Tribù in campo

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Un salto nel passato. Uno sguardo su culture antiche e lontane da noi. Non è solo sport, ma un insieme di usanze e tradizioni che in un mondo frenetico come il nostro rischiano di perdersi. Il 18 settembre 2015, a Palmas, si svolgerà la prima edizione dei Giochi mondiali indigeni, che vedrà protagonisti oltre duemila partecipanti appartenenti a gruppi etnici provenienti da tutto il mondo.Il Brasile, dopo i mondiali di calcio, ancora una volta è stato scelto come teatro ideale di nuove sfide sportive.

«Portare i Giochi Mondiali Indigeni in Brasile – ha spiegato Vicente Neto, Presidente di Embratur (Istituto brasiliano del turismo) – è l’occasione per mostrare tutta la sua diversità, valorizzare la ricchezza culturale dei popoli indigeni e promuovere altri segmenti del turismo come l’ecoturismo e il turismo d’avventura».  La città di Palmas, Capitale dello stato del Tocantins, aprirà le sue porte al mondo, mostrando una civiltà ben radicata e attenta alla sostenibilità, alle diversità culturali, alla qualità della vita e alla prosperità. Grazie al magnifico lago artificiale formato da una diga idroelettrica si può notare la fusione di ecologia e sostenibilità all’interno della capitale. Secondo gli esperti, è una delle migliori città brasiliane in cui vivere. E lo sanno bene i suoi 250 mila abitanti. Per la sua posizione strategica nel cuore del Brasile, può essere facilmente sfruttata per rilanciare l’economia e il turismo dello stato del Tocantins, noto soprattutto per la regione di Jalapão, un luogo dove la natura è quasi completamente incontaminata. 

La prima edizione dei Giochi dei popoli indigeni in Brasile, organizzata dal Comitato intertribale e scienza indigena, con il sostegno del governo federale, è stata organizzata nel 1996 a Goiania. Da allora si sono tenute 13 edizioni nazionali. Quella del 2015 sarà, però, la prima edizione mondiale dei Giochi.  Sono più di 20 i paesi stranieri che parteciperanno ai giochi: Canada, Usa, Messico, Guatemala, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Venezuela, Ecuador, Perù, Cile, Bolivia, Paraguay, Argentina, Guinea francese, Norvegia, Russia, Australia, Giappone, Cina e Filippine. Per il Brasile parteciperanno alla competizione 22 gruppi etnici. I Giochi si svolgeranno nell’arco di 13 giorni. Durante i primi tre, gli atleti seguiranno un programma di acclimatamento e di integrazione. I popoli indigeni, provenienti da tutto il mondo, si mescoleranno tra loro, per integrarsi alla comunità e alla città che li ospita. Tiro con l’arco, lancio del giavellotto, tiro alla fune, corsa (100 metri), canoa tradizionale, lotta, calcio, xikunahati (calcio con la testa), nuoto e atletica: moltissime sono le discipline nelle quali i partecipanti si cimenteranno.

Un’arena costruita per l’occasione accoglierà le competizioni sportive della manifestazione, mentre le attività culturali e sociali si terranno nel complesso del centro sportivo già facente parte di un progetto federale e del patrimonio dei Giochi Olimpici. Gli atleti e i loro accompagnatori potranno usufruire di una zona relax allestita con computer e accesso a internet con Wi-Fi. Inoltre saranno disponibili una caffetteria che servirà sei pasti al giorno, con un menù speciale realizzato da nutrizionisti in collaborazione con le popolazioni indigene, una zona per la stampa e una per il supporto medico.

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