Trivelle, la Basilicata in prima linea per il Sì al referendum

trivelle greenpeace

Una regione che fa scuola sulle trivelle, e che si mobilita per il Sì al referendum del 17 aprile. È significativo che le associazioni lucane si mobilitano per il referendum del 17 aprile con cui si deciderà se cancellare o meno la norma della legge di stabilità che prevede la coltivazione di idrocarburi relativa a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine con durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Parallelamente al “Comitato del Sì” delle regioni promotrici capitanato proprio dal presidente del Consiglio regionale di Basilicata Piero Lacorazza, è nato quello lucano delle associazioni (Legambiente, Wwf, No Triv, Libera, ecc.), movimenti, singoli cittadini, che si è riunito a Potenza per la prima assemblea pubblica.

Nella regione con i più grandi giacimenti di petrolio non solo del Paese ma di tutta l’Europa occidentale e la cui avventura petrolifera prende le mosse già nella metà del secolo scorso, il referendum rappresenta l’occasione per invertire la marcia, lanciare un segnale importante all’Italia e all’Europa: il fossile è una scelta superata oltre che sbagliata. E chi più della Basilicata è “legittimata” a dirlo, se anni e anni di corsa all’oro nero – come emerso dall’incontro – non hanno portato a nulla di quanto promesso dalle grandi compagnie petrolifere.

«La Basilicata è la dimostrazione che il sistema petrolio non funziona, sia in termini occupazionali che di nuovi benefici sul territorio – spiega Valeria Temprone, direttrice di Legambiente Basilicata – Per questo al referendum, sebbene siamo chiamati a pronunciarci solo sul mare, dobbiamo votare “Sì”. Un futuro fossil free non solo è possibile, ma è già in atto. Anche in Basilicata, dove il 25,6% di energia prodotta viene da fonti rinnovabili a fronte del 40% italiano dove il settore ha prodotto 60.000 posti di lavoro».

referendum

Nella Val d’Agri, dove insiste il centro oli di Viggiano dell’Eni, che pure tante preoccupazioni suscita nei cittadini con le continue eccezionali fiammate, i numeri sull’occupazione sono talmente irrisori da non giustificare ulteriori compromessi che mettano a rischio le preziose risorse idriche, naturali, economiche e storiche del territorio. Un dato tale da spingere perfino la Cgil Basilicata a lanciare per prima l’appello a votare sì al referendum del 17 aprile.  Patrimonio culturale, biodiversità, produzioni tipiche, turismo ed energia pulita sono gli ingredienti della ricetta che il comitato delle associazioni lucane per il Sì offre alla Basilicata e all’intero Paese. Come in mare così in terra.

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