Il seme della discordia

La manipolazione dei prezzi e del commercio internazionale ha inondato l’India di prodotti alimentari d’importazione 

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Quest’anno l’India è stato teatro di una forzata introduzione della senape gm. Ciò che è accaduto, e il modo in cui le aziende hanno insistito per spingere questo prodotto, va contro la scienza e la democrazia. È una scelta “antiscientifica” perché l’unico motivo per creare semi attraverso l’ingegneria genetica è quello di dar vita a qualcosa che possa resistere al nuovo glifosato della Bayer, “Basta 200”, e far diminuire le importazioni di oli. Lo stesso governo indiano, davanti alla Corte suprema, ha ammesso che non c’è stato alcun rendimento economico e alimentare davvero utile con l’introduzione degli ogm. Questo tipo di senape gm, chiamata ibrido Dmh 11, non ha neanche superato i primi criteri stabiliti dal protocollo di rischio di test delle colture gm: “La coltura gm è necessaria?”. La risposta è “no”. Risposta paradossalmente confermata dal governo indiano. L’India può produrre un numero sufficiente di semi oleosi diversi, sani, sicuri e culturalmente appropriati. Negli anni ‘90 l’India era diventata autosufficiente nella produzione degli oli commestibili. Era la conseguenza di una politica chiamata “Rivoluzione gialla”, che voleva investire nei semi. E che funzionò. Dal 1993 al 1994 la produzione di semi del nostro Paese soddisfava il 97% delle sue esigenze. Nel ‘98, lo stesso anno in cui Monsanto ha iniziato la sua battaglia con il cotone Bt, la Mnc (corporazione di multinazionali fra cui Bayer, Wall Mart, Toyota, ndt) ha pianificato a tavolino una crisi, vendendo tutti i semi oleosi indigeni per poi cominciare a parlare della necessità di olio di soia gm… vista la crisi di produzione in atto. Se prima le tasse sui prodotti di importazione erano fissate dal Wto al 300%, gradualmente sono arrivate allo 0%. Non c’è da meravigliarsi, insomma, che l’India sia stata inondata d’importazioni, non per la scarsità di possibilità alimentari ma a causa della manipolazione dei prezzi e del commercio. All’epoca, le donne delle baraccopoli di Delhi mi chiamarono per dire che i loro figli non potevano mangiare il cibo cotto in olio di soia: volevano l’olio di senape. Così abbiamo organizzato il Sarson Satyagraha (resistenza civile contro la senape gm, ndt) e nel ‘98 riuscimmo a salvare la nostra senape. Ma le importazioni continuavano ad aumentare attraverso il dumping (l’esportazione di merci a prezzi molto più bassi di quelli praticati sul mercato interno o su un altro mercato, se non sotto costo, ndt) e con l’aiuto della politica. Rispetto al milione di tonnellate d’importazioni di olio commestibile nel biennio 1996-97, le nostre importazioni sono salite a 2,98 milioni nel 1998-99, per arrivare a 5 milioni nel 2000. Oggi, dopo aver distrutto la nostra produzione di cocco, sesamo, noce di soia, cartamo, senape, le diverse varietà di lino e un’economia alimentare sana, importiamo più del 60% del nostro fabbisogno alimentare. Tutto per introdurre la soia gm e l’olio di palma, che stanno distruggendo l’Amazzonia e le foreste pluviali indonesiane. Ma noi potremmo coltivare una gran quantità di semi oleosi e soddisfare tutte le esigenze dell’India. L’approvazione data su base non scientifica alla senape gm è il lasciapassare a centinaia di altre colture in via di sperimentazione. Una volta passata la senape gm, si spalancheranno le porte alle altre colture. E il problema non è soltanto la qualità, e la pericolosità, dell’alimento, ma la stessa sopravvivenza dei contadini, che costretti a comprare semi gm ad alto prezzo accumulano un debito mai estinguibile che, non ci stanchiamo di ripeterlo, li porta al suicidio. Già abbiamo visto che cosa è succeso con Monsanto, il cotone Bt e le alte royalties imposte illegalmente sui loro semi a causa del “brevetto”. Per le leggi indiane non possono esistere brevetti su semi, piante e animali, ma la multinazionale è riuscita a comprare i tribunali. Purtroppo la fusione fra Monsanto e Bayer complica le cose, perché un colosso del genere si può permettere di comprare non solo i giudici ma anche i membri del governo. Il pianeta sta perdendo, ma io anche quest’anno continuerò il Sarson Satyagraha. Nella speranza di aiutare l’India a ritrovare la sua libertà e la sua prosperità.

(traduzione di Stefania Marchitelli)

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