Polmoni senza diritti

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Marie-Ève Héroux (Oms)

Meno del 20% dei cittadini in Europa respira aria “in regola” rispetto alle linee guida dell’Oms. E anche se è migliorata rispetto a dieci anni fa, l’esposizione della popolazione resta critica, come spiega in questa intervista Marie-Ève Héroux, responsabile tecnico per la qualità dell’aria e del rumore nell’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Cominciamo dai dati. Quante vittime fa la cattiva qualita dell’aria che respiriamo?
Siamo tutti giustamente proccupati dell’aria esterna, a cui attribuiamo almeno tre milioni di vittime ogni anno nel mondo, ma anche quella degli ambienti chiusi può essere altrettanto mortale. Si stima che 6,5 milioni di decessi (l’11,6% di tutte le morti a livello mondiale) nel 2012 possono essere associati all’inquinamento dell’aria, outdoor e indoor (al quale contribuiscono altre sostanze, ndr). Quasi il 90% delle morti si verifica nei paesi a basso e medio reddito, quasi due su tre in Asia sudorientale e nelle regioni occidentali del Pacifico.

Dove si trova l’aria piu inquinata?
Le regioni che hanno i più alti livelli di inquinamento atmosferico sono il Sudest asiatico, il Mediterraneo orientale e le regioni del Pacifico occidentale, anche se in alcuni di questi posti c’è una grande quota di polvere naturale che viene inclusa nelle stime.

E in Europa che aria respiriamo?
Meno del 20% dei cittadini nei paesi europei respira entro il livello indicato dalle nostre linee guida, ovvero 10 μg/ m3 per il pm2,5. Va sottolineato che le preoccupazioni per la salute non si limitano ai centri più inquinati: effetti sostanziali si notano anche nelle città più pulite d’Europa o del Nord America, dove i livelli di particolato sono 3-5 volte inferiori a quelli delle città più inquinate.

La situazione è migliore o peggiore del passato?
In generale, la qualità dell’aria è migliorata negli ultimi dieci anni in Europa. Tuttavia l’esposizione della popolazione rimane significativa.

Bisogna rivedere i limiti di legge?
Ci sono evidenze successive alla pubblicazione delle nostre linee guida del 2006 che dicono come livelli anche più bassi di particolato hanno impatto sulla salute. Ecco perché le linee guida, anche se non giuridicamente vincolanti, sono in fase di revisione per aiutare i paesi a ridurre il carico globale di malattie da infezioni respiratorie, malattie cardiache e il cancro ai polmoni. Inoltre si potranno ridurre anche le emissioni di gas che contribuiscono al cambiamento climatico.

Dovendo fare una vostra classifica, quali sono le fonti di inquinamento atmosferico più preoccupanti e cosa si può fare per ridurre i rischi per la salute?
Sono il trasporto con veicoli e carburanti inquinanti, la combustione inefficiente di combustibili a uso domestico per la cottura, l’illuminazione e il riscaldamento, le centrali termoelettriche a carbone e la combustione dei rifiuti. Tutte le politiche che cercano di ridurre queste fonti possono avere un effetto positivo sulla qualità dell’aria. Gli Stati membri dell’Oms hanno adottato nel 2015 una risoluzione per “affrontare gli effetti negativi sulla salute dell’inquinamento atmosferico”. Nel 2016 hanno concordato una road map per “una migliore risposta globale agli effetti negativi sulla salute dell’inquinamento atmosferico”. Questa agisce su quattro pilastri: l’ampliamento di prove e conoscenze sugli impatti sanitari; il monitoraggio e il reporting degli impatti e le tendenze dell’inquinamento; il rafforzamento del coordinamento globale fra istituzioni; le strategie per rafforzare il settore sanitario e indurre la politica e il processo decisionale a sviluppare piani d’azione per ridurre i rischi per la salute. Bisogna impegnarsi per farla rispettare.

Giornalista ambientale, per La Nuova Ecologia cura le sezioni inchiesta e storie. Per il canale video LanuovaecologiaTV realizza dirette streaming, video interviste e il montaggio di video servizi. Contatti: loiacono@lanuovaecologia.it @francloia
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