Stato di stallo

SEI MESI DAL SISMA. Tra ritardi, burocrazia e inadempienze si consuma il dramma degli allevatori nel post sisma. Ma dove le istituzioni latitano, cresce la solidarietà. La nostra inchiesta pubblicata sul prossimo numero de La Nuova Ecologia
ICONA_link_interno La rinascita ha il cuore giovane

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Una dipendente nell’azienda bio Marchese a Monte San Martino (Mc). Alla visita-reportage degli allevatori nel maceratese, condotta dal fotoreporter Filippo Ronchitelli, autore di questa foto, ha partecipato anche Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche

Anche l’inverno è ormai alle spalle, siamo quasi in primavera, sono passati oltre sei mesi dal primo sisma e le stalle ancora non ci sono. Le ultime notizie arrivano dal decreto legge post terremoto: sono stati stanziati 35 milioni di euro di aiuti diretti per il mancato reddito delle imprese di allevamento, con erogazione a partire dallo scorso mese. Ma si tratta solo di uno spiraglio dentro il tunnel dell’emergenza. Ad aggravare la situazione anche le nevicate eccezionali, ennesimo colpo su una popolazione già sfinita. A cominciare dagli allevatori, che hanno subito ulteriori danni al bestiame.

Ancora oggi quando si parla di stalle con animali dentro, ovvero pienamente operative, con allacci di luce e acqua, le Regioni colpite procedono in ordine sparso e a diverse velocità. Se in Umbria il bando per realizzarle è stato completamente espletato, in Abruzzo ci sono solo 16 stalle in funzione sulle 28 richieste, un numero peraltro esiguo, dopo la scossa del 18 gennaio che ha triplicato i danni. Nel Lazio, secondo i dati raccolti da Coldiretti a fine gennaio, ci sono l’80% delle stalle montate, mentre nelle Marche sono ferme allo 0,5%. Un grave problema, visto che proprio in quest’ultima regione si raccoglie oltre il 60% delle stalle da montare in tutti i Comuni del cratere.

Emergenza Marche
«Ogni volta mancava una carta – spiega l’allevatore Romano Gentili – Noi e la nostra ottantina di mucche dal 30 ottobre aspettavamo le stalle provvisorie ma ad oggi (14 febbraio, ndr) ancora non sono arrivate». Intanto all’azienda Gentili di Campanotico Sarnano, in provincia di Macerata, nel pieno dei monti Sibillini, la neve, che è arrivata ad oltre due metri, ha buttato giù anche le capanne. Gentili ha deciso, così, di portar giù gli animali e di ricoverarli in questo periodo a Pianatella, in una vecchia cava. Anche a Pieve Torina (Mc) l’azienda Rivelli ha avuto un duro colpo con le scosse di ottobre. La casa è praticamente inagibile da allora, con il crollo del tetto e delle scale. Anche stalle e capanne per il ricovero degli animali hanno i tetti crollati. «Le stalle che sarebbero dovute arrivare prima dell’inverno – spiega Attilio Rivelli – non sono mai state consegnate. E ad oggi l’impressione è che si debba ricominciare tutto da capo, perché temiamo che non arriveranno mai». Al momento di andare in stampa con questo numero di Nuova Ecologia, nelle Marche ci sono solo due stalle operative su 370. Che cosa è successo?
La ditta che ha vinto l’appalto per le stalle provvisorie è la Lmv di Verona, che si è aggiudicata la gara d’appalto gestita dalla Regione Lazio. Quest’ultima ha condotto la gara, nel rispetto dei principi di legalità e trasparenza e delle procedure previste dall’Anac, attraverso la propria centrale Acquisti per tutte e quattro le Regioni colpite dal sisma. La Regione Marche però ha comunicato la risoluzione del contratto. Il motivo? “Troppi ritardi e gravi inadempienze della ditta per le stalle provvisorie allestite fino a questo momento”, spiega in una nota la Regione. Dopo l’apertura di una commissione d’inchiesta, l’amministrazione regionale ha predisposto gli atti per la risoluzione del contratto. I lavori che restano da fare saranno affidati alla seconda ditta in graduatoria. Quando? Il termine sarà fissato secondo un cronoprogramma ancora da stabilire. Nel Lazio, invece, la Lmv ha dovuto a sua volta subappaltare a un’altra azienda, perché non aveva più disponibilità e le ultime 75 stalle tunnel montate sono state messe a disposizione da un’altra impresa.

Ordinanza fantasma
«Il problema finora è stata come sempre la burocrazia – spiega Tommaso Di Sante, presidente di Coldiretti Marche – la vera nemica dell’emergenza. Sarebbe stato utile, intanto, avere la possibilità di avvalersi di un bando non nazionale ma regionale. Come anche avere la possibilità di fare moduli a livello territoriale». A dire la verità, un modo per aggirare la burocrazia c’era. Ed è l’ordinanza n. 5 del 28 novembre: dà la possibilità agli allevatori di costruirsi la stalla senza anticipare spese. Basta ricorrere a strutture prefabbricate, da realizzare entro dei parametri di costo, compilando una richiesta e allegando la certificazione del geologo. La richiesta sarebbe poi evasa economicamente dalle Regioni stesse. Detto così, sembrerebbe facile. Eppure nelle Marche non è stata fatta neanche una richiesta e nel Lazio, al momento di scrivere questo articolo, sono state inoltrate appena venti domande. «Fino ad un paio di settimane fa nelle Marche non c’era l’applicabilità completa – spiega Di Sante – perché non si conoscevano nè la forbice di prezzi entro cui operare e neppure materiali da utilizzare. Per questo abbiamo chiesto alla Regione Marche una delibera azzera-burocrazia che finalmente è arrivata». Gli fa eco David Granieri di Coldiretti Lazio: «C’è stato un problema di comunicazione, non è arrivata la notizia della piena operatività ma questo è effettivamente uno strumento possibile». E proprio Coldiretti Lazio ha progettato delle stalle in legno prefabbricato. «Un’operazione che ci permette in primo luogo una vera delocalizzazione – spiega Granieri – in secondo luogo le stalle sono costruite in base alle esigenze degli allevatori e non di chi le costruisce. Infine, si diminuisce l’impatto ambientale con stalle in legno prefabbricato».

