Due secoli e mezzo di combustibili fossili ci hanno portato guerre, violenza, sviluppo non sostenibile, desertificazione, cambiamento climatico, soprusi sulle donne e sulla natura. Le fonti climalteranti hanno dato potere ai capitalisti per distruggere gli ecosistemi, le culture, le conoscenze e le economie delle donne. L’agricoltura industriale è definita come più produttiva, anche se produce meno cibo rispetto all’agricoltura ecologica. Se volgiamo lo sguardo al passato, il carbone in Inghilterra ha dato il via alla Rivoluzione industriale e all’industria tessile. Negli Stati Uniti gli indiani d’America sono stati massacrati per le piantagioni di cotone. Per raccogliere quello stesso cotone gli africani sono stati catturati, deportati e fatti schiavi.

Questa colonizzazione sulle persone, sulla natura e sulle diverse culture continua ancora oggi: attraverso le guerre per il petrolio, attraverso l’imposizione di una agricoltura che sembra dover dipendere esclusivamente dai combustibili fossili in luoghi come l’Africa. Un’agricoltura che sta portando alla desertificazione dei terreni, creando profughi ambientali contribuendo direttamente al global warming. Le persone che attraversano il Mediterraneo sulle imbarcazioni stanno lasciando le loro case perché hanno perso i loro mezzi di sussistenza a causa della siccità, o sono diventati profughi a causa di guerre ancora in atto solo per interessi economici. Il manifesto internazionale Terra Viva: il nostro suolo, il nostro futuro mostra come nuovi conflitti, quello nel nord della Nigeria o in Siria, hanno le loro radici nella desertificazione e nei cambiamenti climatici.

Abbiamo bisogno di un cambiamento di fonti energetiche e del loro utilizzo, ma ancor di più abbiamo bisogno di un’alimentazione e quindi di un’agricoltura che metta il terreno, non il petrolio, al centro delle nostre società e delle nostre economie. L’agricoltura globalizzata è il più grande contributore al riscaldamento globale, da sola produce il 40% delle emissioni di gas a effetto serra: CO2, protossido di azoto e metano. Dovremmo cambiare approccio e affidarci all’agricoltura biologica, che è rigenerativa, che può aumentare la capacità umana di adattarsi, di ridurre il nostro impatto sul clima. Il cambiamento climatico, con un aumento delle temperature di 3 o peggio 5 gradi centigradi, comporterà lo scioglimento delle calotte polari e l’intensificazione di inondazioni, siccità, cicloni. Alcuni di questi effetti si fanno già sentire. Nella mia regione di Uttarakhand in Himalaya, ventimila persone sono state spazzate via a causa della pioggia intensa nel 2013. Nel 2015 la pioggia prematura ha distrutto il 50% del raccolto nel nord dell’India.

Quella dei cambiamenti climatici è diventata ormai una questione di vita o di morte. Per evitare episodi catastrofici l’80% dei combustibili fossili deve essere tenuto nel sottosuolo. Le multinazionali e i governi ci propongono false soluzioni come l’energia nucleare e i biocarburanti industriali. Ma queste non farebbero altro che peggiorare la situazione. Purtroppo la crisi diventa un’opportunità di business. I biocarburanti industriali, che prendono terra e cibo dalla gente, sono un chiaro esempio del tipo di soluzione errata. Nella terra si trova la prosperità e la sicurezza della civiltà, nella morte del suolo la morte della civiltà. Il nostro futuro è inseparabile dal futuro della Terra. Non è un caso che la parola “umana” ha le sue radici in humus – terreno in latino – e Adamo deriva da adamus, terreno in ebraico. Ci dimentichiamo che siamo suolo. Il suolo non è solo un contenitore per fertilizzanti, le migliaia di organismi che lo abitano creano la fertilità e il loro benessere genera automaticamente benessere umano perché noi mangiamo ciò che proviene da quel suolo. Da questo punto di vista, lo scopo immediato della fecondazione non è di aumentare le rese e fecondare le piante, ma costruire la fertilità del suolo. Questo è esattamente ciò che Rudolf Steiner intendeva quando coniò la famosa frase “La fecondazione significa coltivare un terreno vivente”.

Abbiamo bisogno di reinventare la società, la tecnologia e l’economia dal punto di vista della natura. Abbiamo bisogno di farlo in fretta e in modo creativo. Possiamo.

 

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