Tesori di carta

Le piccole librerie rappresentano un presidio per i territori. Ma pagano le conseguenze di un mercato sempre più spietato. Come salvaguardarle?

_MG_7346Sconti esorbitanti, tessere fedeltà, vetrine ricolme di bestseller. E tanto marketing intorno alle firme che tirano di più. Il mercato del libro, specialmente in un’epoca segnata dalla contrazione dei consumi culturali, diventa sempre più spietato. Con un’aggravante, quella degli ebook, le cui vendite durante lo scorso anno secondo l’Associazione italiana editori (vedi box) sono aumentate di un terzo. Per non parlare del self-publishing, vale a dire il libro fai-da-te che pure va per la maggiore contribuendo a disintermediare il rapporto fra chi scrive e chi legge. A soffrirne sono soprattutto le librerie indipendenti, che propongono volumi spesso trascurati dai grandi circuiti distributivi e che faticano sempre di più a svolgere il proprio ruolo di valorizzazione della diversità editoriale. «Quello del libro è un settore economico come altri – spiega Alessandro Alessandroni, proprietario della libreria romana Altroquando – Ma per il suo valore culturale e sociale merita alcune attenzioni che ne tutelino la varietà, al di là delle classiche leggi della concorrenza».

Relazioni preziose

Alessandro Alessandroni
Alessandro Alessandroni

Le piccole librerie, circa duemila in tutta Italia secondo una stima dell’Associazione librai italiani (Ali), del resto rappresentano un valore aggiunto per il territorio. Anche perché vanno sempre più spesso oltre la semplice commercializzazione dei volumi,  diventano luoghi di proposta e di relazione che implicano una motivazione forte da parte di chi li gestisce. E  la specializzazione costituisce il valore aggiunto di questi esercizi che ospitano mostre, incontri, laboratori su svariati argomenti. Lo conferma Fabrizio Piazza, della libreria Modusvivendi di Palermo: «Il libraio oggi non può fare soltanto il libraio. Dobbiamo dimostrarci creativi per tenere a galla le nostre attività. Anche noi abbiamo cercato di differenziarci, di farci riconoscere». Nella rivendita palermitana, infatti, si organizzano eventi, si porta avanti un progetto con scuole medie inferiori e superiori per promuovere la lettura, si vendono manufatti pregiati e tessuti ad alto contenuto culturale e tradizionale come pashmine, broccati, incensi, kantha e molto altro. «Ma non sta soltanto qui la creatività – riprende Piazza – Essere creativi in questo settore significa organizzare cene con l’autore, creare sinergie con le più diverse realtà cittadine, promuovere un circolo di lettura. Più ne pensi meglio è, anche attraverso i social network che sono fondamentali per costruire la nostra identità. libreria03La libreria, per come la vedo io, deve assomigliare sempre più a una casa dei libri nella quale i lettori si sentano accolti e riconosciuti dal libraio». Dalla Sicilia a Milano la visione non cambia: è la qualità della relazione il valore aggiunto: «Una piccola libreria offre professionalità, competenza e assortimento – dice Roberto Tartaglia, che gestisce la Centofiori di Milano – Consigliamo libri, presidiamo le zone in cui ci troviamo. Molti di noi hanno la propria attività in provincia o in periferia delle grandi città, rimanendo spesso l’unico punto di riferimento culturale nel raggio di chilometri. Ma questo è tutto sulle nostre spalle e ci viene riconosciuto solo quando qualcuno di noi è costretto a chiudere. Allora, però, è troppo tardi».

Sconto selvaggio

Le spese, certo, sono più contenute rispetto a quelle delle librerie di grande dimensione che pure non navigano nell’oro. Basti pensare che la stessa Feltrinelli due anni fa ha dovuto ricorrere alla cassa integrazione e lo stesso strumento è stato utilizzato anche dal megastore milanese della Hoepli. Il nodo però sta soprattutto nel prezzo dei volumi che le catene e i negozi online possono abbattere drasticamente: «La strategia a suon di sconti dei grandi gruppi ci sembra fortemente sleale – riprende Alessandro Alessandroni, che nella sua libreria romana punta soprattutto sulle opere dedicate al cinema – visto che il prezzo fisso del libro serve proprio a salvaguardare la pluralità e la libertà d’espressione. Imporre una regola tutela soprattutto le realtà che non godono delle agevolazioni e dei benefici che derivano dai grandi numeri». L’unico sostegno rimane quello della legge Levi, varata nel 2011 in seguito alle proteste contro la concorrenza della grande distribuzione. «È sicuramente meglio di niente, ma è difficile non accorgersi, per chi fa il nostro mestiere, che questa legge protegge soprattutto le catene e le grandi librerie da un nemico molto più forte, ossia la vendita sul web – aggiunge Alessandroni – Un distributore come Amazon può permettersi sconti al 30-40%, sbaragliando ogni concorrenza». La normativa impone, infatti, il 15% come limite massimo di sconto possibile sul prezzo di copertina. L’asticella, però, è troppo alta per le librerie autonome, per le quali ribassi così forti, fra caro affitti e spese di gestione, sono insostenibili. Altrove il tetto massimo di ribasso sui libri è molto più basso che in Italia: «Occorrerebbe regolamentare diversamente il nostro mercato – è l’opinione di Roberto Tartaglia – Un modello auspicabile è quello francese, che ha imposto un tetto massimo del 5% di sconto». Anche in Svizzera la soglia massima è del 5%, mentre in Germania dal 2002 sono addirittura vietati gli sconti sul prezzo di copertina scelto dall’editore. Tutte regole create proprio per tutelare le piccole librerie e gli editori indipendenti che vengono percepiti come un valore per il paese.

Lettori cercasi

fabrizio piazza - modusvivendi
Fabrizio Piazza

Un ultimo problema, non di poco conto, riguarda la propensione all’acquisto: «Negli ultimi anni i lettori sono diminuiti in maniera preoccupante – confessa Roberto Tartaglia – I grandi lettori si stanno estinguendo e non vengono rimpiazzati dalle nuove generazioni. E di questo soffre anche il livello della letteratura proposta poiché, viste le scarse vendite, gli editori rincorrono i fenomeni editoriali a scapito della qualità». Sarebbe opportuno promuovere e incentivare la lettura, in qualunque modo possibile. «Perché – si chiede Fabrizio Piazza – nelle serie tv, per esempio, non si vede mai qualcuno intento a leggere un libro?»

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