Premio per il camoscio appenninico

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L’Italia raggiunge un importante risultato nella tutela della biodiversità. La Commissione europea ha inserito il progetto Life Coornata, per la tutela del camoscio appenninico, tra i 23 migliori progetti Life Natura terminati e valutati nel 2015.

Life Coornata, avviato nel 2010, mira a tutelare una specie che vive esclusivamente sulle vette degli Appennini e che all’inizio del secolo scorso, ridotta a poche decine di esemplari, rischiava l’estinzione. Il progetto è coordinato dal Parco Nazionale della Majella (Pnm); Legambiente è impegnata nelle azioni di educazione ambientale e divulgazione. «Il progetto – ha dichiarato Antonio Nicoletti, responsabile Legambiente Aree protette – ha avuto il merito di coinvolgere anche i cittadini, oltre ai tecnici dei parchi, sui temi della tutela della biodiversità. Ha comunicato e fatto conoscere al pubblico politiche di salvaguardia di specie vulnerabili o a rischio di estinzione e in particolare quelle legate alle nostre aree protette». 

Partner del progetto sono i Parchi nazionali di Abruzzo Lazio e Molise, del Gran Sasso Monti della Laga, dei Monti Sibillini, il Parco regionale del Sirente Velino. In questi parchi si stanno curando la reintroduzione dei camosci e la costituzione di nuove colonie. Tutti i parchi coinvolti nel progetto condividono le misure di gestione e le strategie di conservazione a lungo termine. «Questo importante riconoscimento – sottolinea Franco Mari, project manager del progetto – dimostra tutta la validità del piano d’azione nazionale per il camoscio appenninico, che è stato centrato appieno da tutte queste attività progettuali culminate nel Life Coornata: dalle poche decine di individui di camoscio appenninico presenti agli inizi del 900 nell’allora Parco nazionale d’Abruzzo, si è arrivati oggi a più di 2000 animali distribuiti tra cinque diverse popolazioni».

Grazie ai fondi Life+, si sono sperimentate nuove tecniche di cattura e rilascio degli animali mai usate prima su questa entità faunistica. Come la up-net, un dispositivo per catture collettive degli esemplari che ha il vantaggio, rispetto alla tele anestesia dei singoli individui, di poter trasferire un certo numero di animali simultaneamente: una condizione molto utile per reintrodurre in natura animali che vivono in gruppo. «Questa esperienza – osserva ancora Nicoletti – dimostra come, nel nostro Paese, la gestione faunistica dei grandi mammiferi non si possa riassumere solo in termini di criticità, di mancato coordinamento o di proposte farraginose su come affrontare questioni legate alla gestione di grandi carnivori o di ungulati selvatici. Continueremo, con rinnovato slancio e passione, l’azione di tutela su questo animale che ancora deve essere oggetto di attenzioni e di azioni coordinate per poter essere messo definitivamente in sicurezza».

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