Che cosa vedono i cavalli quando ci guardano? Come ci giudicano? Quesiti non secondari se si vive in una vallata dell’Islanda dove gli equini sono sicuramente molto di più che i migliori amici dell’uomo. Sono, a pieno titolo, infatti, gli indispensabili alleati per sopravvivere in una terra non molto ospitale ma dall’indiscutibile fascino.
Ecco quindi che il divertente film Storie di cavalli e di uomini di Benedikt Erlingsson, conosciuto al livello internazionale per aver interpretato il film di Lars von Trier Il grande capo, diventa illuminante come possono essere le opere intrise di humour e intelligenza.

Una storia di campagna dove l’uomo si dissolve nel cavallo e il cavallo nell’uomo, dove amore e morte si intrecciano con conseguenze imprevedibili, dove i sentimenti diventano essenziali, quasi animaleschi e dettano la necessità di sfregamenti immediati. Qui il destino di un’intera comunità è scritto nello sguardo dei suoi cavalli che diventano testimoni degli umani destini. Il film si nutre di una forza visiva estremamente fresca, dalle scene memorabili che immergono gli spettatori in una esperienza coinvolgente.

Candidato per l’Islanda al premio Oscar 2014 come miglior film straniero, Storie di cavalli e di uomini, film d’esordio di Erlingsson, mostra come il cinema islandese, da sempre alimentato da un relazione stretta con l’ambiente (tanto che la natura ha rappresentato l’elemento fondamentale per la costruzione dell’immaginario nazionale), stia oggi sempre più allontanandosi dalla necessità di porre l’umano al centro della storia per recuperare un più alto concetto di appartenenza e unicità.

Studioso di tematiche giuridiche agraristiche-ambientali, come giornalista collabora con diverse testate, lavora in uffici stampa e ha condotto trasmissioni radio e tv. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest.
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