Ombrina respira

No-alle-trivelle-grande-mobilitazione-in-AbruzzoFinalmente è arrivato il mea culpa del governo sulle trivellazioni in Adriatico. Con tre emendamenti alla Legge di stabilità, dichiara di voler riconoscere il limite di 12 miglia per le perforazioni lungo la costa abruzzese e molisana, dov’è stata prevista la realizzazione del progetto Ombrina mare da parte della società petrolifera Rockhopper Italia. Una grande vittoria: è la prima volta che Renzi fa marcia indietro e lo fa grazie a una battaglia che va avanti dal 2012, da quando l’esecutivo (allora guidato da Mario Monti) sanò le procedure autorizzative in corso per attività offshore di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare che insistessero nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa.

“Questo errore è stato corretto tardivamente, facendo salvi solo i titoli concessori già rilasciati – recita una nota di Fai, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring club italiano, No Triv e Wwf – Inoltre con i suoi emendamenti l’esecutivo ammette che queste attività non potevano essere considerate strategiche e quindi godere di quelle procedure accelerate che non consentono trasparenza nelle decisioni, partecipazione e informazione per i cittadini, né intese forti con le Regioni, com’era stato imposto dal governo nel 2014 col decreto ribattezzato ‘Sblocca Italia’. E ammette che era sbagliato prevedere che le concessioni trentennali per le trivellazioni potessero essere rinnovate anche per più decenni, costituendo non un diritto acquisito a termine ma una servitù senza limiti di tempo”.

La decisione del governo è arrivata dopo le numerose, e partecipate, proteste da parte dei movimenti e più in generale della società civile tutta, da Manfredonia a Pescara, da Termoli a Roma. «La mobilitazione di maggior peso è stata quella di Lanciano, dove lo scorso maggio eravamo in sessantamila per gridare il nostro “no” alle piattaforme petrolifere – dice Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo – Perché i danni ambientali sono permanenti, le fonti fossili una soluzione energetica che appartiene al passato. E oltre al danno la beffa: con le estrazioni del greggio si coprirebbe a fatica lo 0,2% del consumo annuale nazionale, percentuale che scende allo 0,001 per il  gas».

Un ruolo fondamentale l’hanno giocato le Regioni sottoscrivendo il 24 luglio il Manifesto di Termoli, col quale i vertici delle amministrazioni di Abruzzo, Basilicata, Molise, Puglia, Marche e Calabria hanno definito un indirizzo comune in difesa dell’ambiente marino a rischio trivellazioni, ricevendo l’approvazione della Conferenza delle Regioni e creando le condizioni sfociate nella richiesta referendaria sul famigerato art. 38 dello “Sblocca Italia” (quello che sancisce la strategicità, indifferibilità e urgenza delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi) e per ripristinare il limite di 12 miglia, eliminando le deroghe attualmente previste (art. 35 del decreto Sviluppo). È arrivata così una prima vittoria: il 26 novembre la Cassazione ha dichiarato l’ammissibilità dei quesiti referendari. Proprio in questo mese, il 13, la Consulta dovrà dire se gli emendamenti del governo rendono “inutile” o meno la consultazione popolare.

Bisogna sottolineare che a parere degli ambientalisti i nuovi commi alla legge di stabilità non accolgono in pieno quanto chiesto dalle Regioni perché prevedono la cancellazione del piano delle aree dove svolgere le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, non consentendo di fatto lo svolgimento della valutazione ambientale strategica (Vas) sul disegno complessivo di governo e petrolieri, rimandando all’esame caso per caso.
Insomma, mentre si attende che vengano definitivamente abbandonati i progetti in Adriatico, resta alta l’attenzione dei movimenti in difesa dei territori: «La lotta continuerà anche per i progetti collegati agli idrocarburi fuori le 12 miglia e in terraferma – ammonisce Giuseppe Di Marco –  Quello che chiediamo al governo è una strategia energetica che punti con decisione su sostenibilità ed economia circolare. Per mantenere gli impegni presi a Parigi e combattere il riscaldamento globale».

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