Ritorno al bosco

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Non sono banditi, anzi. I Briganti di Cerreto stanno salvando il bosco dall’abbandono e il centro abitato più antico dell’Appennino reggiano dallo spopolamento. E hanno dato vita a una cooperativa di comunità che in pochi anni ha rivitalizzato il territorio di Cerreto Alpi, frazione del comune di Collagna in provincia di Reggio Emilia, partendo dalla cura dei boschi e dal rilancio della produzione di castagne. Ma di buone pratiche, dalle Alpi all’Appennino, per rigenerare l’economia delle foreste, curandole e tutelandole, ce ne sono tante. E con i numeri del patrimonio boschivo italiano, arrivato al traguardo dei 10,9 milioni di ettari, ne potrebbero nascere molte di più.

La ricetta dei Briganti
«Utilizziamo le bellezze del territorio per fare occupazione, coinvolgiamo la popolazione e portiamo i turisti alla scoperta dei nostri luoghi e delle nostre tradizioni – racconta Erika Farina, socia della cooperativa I Briganti di Cerreto – I nostri boschi sono a uso civico dal Tredicesimo secolo e circa 600 ettari sono di proprietà della frazione di Cerreto, che li gestisce attraverso una Commissione. Uno degli effetti è aver impedito la chiusura dell’unico bar, che è oggi il punto di riferimento per tutte le attività di rinascita del territorio». E così i Briganti hanno recuperato i mestieri di una volta, coinvolgendo anche i turisti, ospitati nelle vecchie case dismesse oggi diventate un albergo diffuso. A Cerreto le famiglie vengono a fare turismo di comunità, fatto di camminate, trekking, ciaspolate, mountain bike, sci e tanta convivialità con i residenti. «Siamo il contrario del villaggio turistico. Chi viene qui, vive con noi – spiega Erika Farina – Facciamo tutto come si faceva centinaia di anni fa, i turisti imparano e ascoltano i racconti dei nostri anziani, le “fole”, nella piazza del borgo o intorno al fuoco del metato, il grande essiccatore per le castagne in cui organizziamo serate di letture, racconti e musica». Nata nel 2003 con un solo dipendente, la cooperativa oggi dà lavoro a undici persone fra i trenta e i quarant’anni, che con la loro presenza hanno arginato lo spopolamento del borgo appenninico. Nel 2015 sono nati due bambini, figli di soci della cooperativa. L’ultimo bambino a Cerreto era nato ben 13 anni prima. Un’ottima notizia per una frazione di 80 abitanti che ne contava 1.000 ai primi del Novecento. L’impegno dei Briganti nella cura del territorio e nella produzione di castagne, trasformazione compresa, abbinato alle iniziative di educazione ambientale, è valso alla cooperativa il premio Comunità forestali sostenibili di Legambiente e Pefc. Ma i riconoscimenti alla lungimiranza dei Briganti arrivano anche da oltre confine. Sono giunti infatti da ben sette paesi i 500 partecipanti alla quarta edizione del campionato mondiale del fungo porcino che si è svolta a Cerreto il 9 ottobre scorso. Alla competizione, che contempla anche la disciplina “Combinata appenninica” in cui vince chi raccoglie il quantitativo maggiore di funghi e rifiuti dispersi nei boschi, ha preso parte anche un attore giapponese con al seguito la troupe di un reality del canale Nippon Television seguita 20 milioni di telespettatori. Segno che le buone pratiche portano lontano.

