tonnellate di mercurio nei sedimenti del Paglia e ogni anno 11 kg arrivano al mar Tirreno. “Il fiume Paglia – scrive in una relazione l’Arpa Umbria – ha un ruolo chiave nel trasporto del mercurio in quanto drena questa area mineraria e si riversa nel fi ume Tevere che, in virtù del contributo proveniente dal Paglia, può essere considerato uno dei maggiori contribuenti alla presenza di mercurio nel mar Mediterraneo”. La bonifica ad ora è stata avviata solo in parte e riguarda il sito minerario di Abbadia San Salvatore, tralasciando i sedimenti contaminati da mercurio depositati sulle rive del Paglia a valle di punti di confluenza con gli affluenti provenienti dall’area mineraria. «Insieme alle notizie negative c’è per fortuna anche quella positiva dell’Arpa che sta svolgendo un lavoro fondamentale, non solo di controllo del territorio ma anche di informazione e cultura fra i cittadini – conclude Alessandra Paciotto – Questo è il momento per correre ai ripari. Dobbiamo intervenire per sanare queste gravi situazioni e puntare sul valore ambientale dell’Umbria fatto di paesaggio, di storia, arte e cultura».

Giornalista ambientale, per La Nuova Ecologia cura le sezioni inchiesta e storie. Per il canale video LanuovaecologiaTV realizza dirette streaming, video interviste e il montaggio di video servizi. Contatti: loiacono@lanuovaecologia.it @francloia
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