amministrazione digitale

Pubbliche amministrazioni, trasparenza cercasi

Sono passati dieci anni (era l’1 gennaio 2006) dall’entrata in vigore del Codice per l’amministrazione digitale, noto anche come Cad, a seguito del D. Lgs. approvato il 7 marzo dell’anno precedente. È quindi sulla scorta di questa ormai lunga esperienza che si deve confrontare il nuovo testo, proposto dal governo e passato in via preliminare al Consiglio dei ministri la settimana scorsa, nell’ambito del processo di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. Un restyling orientato per di più verso la “neutralità tecnologica”, vale a dire del principio che nella normativa primaria è indispensabile stabilire i principi demandando a provvedimenti regolamentari o regole tecniche i dettagli organizzativi e operativi. Tutto questo si è collocato nel quadro della normativa comunitaria, rappresentata dal Regolamento n. 910/2014 (il cosiddetto eIDAS) su firme, documenti e sigilli elettronici che abroga la direttiva 1999/93/CE e che si applicherà anche in Italia dal prossimo 1 luglio.

Quali sono perciò gli assi portanti che hanno guidato il governo in questa delicata materia? L’obiettivo dev’essere innanzitutto quello di assicurare ai cittadini il diritto a una pubblica amministrazione on-line di qualità, che consenta di usufruire dei servizi con la stessa efficienza e modalità di quelli comunemente erogati da soggetti privati. È cruciale in quest’ottica il ruolo del “Sistema pubblico d’identità digitale” (Spid) che mediante la definizione dei Gestori dell’identità consente ai cittadini d’utilizzare credenziali unificate per l’accesso ai servizi in rete. In quest’ottica si colloca anche la Carta d’identità elettronica (Cie) giunta finalmente in porto, dopo vent’anni di attesa, su scala nazionale. Il Cad ne ribadisce il ruolo di documento di identità personale ma lascia ad essa un percorso coordinato con quello di Spid dove la Cie può diventare la credenziale di accesso predominante nel sistema dei servizi in rete sia pubblici che privati.

Il principio del digital first è ben presente nel testo del Cad e deve illuminare il percorso dell’amministrazione digitale (non solo pubblica) consentendo quel salto di qualità indispensabile per eliminare i supporti cartacei garantendo efficacia, efficienza ed economicità, anche sotto il profilo ambientale, dei procedimenti amministrativi. In questo modello la norma introduce un nuovo modello di domicilio digitale e schemi di utilizzo tali da consentire l’aggregazione semplificata dell’accesso ai servizi al momento descritta attraverso il logo “Italia Login”, la piattaforma unica lanciata meno di un anno fa dalla Presidenza del consiglio attraverso il piano Crescita digitale che dovrebbe rivoluzionare, da qui al 2020, le relazioni con la pubblica amministrazione nel suo complesso, dalla scuola alla sanità, dall’anagrafe al fisco.

La trasparenza è un altro caposaldo di questo processo. Il testo della Funzione Pubblica (art. 4 del testo di riforma approvato nell’agosto del 2015) sul tema è particolarmente chiaro ed efficace: “Puntare sugli open data e sulla massima trasparenza dell’azione amministrativa come migliore politica a costo zero contro la corruzione. Viviamo in un sistema farraginoso e complicato: chi è onesto resta imbrigliato in mille rivoli burocratici e chi è disonesto usa l’intreccio normativo per eludere la legge”. Ottimi e condivisibili i principi. Ma in fase attuativa sarà indispensabile vigilare sulla reale efficacia delle informazioni pubblicate. Valanghe di dati destrutturati non servono a nulla. Sarà indispensabile definire anche i criteri di efficacia ed effettiva utilità del dato pubblicato o dell’insieme di dati disponibili rendendoli intellegibili e usabili dagli utenti.

Il ruolo dell’Agenzia per l’Italia digitale nello stabilire modelli di dati e formati per la loro elaborazione e presentazione è fondamentale per il successo degli open data. Il nuovo testo del Cad affronta l’obsolescenza del Sistema pubblico di connettività (Spc), nato sempre nel 2005 insieme al primo Cad, vale a dire il sistema tecnologico e regolamentare che permette alle pubbliche amministrazioni di interoperare salvaguardando la sicurezza, la riservatezza e l’autonomia di gestione del patrimonio informativo. Un’obsolescenza di natura infrastrutturale, per un verso, vista la carenza generale delle reti nel nostro paese che incide anche nel funzionamento dei sistemi pubblici.

Le norme presentate nel nuovo testo, pur semplificate in alcune parti (le definizioni ad esempio), in altre sono ancora dettagliate e si collocano più sul piano dei regolamenti che non su quello dei principi generali.

È un nodo fondamentale, questo, verso un sistema maturo di e-government che chiama in causa la scarsa chiarezza delle regole o la mancanza di prevalenza fra norme parallele, per esempio quella fra lo stesso Cad e il Codice dei beni culturali, al punto da renderle spesso inapplicabili e o in conflitto di competenza. Nel nuovo Cad si semplifica l’adozione delle regole tecniche. Questo aspetto dovrebbe indurre alla produzione di un “testo unico” delle regole tecniche del Cad. Semplificare, insomma, il sistema delle regole senza indebolire la base giuridica delle procedure è il punto di partenza per adeguarci al contesto comunitario valorizzando il patrimonio tecnologico e organizzativo che il nostro paese in questo ambito ha maturato.

Giovanni Manca, laureato in Ingegneria elettronica, con trent’anni di esperienza svolge attività di consulenza sulle tematiche di dematerializzazione e sicurezza Ict per numerose aziende specializzate. Ha partecipato, tra l’altro, ai progetti per la prima firma elettronica nella pubblica amministrazione, alla messa in opera dei servizi telematici fiscali, alla progettazione dei documenti elettronici (CIE, CNS) e alla stesura delle principali norme per la cosiddetta dematerializzazione. Ha partecipato alla stesura delle più importanti normative tecniche sui temi della dematerializzazione e del governo elettronico. Fa parte dell’Advisory Board di Anorc (Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili della Conservazione digitale) e del comitato scientifico di Aifag (Associazione Italiana Firma elettronica Avanzata biometrica e Grafometrica).
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