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I Maestri di Borgotaro
Risalendo l’Appennino, poco distante da Cerreto, a Borgotaro in provincia di Parma è il fungo a rivitalizzare l’economia di un territorio di pregio, compreso nella rete Natura 2000. Qui nei boschi cresce il primo e unico fungo europeo ad avere, già dal 1993, il certificato Igp e gli abitanti delle frazioni sono organizzati così bene da far crescere intorno al porcino un’economia che consente di tutelare e valorizzare le faggete. «Nelle annate buone abbiamo 150mila presenze di fungaioli solo da settembre a novembre – spiega Antonio Mortali, tecnico forestale del Consorzio del fungo di Borgotaro e di quello delle Comunalie parmensi – e chi viene a cercare funghi paga un biglietto giornaliero e usufruisce delle strutture ricettive del territorio». Non è solo merito della natura. «È vero che il porcino fruttifica spontaneamente ma noi siamo leader in Europa sui tagli selviculturali mirati all’incremento della produzione dei funghi – rivendica orgoglioso Antonio Mortali – Boschi curati in un certo modo fanno più funghi ». E in quest’area a cavallo fra la provincia di Parma, la Liguria e il piacentino, da millenni sono maestri nel prendersi cura dei boschi. Lo fanno in comunità. Anzi, in “comunalia”, una forma di proprietà collettiva di uso civico risalente all’epoca dei romani che imposero la stanzialità ai popoli seminomadi delle alte Valli del Taro e del Ceno. Questi per gesti re le terre lontane dai villaggi si riunirono in domini collettivi i cui beni, inalienabili e indivisibili, sono a servizio solo degli abitanti del posto. «Chi vive nelle frazioni gode di tre diritti, per il pascolo degli animali, la raccolta dei funghi e del diritto legnatico – riprende Antonio Mortali – in base al quale ogni famiglia dispone di circa 80 quintali di legna per riscaldarsi durante l’inverno. Il bosco viene diviso in lotti uguali, che vengono assegnati ad estrazione, perché non tutte le parti del bosco sono accessibili allo stesso modo». Le trenta comunalie, che nel 1957 si sono riunite in consorzio per avere una sola struttura tecnica, stabiliscono piani condivisi. «Da millenni le comunalie fanno una gestione forestale sostenibile che deve tenere conto anche delle generazioni future – aggiunge Mortali – e quello che viene incassato dalle attività boschive è reinvestito in manutenzione del patrimonio, sentieri, strade e servizi sociali».

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Autonomia piemontese
Dagli Appennini alle Alpi, la gestione collettiva dei boschi è una tradizione che fa scuola. Come nel caso dell’Asbuc, l’Amministrazione separata dei beni di uso civico, di Andonno, frazione del comune di Valdieri in provincia di Cuneo. «Gli abitanti e il territorio sono due elementi che da noi vivono in simbiosi, qui la comunità si autoregola – dice Daniela Risso, presidente del Comitato per l’Asbuc-frazionale di Andonno – Siamo nati con un atto di autonomia nel 1929, quando il Comune fu annesso a quello di Valdieri. Abbiamo difeso il nostro passato e abbiamo deciso di gestire noi i nostri pascoli e i nostri boschi». I diritti di uso civico dei “frazionisti” sono inalienabili, non possono essere venduti salvo eccezioni ben definite, sono imprescrittibili e inusucapibili: vuol dire che le concessioni hanno un termine preciso. «I boscaioli sono i custodi del bosco – riprende Daniela Risso – Rispettano le regole per non farlo depredare, come invece succede quando ci sono usi privatistici. È questa la nostra forza». L’Asbuc divide il territorio in lottini a uso fuocatico (da fuoco) e in lottini da materiale da costruzione. I forestali stimano la capacità del bosco e quanto si può tagliare in 10 anni senza creare magazzino ma incentivando i piccoli prelievi. «Ogni famiglia ha il suo lottino e il criterio è che il legname serve per esigenze domestiche e non può essere venduto – spiega Daniela Risso – Le famiglie dispongono così di 150 quintali di combustibile per l’inverno a basso costo. Abbiamo anche formato i giovani al taglio del legname». Ad Andonno, insomma, si fa di tutto per non affidare a esterni la gestione del bosco, fedeli alle antiche rivendicazioni di autonomia. Nel 1998 la Regione Piemonte ha riconosciuto il comitato dell’Asbuc e nel 2007 lo Statuto della frazione di Andonno che ha raggiunto piena autonomia nella gestione del patrimonio boschivo con il definitivo scorporo dei canoni dei lottini dal bilancio del Comune di Valdieri. L’Asbuc ha potuto così rimettere in sesto sentieri e infrastrutture e rilanciare l’economia locale. «Dopo anni di discussioni con le vecchie giunte – conclude fiera Daniela Risso – il nuovo sindaco di Valdieri ci chiede di esportare il nostro modello di gestione anche da loro». Quando si dice la forza dei risultati, concreti.

