La bellezza spontanea della natura

terzo giardino
terzo giardino

Il “Terzo Giardino” è un giardino pubblico temporaneo di circa 6000 mq realizzato su una sponda dell’Arno, nel centro storico di Firenze. Ma il progetto è molto di più della semplice realizzazione di un area verde, «Il Terzo Giardino è prima di tutto un’intervento d’arte contemporanea nel paesaggio, che propone di cercare la bellezza del mondo da un altro punto di vista – afferma Fabio Ciaravella, membro del collettivo Studio++ e ideatore, insieme a Vincenzo Fiore e Umberto Daina del progetto – È anche un modo per riflettere sulla città di Firenze oggi, sollevando questioni importanti come quelle del rapporto con il fiume e con la contemporaneità.

Realizzato con fondi e autorizzazioni comunali, per due volte il Terzo Giardino è stato distrutto per distrazione delle stesse amminiastrazioni che lo avevano finanziato, facendo emergere una problemarticità nel rapporto tra politiche culturali, cittadini, verde urbano e gestione degli spazi pubblici.

Terzo giardinoIl suo disegno richiama il Giardino dei Semplici, ovvero una tipologia di giardino nata per osservare da vicino con “occhio scientifico” le piante. Gli ideatori hanno preso questo modello riportandolo su scala più grande dove ad essere osservate sono le piante nella loro contestualizzazione del paesaggio urbano. Terzo Giardino si basa sulla convinzione che l’osservazione scientifica della vegetazione oggi sia una nuova fonte di simboliasmo estetico, etico e politico. Capendo la ricchezza biologica di un abbandono e collocandola nella bellezza misurata di Firenze, il lavoro di Studio ++ ha voluto creare una connessione tra scienza e bellezza, “bellezza di pietra e bellezza in divenire”.

«Da diversi anni conduciamo una ricerca sul paesaggio influenzata da pensatori francesi contemporanei come Gilles Clement o Alain Roger – ci racconta il collettivo di Studio ++ – In questo caso “Il manifesto del Terzo Paesaggio” di Clément è stata una guida tant’è che ha poi ispirato il titolo. Quello che ci sembrava più interessante era il passaggio a tre termini che Clément fa tra “spazi abbandonati frutto dell’organizzazione razionale dell’uomo”, potenziale vitale delle friches e implicazioni politiche di questo collegamento».

L’idea che negli spazi più selvaggi e dimenticati delle nostre città si custodiscano riserve di vitalità e diversità è stato il motore che ha portato avanti l’idea del giardino perché possiede secondo gli artisti un collegamento forte con la bellezza, è una metafora di molte prospettive sociali contemporanee e quindi lega secondo loro la bellezza con un discorso politico.

«La possibilità di vedere del bello anche dentro quello che riteniamo emarginabile – continua il collettivo di artisti – ha una relazione con la nostra cultura e la nostra società, oggi forse più che ieri».

 

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