Ronchi: l’ombra di Trump sull’Accordo di Parigi

“Le dichiarazioni e la storia di Trump non depongono a favore di una visione ottimistica sugli accordi internazionali di contrasto ai cambiamenti climatici”. Il commento di Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, che da dagli Stati generali della green economy avverte: “Bene che l’Italia abbia ratificato l’Accordo di Parigi, ma l’attuazione non è ancora partita”.

Quale può essere il futuro della green economy sotto la presidenza di Donald Trump?

Si addensano preoccupazioni, e la prima riguarda l’attuazione dell’accordo di Parigi. È già entrato in vigore, tuttavia è basato sugli impegni nazionali, che dipendono dalle scelte dei governi. Poi ci sono i meccanismi di verifica: è definita la periodicità delle verifiche quinquennali ma non come ci si adegua rispetto a come regolare gli impegni sulla traiettoria sotto ai due gradi dichiarati, e lì i governi giocheranno un ruolo importante. Certo le dichiarazioni e la storia di Trump non depongono  a favore di una visione ottimista e positiva di questa prospettiva, anzi suscita parecchie preoccupazioni…

La green economy italiana reagisce alle crisi, come emerso anche dai lavori degli Stati generali della green economy a Ecomondo, ma come può uscire più forte dalle difficoltà economiche di questi anni?

Il tema del consolidamento della green economy, sia sui mercati internazionali che all’interno, è connesso alla capacità di fare squadra, di incidere sulle politiche in maniera più efficace. Si parla ad esempio del programma nazionale dell’industria 4.0, in cui ci sono spazi per la green economy, ma ha un’impronta generalista, non fa scelte strategiche, per cui si può rinnovare tutto basta applicare le nuove tecnologie… Questo potrebbe favorire una dispersione a pioggia dell’innovazione e privare dell’efficacia che deriva da scelte strategiche più mirate, come potrebbe essere quella della green economy. È questa la partita che si giocherà nei prossimi due tre anni, se la ripresa e la riqualificazione dell’economia italiana si indirizzerà in direzione green o se resterà un settore importante ma pur sempre un settore.

L’Italia ha ratificato l’Accordo di Parigi a pochi giorni dall’avvio dei lavori della Cop22 di Marrakesh. Che segnale è? E quali saranno i prossimi passi che il nostro paese dovrà compiere?

Certamente è un buon segnale averlo ratificato per tempo, il problema però è l’attuazione e questa non è ancora partita. Vuol dire almeno ridefinire la strategia energetica nazionale al 2030, perché gli obiettivi di riduzione sono più impegnativi. Non c’è poi l’accordo europeo sulla quota italiana del non ets, sull’impegno di riduzione, e da questo derivano le conseguenti politiche e le misure necessarie. Siamo in una fase di transizione, dagli esiti tutti da verificare.

Giornalista ambientale, per La Nuova Ecologia cura le sezioni inchiesta e storie. Per il canale video LanuovaecologiaTV realizza dirette streaming, video interviste e il montaggio di video servizi. Contatti: loiacono@lanuovaecologia.it @francloia
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