Trivellazioni, le associazioni rispondono a Galletti

Gian Luca GallettiContinua la linea dura del governo contro il referendum del 17 aprile sulle trivellazioni in mare. Dopo il rifiuto dell’Election day e l’invito del premier Matteo Renzi e del suo partito ad astenersi è la volta del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti: «Non ho deciso se andrò a votare. Sicuramente se lo farò voterò no» sono state le sue parole. Aggiungendo di voler discutere sul piano scientifico di trivellazioni e delle opportunità occupazionali che ne conseguono. «Accogliamo volentieri l’invito» è stata la puntuale risposta del Comitato nazionale “Vota sì per fermare le trivelle” che unisce moltissime organizzazioni sociali e produttive. A proposito del lavoro, visto che secondo Galletti la vittoria del “sì” comporterebbe la perdita di migliaia di posti di lavoro, il Comitato fa sapere: «Ricordiamo che si intende abrogare una norma che è stata introdotta dal governo l’1 gennaio di quest’anno con l’ultima Legge di Stabilità. Fino al 31 dicembre 2015 le concessioni avevano durata massima di 30 anni. Anche per questa ragione risulta incomprensibile come una vittoria del sì possa causare la perdita anche di un solo posto di lavoro». Il Referendum punta, infatti, ad abrogare la norma che permette alle concessioni finora rilasciate per l’estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa di non avere scadenze e di proseguire fino all’esaurimento dei giacimenti.

Il flash mob che ha dato il via alla campagna

Andrea Petrosino
Andrea Petrosino

Il ministro dell’Ambiente mette inoltre in dubbio la pericolosità delle trivellazioni affermando che non ci sono «dati scientifici che provano che le trivelle fanno male alla costa». È di tutt’altro parere il Comitato nazionale che invita a consultare il rapporto di Greenpeace Italia in cui per la prima volta vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi all’inquinamento generato da oltre trenta trivelle operanti nel mar Adriatico. «Le trivelle sono impianti inquinanti – recita il rapporto – Laddove esistono limiti di legge per la concentrazione di contaminanti, questi sono spesso superati dai sedimenti circostanti le trivelle. Analogamente, l’analisi della presenza di sostanze chimiche tossiche e pericolose per la salute nei tessuti dei mitili raccolti in prossimità delle piattaforme ha mostrato anch’essa evidenti criticità. In termini alimentari, usare quei mitili equivarrebbe a cucinare un sauté di idrocarburi cancerogeni e metalli pesanti tossici».

Poi, i cambiamenti climatici. Al riguardo le dichiarazioni di Galletti non lasciano adito a dubbi: «Abbiamo ancora un’economia che va con il petrolio, e se non lo estraiamo noi quel petrolio, dobbiamo comprarlo all’estero». Non c’è quindi l’interesse ad accelerare la corsa verso un futuro a energia rinnovabile che tuteli il nostro Pianeta. Replica il Comitato: «Ricordiamo al Ministro Galletti le sue parole e l’impegno preso alla Conferenza del Clima di Parigi di pochi mesi fa durante la quale asseriva la ferma determinazione collettiva di raccogliere la sfida che si aveva di fronte e avviare un processo serio di decarbonizzazione delle nostre economie. Chiediamo al Ministro Galletti come il Governo italiano intenda rispettare l’impegno preso di contenere l’aumento del clima di soli 2 gradi centigradi con l’incremento delle trivellazioni e di una strategia basata sulle fonti fossili».

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