Premessa sbagliata

obama cameron

L’organizzazione non governativa inglese War on Want è in prima linea nella lotta contro il Ttip. Abbiamo intervistato il suo portavoce John Hilary.

Perché il Ttip sarebbe un male per l’Ue?

Il Ttip è ciò che chiamiamo un accordo commerciale di “nuova generazione”. Non si tratta di un accordo tradizionale perché non porta alla rimozione delle tariffe sulle esportazioni per stimolare il commercio ma a ridurre la regolamentazione che agisce come “barriera” contro i profitti meramente aziendali. I settori privati potranno beneficiare di esso, scuola pubblica, ospedali e aziende agricole andranno a perderci. La nostra sicurezza alimentare è a rischio perché non possiamo imporre le nostre norme agli Stati Uniti, un problema di cui neanche stanno discutendo.

Il segretario di Stato francese per il Commercio, Matthias Fekl, ha chiesto una rinegoziazione del Ttip dopo che Angela Merkel ha espresso il desiderio di accelerare i tempi delle trattative. Qual è la sua opinione a riguardo?

I politici tedeschi e francesi sono molto nervosi per i negoziati perché l’anno prossimo ci sono le elezioni nazionali e temono il loro elettorato. La Francia ha tutte le ragioni per voler riconsiderare il Ttip dato che il suo sistema agricolo e i suoi agricoltori uscirebbero gravemente danneggiati da questo trattato.

Il trattato avrebbe dovuto essere sottoscritto sotto l’amministrazione di Obama, ma questa responsabilità dovrebbe ormai ricadere sul prossimo presidente degli Stati Uniti. Ci sarà tempo per ridiscuterlo?

Con buona pace di Obama, è sicuro al 100% che sottoscrivere il Ttip sarà una prerogativa del prossimo presidente degli Usa. Al momento tutti e tre i candidati alla Casa Bianca – Trump, Sanders e Hillary Clinton – sono molto scettici sul trattato. Credo che le negoziazioni dureranno molto più a lungo e non è certo che gli Usa alla fine firmeranno.

Dove nasce lo scetticismo statunitense?

Col Ttip l’Ue ha il permesso di commerciare con gli Stati Uniti soltanto a livello federale, ma ciò che realmente vorrebbe ottenere è l’autorizzazione al commercio a livello statale. Il mercato dei singoli Stati degli Usa vale 650 miliardi di dollari, ma i contratti sono emessi dai governi locali quindi fuori dalla portata dell’Europa. Si tratta di una barriera che gli Stati Uniti non saranno propensi ad abbattere.

Quale altro tipo di accordo potrebbe essere messo in atto in sostituzione del Ttip, al tempo stesso vantaggioso per gli Stati Uniti e per l’Unione Europea?

Per noi di War on Want il Ttip parte da una premessa errata: per un trattato equo dovremmo innanzitutto chiederci di quanto scambio commerciale abbiamo bisogno, quanto è buono lo scambio, che tipo di scambio è buono… C’è una parte del Ttip che si concentra sul commercio di petrolio e gas: non possiamo dimenticare la battaglia contro i cambiamenti climatici e le risoluzioni all’indomani della Cop21. Inoltre la Commissione europea non dovrebbe essere l’organo designato per condurre tali negoziati visto che non è eletto da nessuno ed è formato da irresponsabili e corrotti. La trasparenza dovrebbe essere la caratteristica principale di un trattato equo e il Ttip, bisogna ricordarlo, si sta discutendo a porte chiuse.

Qual è il sentimento generale sul Ttip in Europa? Cosa avete registrato come organizzazione sempre in prima linea in questa battaglia?

Dopo che Greenpeace ha fatto trapelare alcuni documenti segreti riguardo il Ttip c’è stato un rinnovato interesse, perché per la prima volta un’altra fonte di notizie, diversa da quelle governative, è venuta in superficie. C’è un forte movimento contro il Ttip e si è diffuso in tutta l’Ue, anche in Europa centrale e orientale e in tutta l’area mediterranea. Le persone ora sanno. E non permetteranno che questo trattato veda la luce.

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