Arredare con il verde. Così nasce il nostro rifugio antismog

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Le piante rendono accogliente e rilassante l’atmosfera delle nostre abitazioni ma anche più sana. Avere il verde in casa è importante non solo per l’aspetto estetico ma soprattutto perché le piante sono in grado di migliorare la qualità dell’aria delle stanze, aiutando a ridurre il livello di CO2, il livello di alcuni inquinanti, come xilene o benzene contenuti nei materiali per l’arredamento, l’anidrite solforosa, il biossido d’azoto, infine contribuiscono ad aumentare l’umidità e attutiscono il rumore di fondo. Ne abbiamo parlato con Francesca Rapparini, biologa, ricercatrice di fisiologia e ecofisiologia delle piante nella sezione di Bologna dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Consiglio nazionale delle ricerche.

In che modo le piante ci aiutano a combattere l’inquinamento nelle nostre case?

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Francesca Rapparini, ricercatrice dell’Ibimet Cnr, si occupa di ricerche relative alle interazioni pianta/ambiente in ambiente urbano e naturale

I benefici che le piante possono esercitare sulla qualità dell’aria nascono dalla loro capacità di “respirare”. Nelle foglie ci sono delle aperture, gli stomi, che sono una sorta di pori che si aprono di giorno e si chiudono di notte per liberare l’ossigeno e far entrare all’interno della foglia l’anidride carbonica necessaria alla pianta per far funzionare la fotosintesi. Quindi le piante, in maniera inconsapevole, aprendo questi pori possono far entrare nella foglia sostanze gassose presenti nell’aria della stanza dannose per la nostra salute. Questi inquinanti passano anche attraverso lo strato più esterno della foglia (la cuticola), che assorbe queste sostanze anche di notte quando gli stomi sono chiusi.
In generale, una volta che sono assorbite nella pianta, è stato dimostrato che la maggior parte di queste sostanze sono detossificate mediante processi enzimatici, poi metabolizzate e incorporate in amminoacidi, acidi organici, zuccheri, lipidi e anche in componenti della parete cellulare, o possono essere trasportate lungo il fusto della pianta fino alle radici, dove i microorganismi radicali, principalmente batteri, distruggono le sostanze tossiche. Responsabile della depurazione dell’aria della casa, non è solo la parte verde della pianta ma anche il sistema costituito dall’apparato radicale e dai microorganismi presenti nella terra, che contribuisce attivamente alla rimozione di sostanze nocive. Le radici delle piante rilasciano nel terreno sostanze nutritive e altri composti che possono influenzare la capacità dei microrganismi, soprattutto batteri, nella degradazione degli inquinanti.

Ci sono piante più efficaci di altre nell’assorbire le sostanze inquinanti?
Sì, la struttura fogliare è specifica per ogni specie, i meccanismi di assorbimento dipendono da quest’ultima oltre che dalla struttura della pianta: le diverse strutture delle foglie vanno a influenzare l’assorbimento degli inquinanti.
Le più efficaci sono la dracena, il filodendro, lo spatifillo e la gerbera, che assorbono più dell’80% di inquinanti in casa. Si tratta di specie contraddistinte da due importanti caratteristiche: hanno foglie a superficie larga, in grado quindi di assorbire le polveri sottili, e non rilasciano terpeni, elementi dai quali dipende il profumo, ma che reagiscono con gli inquinanti emessi dalle automobili, formando ozono troposferico, dannoso per l’uomo e per l’ambiente.
C’è un’indicazione sul numero di piante da tenere in casa e sulla loro disposizione?
Secondo uno studio di Wood, condotto in ambiente abitativo vero, sono sufficienti tre piante di dimensione rilevante (vaso da 25-30 cm) o sei piante di medie dimensioni (vaso da 15-20 cm) in stanze di medie dimensioni (10-15 m2).
Se in ambiente esterno l’efficacia depurativa risulta migliore quando le piante sono in vicinanza delle fonti di emissione, in casa i volumi dei comuni ambienti chiusi sono tali per cui si ritiene che la concentrazione di inquinanti sia omogenea in tutto l’ambiente.
Quindi l’efficacia delle nostre piante è indipendente dalla distanza dalla fonte di emissione.
Per una diversa capacità di depurare inquinanti diversi consiglio sempre l’utilizzo di una composizione di diverse specie di piante, piuttosto che un numero maggiore di piante appartenenti alla stessa specie.

C’è differenza fra le stanze per la scelta della pianta?
Le sostanze che troviamo più facilmente nell’aria sono la formaldeide, lo xilene e il benzene, che vengono rilasciate da fumo, computer, fotocopiatrici, plastica e vernici. Ogni ambiente a seconda del suo utilizzo presenta concentrazioni e tipologia di inquinanti diversi. Quindi bisognerà tener presente una serie di variabili come il tipo di stanza ma anche il diverso tempo di permanenza delle persone nei diversi ambienti e gli agenti inquinanti presenti.

Ci sono situazioni domestiche che possono diminuire la capacità di assorbimento delle piante e quindi errori da non fare?
Le ricerche hanno evidenziato come sia necessario abbinare l’utilizzo delle specie da interno che mitigano gli inquinanti a un buon sistema di ventilazione dell’ambiente, che favorisce comunque anche l’attività fisiologica della pianta stessa, e quindi la rimozione di inquinanti dall’ambiente.

Per quanto riguarda il mantenimento delle piante in stanza di notte, è vero che è meglio evitare?
Non ci sono studi che possano sostenere tale considerazione.
La rimozione di ossigeno durante la notte da parte delle piante è minima in relazione ai nostri fabbisogni e alle dimensioni degli ambienti. Relativamente alla rimozione di sostanze tra giorno e notte,una review sugli studi condotti fino al 2007 per l’assorbimento di esano e Btex (benzene, toluene, etilbenzene e xilene) ha concluso che per nove specie di piante in vaso – fra cui Spatifillo, Dracena, Kentia, Potus e Filodendro – il tasso di rimozione non variava seguendo il ciclo giorno-notte. Quindi i microorganismi associati alle radici, sono stati considerati i maggiori responsabili della rimozione, mentre la pianta ha il ruolo di nutrire e attivare la sua specifica comunità radicale.

 

 

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