SEGUIAMO L’ONDA

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Quindici, diciotto. Ventimila, come riferiscono gli organizzatori. Poco importa. Provate a realizzarla una manifestazione così di questi tempi, su tematiche d’interesse generale, svincolate cioè da bisogni specifici di categoria. Quando la paura inibisce anche da noi la partecipazione a eventi pubblici. A Roma nel pomeriggio di ieri si è marciato per il clima. Sapendo che mai come ora questo concetto ne contiene un altro, presente anch’esso nel corteo che si è lentamente dipanato fra Campo de’ Fiori e piazza Venezia: quello cui alludevano le bandiere arcobaleno della pace che spuntavano sulle spalle dei manifestanti, nella miriade di striscioni che sfilavano con pochi slogan ma tanto sentimento d’insieme.

È stato un piccolo miracolo di coesione civica, in contemporanea con quanto accadeva in centinaia d’altre città del mondo, la Marcia promossa dalla “Coalizione italiana per il clima” alla vigilia della Cop21 che si apre oggi a Parigi. Fra le generazioni, innanzitutto, vista la mescolanza di studenti e anziani, famiglie, bambini con il palloncino in mano e militanti che il movimento ambientalista se lo sono portato sulle spalle dalla prima ora. E poi fra le appartenenze. Perché sono pochi i temi su cui oggi è possibile portare nella stessa piazza la Fiom e la Focsiv, gli animalisti e Slow Food, gli insegnanti di geografia e i comitati no-triv. Si vede che ha fatto breccia (c’è anche l’enciclica “Laudato si’” di mezzo) l’idea che la battaglia contro il “global warming” non appartenga soltanto alle associazioni ambientaliste come Greenpeace, Wwf o Legambiente presenti in massa alla manifestazione insieme a Lav, Lipu, Marevivo e alle molteplici sigle della galassia “verde”. È qualcosa che chiama in causa una visione più equa del rapporto fra i popoli, un’ipotesi d’economia che prescinda dallo sfruttamento delle fonti fossili, comportamenti individuali a basso impatto ambientale. Per esempio nella mobilità, come dimostra la presenza dei ciclisti o nell’alimentazione a base vegetariana, altro tema in evidenza durante la marcia.

C’era la presidente della Camera, Laura Boldrini, in testa al corteo accanto all’ambasciatrice francese Catherine Colonna, poi una delegazione himalayana che ha esposto un enorme drappo della regione chiedendo «lo stop alle megadighe e alle deviazioni dei fiumi in Tibet». Pochissimi i volti noti della politica, giusto qualche bandiera di Cinque stelle e lo spezzone del “Sole che ride”, i simboli di Cgil e Uil. Poi tante persone comuni come non accadeva, a memoria nostra, da parecchio. Almeno dal corteo per l’acqua pubblica e contro il nucleare che condusse alla vittoria nei referendum di quattro anni fa.

Peccato che la cronaca di ieri comprenda anche i disordini che hanno accompagnato la mobilitazione “AntiCop21” nella capitale francese blindata dopo gli attentati del 13 novembre, fatalmente ripresi dai media globali (persino il Guardian cade in questo abbaglio) molto più del messaggio solidale, positivo e pacifico che emerge dalle convocazioni, fra Melbourne e Ottawa, di cui i social danno testimonianza da tutte le latitudini, anche dalle altre città italiane in cui si sono tenute edizioni locali della marcia. Seguiamo quest’onda, sperando che i “grandi” in conclave da poche ore a Parigi ne comprendano le ragioni e certifichino una svolta che nei fatti la società civile sta già praticando.

Marco Fratoddi ha diretto La Nuova Ecologia dall'aprile 2005 all'ottobre 2016. Contatti: marco.fratoddi@tiscali.it, 3357417705
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