Sisma, la protesta di Coldiretti

Allevatori e agricoltori davanti a Montecitorio per denunciare ritardi e burocrazia. Una delegazione è stata ricevuta dal presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci
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Erano centinaia gli allevatori e  i coltivatori della Coldiretti che oggi hanno manifestato a Montecitorio. C’erano anche i sindaci dei comuni colpiti mentre i cartelli degli agricoltori ribadivano “Senza agricoltura Arquata muore”, “A.A.A Cercasi normalità”. Con loro anche gli animali, le pecore e i prodotti tipici. Dalle lenticchie di Castelluccio al ciauscolo, dal pecorino Amatriciano a quello di Farindola fino alla “caciotta solidale” per aiutare le persone colpite dal terremoto. Dal palco si sono succeduti  allevatori e agricoltori con le loro storie mentre alle spalle veniva raccontato con un video il dramma delle #stalletradite, stalle che non sono mai state consegnate. Ad oggi quasi 9 animali “sfollati” su 10 (l’85%) non possono essere ospitati nelle stalle provvisorie annunciate e gli allevatori non sanno ancora dove ricoverare mucche maiali e pecore sopravvissuti e costretti al freddo. A poco più di sei mesi dalla prima scossa si conta una vera strage di oltre 10mila animali morti, feriti e abortiti nelle aree del terremoto per l’effetto congiunto delle scorsse e del maltempo. “Ma l’altro nemico degli allevatori e agricoltori colpiti dal sisma è stata la lentezza e la burocrazia” ci spiega il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, in attesa di essere ricevuto dal presidente del Senato Pietro Grasso. Alle nove e mezza una delegazione della Coldiretti è stata ricevuta dal presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci: un primo passo per una possibile soluzione dei problemi. 

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“Terremoto e maltempo, una combinazione letale – continua Moncalvo – un’emergenza che distrugge anche  i terreni degli agricoltori”. Come il caso della semina delle lenticchie della Igp Castelluccio di Norcia che normalmente inizia nel mese di marzo ma ci sono grosse preoccupazioni anche per la viabilità compromessa dal terremoto. In difficoltà sono anche le coltivazioni dei pregiati ulivi Doc e le rinomate produzione di cereali e legumi. I prodotti locali salvati dalla macerie rischiano ora di sparire per il crollo del 90% del mercato locale provocato dalla crisi del turismo e dallo spopolamento dovuto all’esodo forzato  ma anche ai ritardi nella costruzione degli alloggi temporanei.

3“Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola che occorre ora sostenere concretamente per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamente – ha affermato Moncalvo – c’è bisogno che la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”.

Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi segue la cultura e non solo. Da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti". È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it @eligalgani
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