Renault, non c’è frode. Ma le emissioni sforano

Test emissioni automobili

La Renault è sotto osservazione sugli eccessi nelle emissioni inquinanti degli autoveicoli. La stessa ministra francese dell’ecologia, Ségolène Royal, ha confermato che i limiti di emissione da parte di alcuni modelli in circolazione sono stati superati, sebbene ciò non costituisca una frode simile a quella della Volkswagen. Nel caso dell’azienda francese, infatti, il problema non sono i dati truccati, ma la differenza fra le emissioni registrate nei regolari test di laboratorio e quelle invece riscontrate in altri contesti.

Nel più recente sviluppo delle indagini, due settimane fa, sono state effettuate perquisizioni in alcuni stabilimenti della Renault da parte della Dgccrf (la direzione generale della concorrenza, i consumi e la repressione delle frodi), un’autorità dipendente dal ministero dell’Economia francese. Ma la notizia è stata diffusa il 14 gennaio dalle principali organizzazioni sindacali francesi, la Cgt e la Cfdt. Gli investigatori hanno sequestrato anche i computer personali di diversi dirigenti.

Subito dopo, le quotazioni in borsa del titolo hanno iniziato a scendere precipitosamente, arrivando a perdere il 20% del loro valore. Prima di iniziare a recuperare, erano già stati bruciati più di 5 miliardi di euro.

Esponenti del governo (proprietario per il 15% dell’azienda) si sono così visti costretti a intervenire per arginare i danni: secondo il ministro dell’economia Emmanuel Macron, le ultime investigazioni erano soltanto dei «normali» controlli, mentre la Royal ha cercato di calmare gli animi di dipendenti e azionisti assicurando che «non c’è frode in Renault». La stessa Royal, tuttavia, ha confermato il rilevamento di emissioni di diossido di carbonio (CO2) e ossido di azoto (NOx) superiori ai limiti accettati.

A dimostrarlo sono le indagini della commissione indipendente d’inchiesta istituita dal governo francese, messa all’opera per verificare che nel mercato francese non siano presenti meccanismi fraudolenti come i software del tipo “defeat device”, utilizzati dalla Volkswagen per truccare i dati relativi alle emissioni delle sue automobili.

«Renault non ha imbrogliato – ha dichiarato Thierry Koskas, il direttore generale del gruppo – nelle condizioni di test, noi rispettiamo le norme sulle emissioni». In effetti, già nei mesi passati era emerso che i test effettuati dall’azienda potessero discostarsi parecchio dalla realtà: a novembre 2015 un’ong tedesca, la Deutsche Umwelthilfe, aveva effettuato dei test sull’automobile “Espace” tramite l’università di Berna, dai quali risultava che nella versione diesel del modello le emissioni di ossido di azoto fossero fino a 25 volte superiori al limite previsto dalla legge. In quel caso, l’azienda si era difesa affermando che le procedure di test non fossero aderenti alla normativa europea. A dicembre, però, aveva annunciato un investimento di 50 milioni di euro destinato a ridurre lo scarto fra le emissioni registrate al momento dell’omologazione e in condizioni reali su strada.

Anche questa volta la società automobilistica ha dovuto correre ai ripari: il 18 gennaio i suoi dirigenti hanno promesso di realizzare un “piano tecnico” per ridurre le emissioni nocive delle auto e in più 15mila veicoli saranno ritirati dal mercato con l’intenzione effettuare dei controlli addizionali sui loro sistemi di filtraggio.

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