recupero di materia

Ricominciare dalla materia

Il riciclo dei rifiuti rappresenta l’elemento paradigmatico di ciò che chiamiamo l’economia circolare. Anche se non è un concetto nuovo – basti pensare a Il cerchio da chiudere di Barry Commoner (1986), uno dei libri chiave dell’ambientalismo – è sicuramente nuova la centralità che il tema assume sia nelle pratiche industriali, sia nelle politiche pubbliche. Il pacchetto presentato dalla Commissione europea, pur con qualche ridimensionamento, rappresenta un forte stimolo in questa direzione. Per l’Italia, a dire il vero, è un po’ paradossale che l’importanza del riciclo debba arrivare da Bruxelles. Siamo infatti, con la Germania, leader in Europa rispetto alla quantità di materie seconde riciclate nel manifatturiero e fra i grandi paesi Ue l’unico importatore netto. In termini economici e occupazionali, la filiera del riciclo dei rifiuti industriali (raccolta, preparazione al riciclo, rifiuto industriale) vale 45 miliardi e 119mila occupati, a fronte di un totale – inclusi gli urbani – di 59 miliardi e 168mila occupati.

L’attenzione in questi anni è stata posta soprattutto sui rifiuti urbani. E certo da questi potrebbero giungere nuovi flussi a recupero, soprattutto se allarghiamo il sistema della responsabilità estesa dagli imballaggi ai materiali similari (come la carta grafica o le caffettiere, per intenderci) e introduciamo nuovi sistemi di recupero su settori come l’arredamento (quasi 1 milione di tonnellate di materiale riciclabile) o i tessili. Questo rappresenta un modo per sfruttare uno dei punti di forza che l’Italia ha nel panorama europeo.
In primo luogo, l’Italia è con la Germania il leader nell’industria del riciclo. Ricicliamo circa 54 milioni di tonnellate di materia, esclusi i flussi minerali (a fronte dei 68 milioni della Germania e dei 34 della Francia, fonte Eurostat 2012). L’Italia è anche nel G7 l’unico importatore netto di materie seconde (in primo luogo frazioni metalliche), con una quota di export molto contenuta sulle frazioni di carta e plastica.

Inoltre, l’industria della preparazione al riciclo, pur con alcuni fattori di debolezza, ha conosciuto un’importante crescita e qualificazione sotto il profilo tecnologico. Nonostante la recessione il settore cresce per numero d’imprese, valore della produzione e occupati rispetto al 2008. La qualificazione tecnologica riguarda in particolare la selezione delle materie plastiche e il loro riciclo industriale, il trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici e il recupero dei metalli preziosi.

Gli indicatori di efficienza tecnica ed economica dell’industria di preparazione al riciclo sono inoltre largamente competitivi nel quadro europeo. Mentre il settore della raccolta, dominato da aziende di gestione dei rifiuti urbani largamente inefficienti, mostra segni di bassa produttività (i rifiuti raccolti per addetto sono circa la metà di quelli della Francia o della Germania), nel campo della preparazione al riciclo abbiamo i più alti indici di produttività europea in termini di tonnellate riciclate per addetto e di costo per tonnellata.

Il pacchetto economia circolare può dunque funzionare per l’Italia. Anzi, può costituire un traino per orientare al riciclo e al reimpiego di materie seconde una più ampia quota del sistema industriale. Basterebbe guardare i nostri numeri per volerlo fare. Non serve che ce lo dica Bruxelles.

 

Duccio Bianchi è stato direttore e amministratore delegato (fino al 2009) di Ambiente Italia Srl, una delle principali società nazionali di consulenza e pianificazione ambientale. Ha svolto attività di consulenza e ricerca in materia di politiche ambientali, reporting e analisi del ciclo di vita, pianificazione e gestione dei rifiuti. Attualmente è presidente di Asm, la società multiservizio che opera nel territorio pavese. Fa parte da molti anni del Comitato scientifico di Legambiente.
Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *