Sono passati quasi quarant’anni, più di due generazioni. Ormai è storia, roba d’archivio. Tant’è che negli Stati Uniti, presso la Yale university, all’interno dell’archivio del Beinecke rare book & manuscript library, s’è creato un fondo curato dall’artista Pablo Echaurren. Stiamo parlando degli indiani metropolitani.

Sono nati senza formare un gruppo, nel febbraio del 1977, all’interno dell’occupazione della facoltà di Lettere all’università di Roma “La Sapienza”. Alcuni di loro erano in fuga dalla militanza politica nei gruppi della sinistra rivoluzionaria, altri si beavano della loro anima freak, altri erano già impegnati nell’ambito culturale ma qualcosa gli andava stretto. Erano tutti ventenni e si erano stufati della politica fatta gerarchica e aggressiva. Inventavano giornali con assoluto piglio creativo, criptici e irridenti nelle loro scritture trasversali che qualche tempo dopo sarebbero stati chiamati “fanzines” sull’onda del punk. E sciamavamo per il centro storico di Roma come dei flaneur, in “derive” situazioniste in cui si ritrovava il piacere della scoperta dei luoghi, in un periodo in cui la città era blindata.

Una buona occasione per dare un bello sguardo ai materiali prodotti dagli indiani metropolitani è l’ampia sezione che gli ha dedicato Pablo Echaurren nella sua mostra Contropittura alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma (fino al 3 aprile 2016).

urbanexperience.it

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