Abruzzo fuori dal cratere
Se le Marche piangono, l’Abruzzo non ride. Qui al danno materiale si somma una vera strage con diecimila animali morti nelle aree del terremoto, per l’effetto congiunto delle scosse, della neve e del gelo: il crollo delle stalle non ha fatto solo perdere gli animali ma ha provocato stress da freddo e paura con diversi casi di aborto. Secondo i dati di Coldiretti Abruzzo, i danni subiti dalle aziende agricole e dalle stalle ammontano a 52 milioni di euro. Per diversi allevatori ai danni si è aggiunta anche la beffa di non rientrare nel cratere del sisma, quindi nell’area degli aventi diritto ai risarcimenti. È il caso dell’azienda agricola Antonelli. «Due giorni dopo la scossa del 18 gennaio siamo arrivati, con le racchette ai piedi, nella nostra azienda agricola – spiega Massimo Antonelli – E abbiamo trovato 2.000 metri quadrati di capannone per terra. Dentro la stalla c’erano una trentina di capi, vitelli e vacche che dovevano partorire, morti». Fortunatamente altri 150 capi si sono salvati e sono stati evacuati a Raiano, vicino Sulmona. L’azienda di Massimo è un caso limite: la sua stalla si trovava vicino a Campotosto, epicentro dell’ultima scossa, ma in provincia dell’Aquila, che non rientra nei territori mappati dopo le scosse di terremoto. «Siamo al paradosso – spiega Massimo – per pochi chilometri non rientriamo nella zona del cratere ma abbiamo avuto più danni di altre frazioni che ricadono invece nell’area».

Solidarietà permanente
In un’emergenza così lunga e ampia per le zone coinvolte, fortunatamente abbondano i casi di solidarietà che hanno come protagoniste imprese e associazioni. Come i mille ovini regalati da un gruppo di allevatori sardi in segno di solidarietà tra “colleghi” agli allevatori abruzzesi. O ancora, tutte le offerte di accoglienza di bestiame che si sono moltiplicate in Italia. Come è avvenuto per le 360 capre provenienti da Accumoli, e accolte nell’azienda agricola comunale Castel di Guido, sulla via Aurelia. Un trasferimento divenuto necessario già a dicembre per il freddo. L’iniziativa ha avuto una duplice finalità: oltre a risparmiare questi animali dai rigori invernali di Accumoli queste capre ora pascolano in libertà in un’azienda che diventerà un fiore all’occhiello di Roma. L’obiettivo di questa realtà è garantire un posto per tutti gli animali che ne avranno bisogno, non solo provenienti da aree terremotate, ma anche da sequestri o da centri di sperimentazione, maltrattati o abbandonati.
Un’altra bella storia proviene da Monte San Martino, in provincia di Macerata, dall’azienda Marchese. L’azienda è biologica e porta avanti l’allevamento di pecore da latte per produrre formaggio bio: da anni ormai è anche fattoria sociale grazie ai percorsi di reinserimento lavorativo per gli ospiti della vicina comunità di San Cristoforo. Con le scosse del 26 e del 30 ottobre si sono ritrovati con la casa completamente inagibile. Hanno quindi scelto di alloggiare nel caseificio, fermando la produzione, abitando insieme agli operai e ad alcuni vicini di casa: «Fortunatamente abbiamo ricevuto tanta solidarietà dal basso – spiega l’allevatrice Paola Carraro – da associazioni e centri sociali del territorio. E alla fine abbiamo ricevuto un container dal terremoto dell’Emilia Romagna, uno da L’Aquila e altri due ne abbiamo comprati, per permetterci di ricominciare ad avere una vita “normale”». La situazione nell’azienda è però di nuovo precipitata il 18 gennaio con il crollo della stalla: su duecento pecore ne sono morte 14, insieme a un montone. «La produzione è calata – spiega – ad oggi siamo ad un quarto della produzione di prima, anche per lo stress accumulato, non solo dagli esseri umani ma anche dagli animali». Sono di nuovo intervenuti gli operatori del mercato bio Mezza Campagna insieme ai ragazzi del centro sociale Arvultura di Senigallia e i giovani delle associazioni di Ancona. «Hanno portato un carico di 100 litri d’acqua perché non funzionavano più le tubature idriche per le pecore – spiega Paola – sgombrato le stalle dalle lamiere pericolanti e creato un varco nella sala della mungitura dove poter arrivare con il trattore».
Dove le istituzioni latitano, fortunatamente la solidarietà assume mille forme. A cominciare da quella della raccolta fondi “La rinascita ha il cuore giovane”, destinata ai giovani imprenditori nelle zone del sisma. Come l’azienda agricola Lauri di Arquata del Tronto: Luigi, classe 1984, a causa del terremoto ha perso il magazzino, andato distrutto, insieme a molto mangime e a diversi capi di allevamento. I fondi della campagna serviranno per acquistare 3.000 balle. Un contributo concreto che dà forza alla voglia di restare, nonostante tutto.

Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi segue la cultura e non solo. Da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti". È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it @eligalgani
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