L’umanità in questo momento storico è sull’orlo di un precipizio. Dopo gli attacchi di Parigi è stato riscontrato un aumento dell’atteggiamento aggressivo nel nostro modo di parlare e di pensare quando si tratta di conflitti. La capitale francese, ancor di più dopo la Cop21, è diventata il centro per la discussione della crisi ecologica planetaria e la crisi culturale globale. C’è un legame profondo fra gli attentati dello scorso 13 novembre e la devastazione ecologica scatenata dall’era dei combustibili fossili. Gli stessi processi che contribuiscono al cambiamento climatico sono gli stessi che fanno crescere la violenza fra le persone. Perchè devastazione del suolo e conflitti  sono strettamente legati.

Col suo uso di fertilizzanti azotati l’agricoltura industriale è causa del 50% della crisi climatica: un chilogrammo di fertilizzanti richiede l’equivalente energetico di due litri di gasolio. L’energia utilizzata per la loro produzione è stata pari a 191 miliardi di litri di gasolio nel 2000 e si prevede che salirà a 277 miliardi nel 2030. Visti i numeri, non stupisce il fatto che contribuiscano così tanto al cambiamento climatico. Ma tutto questo resta ben nascosto dai mezzi di informazione. Non è della Volkswagen che dobbiamo preoccuparci, ma dei fertilizzanti sintetici. Eppure non è necessario usarli. Prendete i nostri legumi ad esempio, questi fissano l’azoto dell’aria senza combustibili fossili, perché i batteri (rhizobium) nei noduli delle loro radici convertono l’azoto atmosferico in ammoniaca e in seguito in composti organici che la pianta utilizzerà per crescere. Per fissare l’azoto, oltre al rhizobium, noi usiamo i lombrichi. L’humus della nostra terra contiene cinque volte più azoto dei suoli senza lombrichi: il tutto senza combustibili fossili. Quando la materia organica torna al terreno si accumula azoto nel suolo. Uno studio già intrapreso dalla mia associazione, Navdanya, dimostra che l’agricoltura biologica può aumentare il contenuto di azoto del suolo fino al 144%, a seconda delle colture. Non solo insomma l’agricoltura biologica evita le emissioni che provengono dall’agricoltura industriale, ma trasforma il carbonio nell’aria attraverso la fotosintesi e lo trasferisce nel terreno.

Il potenziale dell’agricoltura biologica è stato ignorato e poi minato dal modello industriale. I modelli di agricoltura dipendenti dai combustibili fossili sono stati imposti con quelli che i governi chiamano “aiuti”. Il risultato è stato però soltanto rabbia, malcontento, proteste, conflitti. È per proteggere il modello di agricoltura militarizzata che i problemi relativi a terra e acqua sono ripetutamente e deliberatamente mutati in conflitti religiosi. Oggi stiamo assistendo a scontri che cominciano a causa della crisi per via del degrado dei suoli e dell’acqua, dovuto alle attività agricole non sostenibili, per poi prendere la veste di conflitti di civiltà. Così è successo per il lago Ciad, ora scomparso, che sosteneva milioni di persone in Nigeria, Ciad, Camerun e Niger. E così è successo per la Siria, dove una grave siccità ha portato più di un milione di agricoltori a trasferirsi nelle città e il governo non è stato in grado di rispondere alla situazione dei contadini organizzati in movimenti di protesta. Nel 2011 i poteri militari erano in Siria per vendere armi, ma al mondo hanno raccontato che i conflitti nascevano da problemi religiosi. 

Per me la Cop21 è stata un pellegrinaggio di pace, ricordando le vittime delle guerre contro la terra e la gente. Dobbiamo sviluppare la capacità di immaginare che siamo una sola umanità, che rifiutiamo di essere divisi per razza e religione. Dobbiamo imparare a vedere le connessioni fra distruzione ecologica, violenza crescente e guerre. Dobbiamo ricordare che non ci sarà pace fra le persone, se non facciamo la pace con la Terra. Come recita la preghiera di pace indiana:

Pace del cielo
Pace dello spazio            
Pace della terra
Pace dell’acqua
Pace delle erbe
Pace della vegetazione
Pace dell’universo. (Traduzione di Stefania Marchitelli)

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