Sannazzaro, incendio alla raffineria Eni

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Un rogo è divampato nel pomeriggio di ieri intorno alle 15,40 nel polo industriale del paese della Bassa Lomellina, Sannazzaro de Burgondi, in provincia di Pavia. Le fiamme si sono levate con violenza in una zona denominata Cantiere Est 2, una parte dell’impianto di recente realizzazione. Secondo quanto riferito da testimoni, si è generata una «palla di fuoco» alta decine di metri.

La Prefettura ha concordato con i sindaci di invitare la popolazione a restare chiusa in casa con le finestre chiuse, a scopo precauzionale fino a nuove indicazioni da parte di Arpa, che effettua i controlli in loco. Il Comune di Sannazzaro ha diramato tramite social network un messaggio in cui invita i cittadini a ripararsi: “Rimanete chiusi dentro le vostre abitazioni o cercate riparo nel locale chiuso più vicino”, precisando che “non ci sono persone ferite”. La sala operativa della Protezione civile regionale in serata ha affermato che non ci sono state, al momento, ricadute al suolo dei fumi e non risultano segnalazioni di problemi di tipo sanitario per la popolazione.

“Ci pare che anche questa volta l’incidente, che interessa l’impianto notoriamente più inquinante della Lombardia e che quindi dovrebbe essere tenuto sotto stretta osservazione, venga gestito come se la raffineria fosse in un deserto e non in un’area densamente abitata – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, in contatto con gli attivisti del circolo Legambiente di Sannazzaro – i protocolli di allerta e sicurezza dovrebbero prevedere sistemi molto più efficaci e tempestivi, a salvaguardia della salute dei cittadini!”
L’impianto esploso, a quanto risulta, costituisce una sezione terminale della raffineria preposta alla lavorazione e alla pirolisi dei residui della raffinazione: una sezione che ha sempre avuto grossi problemi. “Ad emergenza cessata, vogliamo vedere chiaro nelle autorizzazioni all’attività di questo impianto e nel monitoraggio, ci aspettiamo dalla società un atteggiamento trasparente”.
In Italia, dal censimento del Ministero dell’ambiente, ci sono impianti 1096 a rischio di incidente rilevante, di cui 285 solo in Lombardia. Su questi è prioritario che, oltre i controlli sulla sicurezza degli impianti e del loro funzionamento, ci sia una verifica riguardo i piani di emergenza interni allo stabilimento ed esterni, ovvero rivolti al territorio e alla popolazione circostante, e le necessarie campagne informative per far conoscere alla popolazione i rischi e i comportamenti necessari in casi di incidente.

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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