Roma, la comunità musulmana e l’Acquedotto Alessandrino

L’associazione islamica e il circolo di Legambiente continueranno a dedicare giornate di volontariato nella speranza che prima o poi un’amministrazione più lungimirante decida di creare sinergie e mettere strumenti reali a disposizione dei cittadini di buona volontà

islam

Municipio 5 di Roma, l’Acquedotto Alessandrino si snoda lungo quartieri intensamente abitati, le mura sono relegate a spartitraffico se non, addirittura, a ricovero per le auto. Un monumento abbandonato e quasi ignorato. Poi succede che da un incontro sulla sostenibilità organizzato dalle donne musulmane con Legambiente nasce l’idea di fare qualcosa per il territorio. La comunità islamica si propone per ripulire e riqualificare un tratto di quell’acquedotto che sta lì, a pochi metri dalla loro moschea. Tra piazza dei Mirti e viale Palmiro Togliatti, circa 100 metri di acquedotto, per molti è solo un muro, un rudere che toglie spazio al parcheggio. Per qualcuno è il confine di Centocelle, lo storico quartiere romano un tempo malfamato e che oggi rappresenta il tentativo di far convivere una comunità multietnica. Un laboratorio di nuova socializzazione.

Dall’incontro tra associazioni nasce una giornata di volontariato che vede coinvolti, anche con la collaborazione dell’AMA, volontari di Legambiente e dell’associazione islamica. Un centinaio di metri di storia tornano alla luce con stupore degli anziani del quartiere che quasi non ricordavano di avere quelle vestigia sotto casa.

Il dado è tratto, la comunità e il circolo locale di Legambiente adottano quel centinaio di metri di acquedotto. L’iniziativa si ripete e vengono coinvolte anche altre associazioni locali che in occasione della giornata di Puliamo il Mondo tirano a lucido l’acquedotto. Nasce così l’idea di un’adozione ufficiale “benedetta” anche dalle istituzioni. Si coinvolgono la sovrintendenza e il servizio giardini, si cercano le soluzioni migliori.

Sembrerebbe tutto facile ma facile non sarà. Il servizio civile propone alla comunità islamica di via dei Glicini un vero e proprio contratto di manutenzione con cadenze precise per gli interventi e indicatori quantitativi e qualitativi che un’associazione non può essere in grado di sostenere. E così un monumento lasciato al degrado per decenni rischia di tornare nel dimenticatoio. Una domanda sorge spontanea: se l’amministrazione pubblica non riesce a manutenere il suo patrimonio perché non facilita il volontariato? In questo caso invece ha cercato di scaricare completamente sui cittadini le proprie mansioni.

L’acquedotto non deve tornare al completo degrado. L’associazione islamica e il circolo di Legambiente continueranno a dedicare giornate di volontariato nella speranza che prima o poi un’amministrazione più lungimirante decida di creare sinergie e mettere strumenti reali a disposizione dei cittadini di buona volontà.

Anteprima dal libro “Alla scoperta della green society” Edizioni Ambiente

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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