Referendum trivelle, il comitato “vota sì” annuncia ricorso all’Ue

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Un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere di aprire una procedura d’infrazione sulla violazione delle norme che disciplinano l’estrazione di idrocarburi. È la mossa annunciata dal comitato “vota sì per fermare le trivelle” all’indomani della consultazione fallita per il mancato raggiungimento del quorum in conferenza stampa alla Camera dei deputati. «La norma rimasta in vigore è illegittima perché fa in modo che solo pochi possano estrarre senza alcuna scadenza gas e petrolio entro le 12 miglia marine, estromette quindi dal gioco della libera concorrenza tutti gli altri operatori del mercato – segnala il giurista Enzo Di Salvatore – È stata presentata  un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere di aprire nei confronti dell’Italia una procedura di infrazione per violazione delle regole sulla libera concorrenza». Altra questione da risolvere, quella relativa a cinque concessioni di estrazione già scadute. «Il governo non le ha prorogate formalmente né ha vietato l’estrazione. Alcune associazioni presenteranno una diffida al Ministero dello sviluppo economico affinché chiuda quei procedimenti», aggiunge il giurista Enzo Di Salvatore.

Tanti i commenti questa mattina sul risultato e sulle difficoltà che il Comitato ha dovuto affrontare nelle settimane di campagna referendaria. «Vittoria o sconfitta? Bisogna togliere dalle valutazioni le parole sprechi e demagogia usate dal Premier Renzi – afferma in conferenza Piero Lacorazza, presidente del Consiglio regionale della Basilicata e capofila delle Regioni referendarie – Il risultato raggiunto va valutato alla luce di un percorso avviato con sei quesiti depositati alla Corte di Cassazione. Siamo riusciti a smontare l’articolo 38 dello Sblocca Italia, motivo per cui non si può parlare di demagogia, e alcune compagnie petrolifere hanno rinunciato a permessi di ricerca e di estrazione di idrocarburi nei nostri mari: questa per noi è una grande vittoria. Inoltre, gli sprechi non sono addebitabili alle Regioni, ricordo che l’election day è stato rifiutato». La più grande soddisfazione del Comitato è aver portato all’attenzione pubblica il tema energetico, relegato un tempo solo a una ristretta cerchia di esperti. «Non si è raggiunto il quorum, ma un solco è stato tracciato e porterà l’Italia sempre più lontana dal petrolio e verso le rinnovabili», afferma Francesco Emilio Borrelli, Consigliere regionale delegato della Campania. «Il dato da sottolineare è che sono stati più di 15 milioni gli elettori con un governo contro e, di questi, 13,5 milioni hanno votato “sì”. Ciò significa che moltissimi italiani sono a favore di una nuova politica energetica», aggiunge Lacorazza.

 

Sul dato di affluenza alle urne di poco superiore al 32% è duro il commento del giurista Enzo Di Salvatore. «A essere stata sconfitta – sostiene Di Salvatore – in Italia è stata la democrazia perché i due terzi degli italiani non sono andati a votare». La condotta del governo non va giù ai promotori della consultazione. «C’è stata una fortissima ostinazione a far fallire il referendum: abbiamo avuto il minor tempo possibile per fare la campagna e sono stati lanciati tanti inviti all’astensione da parte di importanti cariche politiche – ricorda Maria Maranò, presidente del Comitato nazionale “Vota Sì per fermare le trivelle” – Nonostante le difficoltà incontrate, siamo orgogliosi dei risultati e di aver realizzato un’efficace campagna di sensibilizzazione sui temi energetici in tutto il Paese». A sottolineare la scorrettezza dell’azione del governo, anche Arturo Bova, consigliere delegato della Calabria. «La ristrettezza dei tempi che ci sono stati concessi non ha precedenti nella storia repubblicana – spiega Bova – la campagna di disinformazione sul tema del referendum è stata totale, si è scatenata una vera e propria macchina da guerra contro il “sì” per boicottare la consultazione». I promotori del referendum hanno espresso “un sentito ringraziamento alle migliaia di volontari e alle centinaia di associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa referendaria, che si sono prodigati per diffondere le ragioni del “sì” organizzando diverse iniziative sul territorio”. Insomma, quella per il 17 aprile è stata una mobilitazione che traccia anche il prossimo futuro.

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