Terremoto infinito. Non parliamo di qualche interminabile sciame sismico che preoccupa la popolazione, ma di due terremoti del passato, tra i più famosi e disastrosi della storia sismica italiana. Quello del Belice del 14-15 gennaio 1968 che provocò 231 morti e quello di Campania e Basilicata del 23 novembre 1980 che provocò 2.914 morti. Vicende drammatiche, ricostruzioni lunghe e percorse da scandali e affari criminali, lontane ma ancora attualissime. Alla fine di gennaio la Commissione Ambiente del Senato ha deciso di svolgere un’indagine conoscitiva che, come ha spiegato il presidente, Giuseppe Marinello, “oltre a fare chiarezza, riesca a individuare le ragioni che a 48 anni dal sisma, impediscono alle popolazioni della Valle del Belice di vivere in condizioni di normalità”.

Non sarebbe, dunque, bastato quasi mezzo secolo per uscire dall’emergenza ma, evidentemente, non sono neanche bastate varie indagini conoscitive e addirittura un’apposita Commissione bicamerale consultiva per capire cosa non abbia funzionato. Infatti il 27 gennaio il sindaco di Partanna, Nicola Catania, coordinatore dei sindaci del Belice, è stato ascoltato a Palazzo Madama dove ha denunciato come manchino ancora 350 milioni di euro per completare la ricostruzione sia dell’edilizia privata che delle infrastrutture. Un ritardo gravissimo, che ora la Commissione vuole capire. Speriamo con un’analisi definitiva.

E a proposito di infrastrutture in Campania e Basilicata prosegue il lavoro dell’ingegner Filippo D’Ambrosio, commissario ad acta per il completamento delle opere pubbliche previste nel piano di rilancio dei comuni colpiti dal terremoto del 1980. Un lavoro faticosissimo per recuperare opere (viadotti, svincoli, strade) mai finite, abbandonate, deteriorate se non addirittura costruite male. Progetti sbagliati, frane trascurate, zone a rischio allagamento. E alcune opere mai finite sono addirittura diventate discariche di rifiuti speciali. Per non parlare degli adempimenti burocratici come la mancanza di controllo. Un vero disastro sul quale il silenzioso funzionario del ministero dello Sviluppo economico sta lavorando da anni cercando di recuperare i ritardi con fondi limitatissimi. Probabilmente nel 2017, dopo 37 anni, tutto potrebbe essere finito. Ma chi pagherà per questa interminabile emergenza?

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