Ségolène e le altre, le donne alla Cop21

Ségolène Royal alla Cop21La Banca Europea degli investimenti ha firmato un accordo per la transizione energetica in Francia ed Europa: firmataria, nella giornata di ieri, Ségolène Royal, ministro francese per l’ecologia, lo sviluppo sostenibile e l’energia: questa volta, almeno loro partono davvero. O per lo meno sembra.

Intanto la Cop 21, o almeno il padiglione francese, ha dedicato alle donne quasi un’intera mattinata. Siamo state tutte invitate tramite volantinaggio al dibattito “Donne e clima” a cui hanno partecipato, oltre alla Royal, anche Vandana Shiva, Mary Robinson (Climat Justice), Winnie Byanyima (direttore di Oxfam International) e la regista Marie-Monique Robin, che ha presentato estratti di un suo film dal titolo “Femmes pour la planete”, perché in francese la parola pianeta si declina al femminile.

«Mettere le donne al centro di azioni efficaci sul clima – ha detto il ministro – è importante anche perché sono, assieme ai bambini, le più vulnerabili. Il 70% dei poveri del pianeta sono donne e sono le prime a pagare gli effetti della desertificazione, dell’ aridità e degli scarsi  approvvigionamenti alimentari». In molte parti del mondo le donne fanno l’80% del lavoro agricolo mentre ricevono solo il 5% dei finanziamenti (bisogna ricordarlo anche a Banca Etica…) e anche il 70% delle persone danneggiate dal cambiamenti climatici è donna. «Questo impatto diverso è direttamente legato – ha aggiunto la Royal – allo statuto illegale delle donne. Eppure, quando ci sono dei disastri, o anche solo dei problemi, le loro energie si decuplicano e sanno fare delle cose anche a partire dal niente. Occorre che gli uomini imparino a dividere con le donne il potere di decidere: un accordo ambizioso per il clima è anche per forza di cose un accordo ambizioso per le donne e deve essere basato – ha concluso – sul riconoscimento che gli impatti climatici hanno effetti diversi su uomini e donne, per esempio se manca l’acqua in molti paesi sono le donne a fare decine di chilometri per procurarsela. Occorre ridurre le ineguaglianze anche e prima di tutto tra loro».

Vandana ShivaBello come sempre anche l’intervento di Vandana Shiva, i cui contenuti emotivamente coinvolgenti conosciamo già anche come rubrichista della Nuova Ecologia. Ha sottolineato come in alcune tradizioni la donna non lavori e non debba sapere niente, ma quasi sempre le donne lavorano moltissimo e sono molto più sfruttate degli uomini, specie nei lavori agricoli: vedono dunque per prime i danni dei cambiamenti climatici, ma quando ne parlano e li segnalano nessuno le prende sul serio, appunto perché sono donne, e questo ritarda tutti i processi che si possono mettere in atto per la difesa del pianeta.

Winnie ByanyimaMolto interessante anche l’intervento di Winnie Byanyima: “Quando le donne vogliono partecipare ai negoziati per il clima in Africa, gli uomini le escludono con la scusa che si tratta di faccende delicatamente tecniche non adatte per loro» ha detto. L’affermazione ha sollevato in sala, da parte di un gruppo di nere, una condivisione evidente: per i tentativi di esclusione sono venute a protestare anche qui e hanno preso il microfono per parlarne a tutti. «Anno dopo anno ci siamo conquistate il diritto di partecipare e di farci sentire – ha concluso Winnie – È strano ma se si chiede alle donne quali cambiamenti climatici vedono di più rispondono la siccità, mentre gli uomini rispondono le inondazioni…».

Infine è stato presentato uno spezzone del film “Women for the planet” della regista Marie-Monique Robin, che lavora in tandem con il marito produttore, con un solo biglietto da visita per due.

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