Valdastico Sud, scorie nel bitume

La Valdastico è una strada che s’ha da fare. Dopo la conclusione e l’inaugurazione dell’ultimo tratto della parte sud, il 31 agosto 2015, infatti, le aspettative si sono riversate subito sulla realizzazione del tratto a nord, per portare a termine il progetto nato negli anni ‘70 con l’intenzione di creare un collegamento diretto fra Rovigo e Trento, passando per Vicenza. Non è ancora chiaro se il progetto verrà realizzato o meno, quello che è chiaro è che se mai ciò dovesse accadere, i lavori di costruzione dovranno essere controllati con molta scrupolosità affinché non si ripeta ciò che è avvenuto per la parte sud della A31. Lo scorso 15 aprile a Venezia infatti c’è stata l’udienza preliminare del processo che andrà a verificare le responsabilità di chi ha trasformato la Valdastico sud, l’infrastruttura che ha diviso a metà uno degli ultimi tratti di campagna veneta incontaminata, in un tappeto sotto il quale nascondere più di 150.000 metri cubi di rifiuti tossici e di acciaieria che dovevano essere trattati e diventare materia prima seconda e invece sono stati posti, tal quali, a fondamento del manto stradale. Sono stati i cittadini dei comuni attraversati dall’arteria ad accorgersi per primi che qualcosa non andava, quando la strada era ancora in fase di cantiere, lo hanno segnalato alle associazioni Medicina democratica e Aiea (Associazione italiana esposti amianto) e nel 2011 è partito un esposto. In seguito, il pm Rita Ugolini (ora in pensione) ha disposto che fosse effettuato un incidente probatorio, durante il quale sono stati eseguiti 33 carotaggi nei lotti 4, 5 e 6, cioè da Montegaldella (Vi) ad Albettone (Vi), tra lo svincolo di Albettone e Barbarano (Vi) e lungo il tratto del viadotto Bisatto fra i comuni di Albettone e Barbarano.

carotaggio

FLUORURI E DINTORNI
Le analisi eseguite dai periti di parte e da quelli del gip hanno rilevato valori al di sopra dei livelli di riferimento per legge, per sostanze come fluoruri, Cod (Chemical oxygen demand), bario, rame, nichel, cromo totale e cromo esavalente, in 24 delle 33 “carote” esaminate. La presenza di cromo esavalente conferma che il materiale utilizzato per il rilevato autostradale era formato da scarti di acciaieria non trattati. Maria Chiara Rodeghiero, presidentessa di Medicina democratica e di Aiea, ammesse entrambe al procedimento come parte offesa, e costituitesi ora parte civile, ha partecipato a una visita in uno dei cantieri quando si stava cercando di capire l’entità del problema. «Era il periodo di gennaio – racconta – eravamo a 5 gradi sotto zero e quando siamo andati a vedere che cosa stava succedendo, le mie scarpe sono sprofondate. Questo significava che il materiale ferroso non si era ancora raffreddato. E nel naso sentivi proprio l’odore». Inizialmente, a luglio 2011, gli indagati erano 26, fra cui esponenti della società Autostrada Brescia Padova spa, che ha sempre gestito il progetto, e della Serenissima costruzioni spa, alla quale era stata appaltata l’esecuzione del lavori. Con la richiesta di rinvio a giudizio, depositata lo scorso 14 gennaio, entrambe però sono uscite dal processo, diventando parte offesa, e si sono costituite parte civile. «Questa attività di indagine – spiega l’avvocato Fabio Pinelli, da noi sentito per Autostrada Brescia Padova – ha chiarito che, se eventualmente fossero stati immessi materiali non a norma nel sottosuolo autostradale, l’Autostrada ne è eventualmente parte offesa, perché fatto in frode alle procedure che la stessa società ha disciplinato rigorosamente in contraddittorio con l’Arpa Veneto ». Alle parti civili al processo si è aggiunta anche Legambiente Veneto, contraria all’abitudine di tradurre la parola “sviluppo” in “infrastrutture” e “grandi opere”. «Questa autostrada è servita essenzialmente come luogo in cui realizzare criminalità – ha commentato Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto – I responsabili sono stati indagati e andranno a processo, siamo convinti che ci sarà giustizia e soprattutto che ci si renderà conto che opere come questa, che sono servite a poco dal punto di vista dei numeri e dei ritorni per l’utilizzo, non hanno una vera utilità, hanno un altro scopo, che è quello di movimentare non passeggeri, persone e automobili, ma interessi speculativi intorno al nostro territorio». Sono stati sette i rinviati a giudizio fra manager e rappresentanti legali delle società: Società Afv acciaierie Beltrame spa, della Locatelli geom. Gabriele spa; della Eco.Men srl, della Bugno Luciano srl, della Eco-dem srl, della Co.Se.Co srl e della Portamb srl. Il reato contestato è quello relativo all’art. 260 della legge 152/06: “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”. Per tutti gli accusati si legge nella richiesta di rinvio a giudizio: “commettevano frode nell’esecuzione dei contratti di fornitura o comunque nell’adempimento dei relativi obblighi contrattuali conclusi con la Serenissima costruzioni spa”.

FLUSSO DEBOLE
Ma questo è solo uno degli aspetti che coinvolgono la A31, un’opera “fondamentale” l’ha definita Flavio Tosi, presidente della società Autostrada Brescia Padova spa, durante la cerimonia di inaugurazione, ma che in realtà è sempre stata e continua ad essere, anche dopo il suo completamento, quasi deserta, a qualsiasi ora del giorno e della notte. I dati di flusso rilevati dalla stessa società dicono che dall’allacciamento tra la A4 e la A31 al casello di Montegaldella- Longare si è passati da un flusso di 2 milioni e 25mila veicoli nel 2013 (5.548 giornalieri) a 3 milioni e 759mila veicoli nel 2015 (10.299 giornalieri); tra Montegaldella e Albettone-Barbarano sono passati negli ultimi sei mesi del 2013 655mila veicoli (3.589 giornalieri), mentre nell’intero 2015 sono stati 2 milioni e 824mila (7.737 giornalieri). Gli aumenti sono stati nel primo caso del 46,13% e nel secondo del 53,61%. C’è stato praticamente un raddoppio, dovuto sì al completamento del percorso autostradale, ma anche a una fase di ripresa economica, che come spiega la società ha investito tutta la rete autostradale e pure l’A4. «Le previsioni dicevano che il flusso giornaliero non avrebbe superato i 20.000 veicoli, ma le stime indicavano in 40.000 il numero minimo che avrebbe garantito alla società di non andare in perdita», commenta Valentina Dovigo, consigliere comunale per il Comune di Vicenza, per molti anni presidente del circolo locale di Legambiente, che ha seguito la vicenda fin da quando, nel 1999, l’Anas allora titolare della concessione dell’autostrada la vendette alla Brescia Padova. Anche la Fondazione Nord Est, che in passato gestiva i dati dell’Osservatorio territoriale sulle infrastrutture del Nord Est, aveva realizzato una previsione di circa 15mila i veicoli che dalle statali e dalle altre autostrade sarebbero stati spostati alla Valdastico Sud. Insomma, il traffico attuale, ben al di sotto di ogni previsione, conferma l’inutilità dell’infrastruttura. E intanto la strada per recuperare gli 1,2 miliardi di euro spesi è lunga e inquinata.  

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