Terremoto Centro Italia,
l’esodo e le macerie

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Ad un giorno dalla scossa delle 7.41, l’esodo è biblico. Ancora non c’è una certezza di dati c’è chi parla di 40.000 sfollati, chi di addirittura centomila. Il numero nelle sole Marche è salito a 25mila. Durante la notte tra domenica e lunedì le scosse poi sono continuate: in provincia di Perugia sono 114 le scosse registrate dalla mezzanotte alle 3,19 nelle aree tra Rieti, Macerata, Perugia e Ascoli Piceno.

Quella di domenica alle 7.41 è stata una delle scosse più forti dell’ultimo secolo in Italia, con magnitudo 6.5. Una violenza che ci riporta ad una tragedia che vorremmo dimenticare. Quella dell’Irpinia, del 1980: aveva la stessa magnitudo, il terremoto provocò 2.900 morti.

A pagare il prezzo più caro in questo sisma non sono solo le persone ma anche il patrimonio artistico. «Siamo nel panico, qui la situazione è emergenziale anche sotto il profilo dei beni culturali – spiega Antonella Nonnis della Protezione Civile Beni Culturali di Legambiente Marche – Stiamo cercando di fare un quadro della situazione del patrimonio artistico e per ora abbiamo contattato Camerino, Jesi, Macerata. Siamo in pochi attivi sul territorio e giustamente ad oggi c’è la priorità di mettere in salvo le persone. Camerino è ad esempio nella zona rossa e non ci si può entrare. Già venerdì il solaio della pinacoteca era lesionato quindi dopo questa scossa non sappiamo bene che cosa potrebbe essere successo».

I danni della scossa di domenica mattina sono tantissimi. Rimane in piedi solo la facciata di San Benedetto, la basilica di Norcia. Semidistrutta la con-cattedrale di Santa Maria Argentea, costruita nel 1556. Distrutto il santuario della Madonna Addolorata e la chiesa di Santa Rita, del XVII secolo. Crollata la chiesa di San Francesco, all’interno c’erano la biblioteca civica e l’archivio storico comunale con 1.200 pezzi. E purtroppo non è finita qui. Ad Amatrice è crollata la torre civica e ciò che rimaneva in piedi della chiesa di Sant’Agostino. Il campanile di Sant’Angelo Magno ad Ascoli Piceno è gravemente lesionato e rischia il crollo.

Anche a Roma c’è stato un brutto contraccolpo sul patrimonio artistico. Chiuso per precauzione il complesso di Sant’Ivo alla Sapienza, del Borromini. Chiusa anche San Paolo fuori le mura, sono state rilevate crepe e cadute di calcinacci. Identica misura per i musei capitolini, per permettere un’accurata verifica. Chiusa per un’ora la Basilica di san Lorenzo, anche questa ricostruita dopo il bombardamento del luglio 1943. Ispezioni accurate a alla Basilica di San Giovanni. Chiuso per poco anche  il museo di Santa Maria Maggiore. Ancora a Roma, verifiche alle strutture del Colosseo, alla Colonna di Traiano al Foro, alla Colonna di Marco Aurelio in piazza Colonna.

Da oggi, lunedì, si riprende con la catalogazione dei danni.  A guardare questo primo bilancio, i fondi da investire per la ricostruzione saranno, purtroppo, ingenti.

 

Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi segue la cultura e non solo. Da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti". È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it @eligalgani
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