Un contratto per il futuro
È un bastone in legno di nocciolo il simbolo della rigenerazione della foresta Corni di Canzo, nel comasco. Realizzato dai detenuti del carcere del Bassone di Como grazie a un progetto dell’amministrazione carceraria e dell’Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste della Regione Lombardia (Ersaf ), affiancati dagli artisti dell’associazione Maschera di Schignano. I bastoni, vincitori del premio Comunità forestali sostenibili 2016, sono solo un simbolo dell’attività di Ersaf per promuovere condivisione e partecipazione nelle proprietà forestali. «Costruire e condividere accordi di gestione fra soggetti pubblici e privati del territorio è l’obiettivo del Contratto di Foresta – dice Alessandro Rapella, responsabile Ersaf dell’ufficio operativo Como-Lecco – In pratica, partecipare a un contratto vuol dire condividere obiettivi comuni per la valorizzazione del patrimonio agroforestale e impegnarsi per perseguirli. Ci rifacciamo ai contratti di fiume, che ragionano su tutta l’asta fluviale per avere una visione d’insieme». I contratti sottoscritti in Lombardia sono sei ma le foreste di proprietà della Regione sono venti e il modello è replicabile a tutte.

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Reti a nordest
In Friuli, la rete d’imprese della filiera foresta-legno 12-to-many punta tutto al mercato per creare valore economico e sociale a basso impatto ambientale. «Un pezzo di legno è sostenibile solo se sai da dove viene, quando e chi l’ha tagliato», spiega Samuele Giacometti, fondatore di 12-to-many in cui la cifra 12 indica i chilometri del raggio entro il quale ha prelevato il materiale con il quale ha costruito la sua casa di legno. «Nei preventivi che facciamo per i nostri prodotti e servizi disegniamo un cerchio sul bosco dal quale prenderemo il legname – aggiunge Giacometti – e il raggio del cerchio indica la distanza dal posto in cui verrà lavorato». La rete è costituita da nove nodi, altrettante imprese della Carnia, ma quello friulano è un modello in cui si riconoscono già altre sei reti d’imprese che operano nei boschi del nostro paese, per un totale di 33 aziende e un fatturato di 90 milioni di euro. Ben quattro nodi della rete 12-to-many hanno ricevuto un riconoscimento al premio Comunità forestali sostenibili 2016: Legno Sfrido 661-2, SlowLamp, Cooperativa Legno Servizi e il clavicembalo dei fratelli Leita. Dall’incontro fra legno locale ricavato da gestione sostenibile e qualità tecnologica nasce invece la finestra della falegnameria Cocco Gabriele, di Montorso Vicentino (Vi), anch’essa vincitrice del premio assegnato da Legambiente e Pefc. «Usiamo legno di larice certificato Pefc della Val di Zoldo e non facciamo ricorso a vernici – spiega Gabriele Cocco, titolare della falegnameria con sede a Montorso Vicentino – Grazie a un termotrattamento, la finestra diventa a manutenzione zero perché non viene attaccata da funghi e muffe. Con gli stessi criteri realizziamo anche una finestra di castagno delle Dolomiti».

Eccellenza lucana
È lucana la prima foresta certificata Pefc nel Mezzogiorno, quella di Gallipoli Cognato, in provincia di Matera. «Siamo arrivati alla certificazione nel 2014 – racconta Marco De Lorenzo, direttore del Parco regionale di Gallipoli Cognato Piccole dolomiti lucane – grazie alla collaborazione fra il Gruppo di azione locale Le Macine, con sede ad Accettura in provincia di Matera, la scuola di Scienze agrarie, forestali, alimentari ed ambientali dell’Università della Basilicata e l’Osservatorio per l’ambiente lucano». La foresta certificata ha un’estensione di circa 5.000 ettari, è nata dalla fusione del bosco Gallipoli e del bosco Cognato e ospita per lo più cerri e roverelle che si arrampicano dai 200 metri sul livello del mare fino ai 1.319 metri del Monte Impiso. «La certificazione arriva su un territorio di pregio, con un’economia di tipo silvopastorale – conclude il direttore del parco – e può dare sicuramente impulso anche alle altre attività. Puntiamo ad essere un esempio per altri territori del Sud in cerca di sviluppo sostenibile». Anche grazie alla “rigenerazione” dei boschi.

Giornalista ambientale, per La Nuova Ecologia cura le sezioni inchiesta e storie. Per il canale video LanuovaecologiaTV realizza dirette streaming, video interviste e il montaggio di video servizi. Contatti: loiacono@lanuovaecologia.it @francloia
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