Pendolari all’inferno

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Cresce la domanda di treni fra i cittadini. Ma il governo continua ad investire in autostrade e grandi opere. Così due milioni e 842mila persone che viaggiano ogni giorno sul sistema ferroviario regionale, il +2,5% in più rispetto al 2014, rimangono impantanati fra corse tagliate, carrozze sovraccariche e biglietti che continuano ad aumentare.

È il quadro che emerge dal “Rapporto Pendolaria 2015” presentato da Legambiente stamattina a Napoli (vedi la diretta in streaming): a fronte di una richiesta crescente i tagli nei servizi regionali degli ultimi 5 anni si stimano intorno al 6,5%. Una media che nasconde punte negative specialmente al Sud, corrispondenti al 18,9% in Basilicata, al 26,4% in Calabria, al 15,1% in Campania ma in graduatoria c’è anche il 13,8% della Liguria. A ciò si aggiunge l’aumento dei costi dei biglietti, con il +47 del Piemonte seguito dal +41% in Liguria, dal +25% in Abruzzo e Umbria. Tutto a fronte di un servizio che non migliora, anzi: in alcune zone i treni sono letteralmente scomparsi, visto che in questi anni sono stati chiusi 1.189 chilometri di linee ferroviarie.

I tagli, spiega il rapporto di Legambiente, non sono dovuti semplicemente alla mancanza di fondi ma a precise scelte strategiche. Mentre il trasporto locale boccheggia, le linee ad alta velocità decollano. Basti dire che nel 2007 i collegamenti Eurostar fra Roma e Milano al giorno erano 17, oggi tra Frecciarossa e Italo sono 63, con un aumento dell’offerta in 8 anni pari al 370%. Molto diversa, tanto per fare un esempio, la situazione per le 120mila persone che ogni giorno prendono i treni della ex Circumvesuviana, a Napoli, che hanno visto un calo dell’offerta di treni del 30%. Ad emergere, oltre al divario fra treni di serie A e di serie B, è anche la sperequazione geografica: ogni giorno i treni regionali che circolano tra Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna sono meno di quelli della sola Lombardia (1.738 contro 2.300). Si tratta inoltre di treni più vecchi rispetto a quelli del Nord (20,4 la media di età contro 16,6) e anche più lenti, perché larga parte delle linee sono a binario unico e non elettrificate.

Nel frattempo si continua a investire sul trasporto su gomma: fra sconti su tariffe e pedaggi e riduzione delle tasse per gli autotrasportatori, dal 2010 al 2015 sono stati stanziati quasi 9 miliardi di euro, mentre dal 2002 ne sono stati investiti in strade e autostrade oltre 58, a fronte dei 12 dedicati alle ferrovie nazionali e regionali e dei 18 destinati alle metropolitane e alle ferrovie suburbane. E l’ultima legge di stabilità non prevede cambiamenti di rotta.

Simili strategie d’investimento ci allontanano dall’Europa, che sul piano dei trasporti sembra aver intrapreso un percorso più compatibile con criteri di sostenibilità ambientale: la Germania supera di circa un terzo gli 854 milioni di viaggi su treno annuali in Italia, mentre la Gran Bretagna raggiunge i 1.654 milioni di viaggi, in continua espansione. E anche a livello urbano il gap è evidente: l’Italia possiede appena 233 km di binari per le reti metropolitane a fronte dei 630 km di linee presenti in Germania e dei 581 in Spagna.

“Il trasporto ferroviario, con i problemi che vivono ogni giorno i pendolari nelle città e nei collegamenti al Sud, sono una grande questione nazionale – dice Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – È un tema, oltre che ambientale, di dignità e diritto alla mobilità che riguarda milioni di cittadini. Serve subito un cambio delle priorità per passare dalle grandi opere a quelle utili e urgenti nelle città e per migliorare i collegamenti al Sud che sono privi di finanziamenti. Inoltre mancano le risorse per comprare quei 1.600 treni indispensabili a rilanciare il trasporto ferroviario regionale”.

Ma quali sono i rimedi? Sono quattro le proposte che l’associazione del Cigno lancia al governo:

1) Realizzare gli investimenti nella rete ferroviaria spostando il 50% degli investimenti previsti dal Contratto di Programma di Rfi nei nodi urbani e nel Sud. Le risorse ci sono, bisogna muoverle dalle grandi opere alle città.

2) Lanciare un programma di nuove linee di tram e metropolitana nelle città, attraverso un fondo da finanziare con 500 milioni all’anno da prendere dai sussidi all’autotrasporto (che valgono 3 miliardi di euro all’anno attraverso l’esonero dell’accisa) e concentrando qui gli investimenti del piano Juncker e della Bei, che oggi prevedono di realizzare autostrade (come la pedemontana veneta, la pedemontana lombarda e la terza corsia della Serenissima).

3) Potenziare il servizio ferroviario regionale con 500 milioni di euro all’anno da destinare al fondo per il Tpl e il trasporto ferroviario regionale dopo i tagli degli ultimi anni.

4) Comprare nuovi treni, per cambiare la situazione nelle regioni italiane servono infatti almeno 500 milioni di euro all’anno per 10 anni, attraverso un cofinanziamento statale, regionale e utilizzando i fondi del piano Juncker. Anche qui, le risorse ci sono e il ministero delle Infrastrutture ha tutte le possibilità di spostarle dall’autotrasporto o dagli introiti delle concessionarie autostradali, dalle risorse previste per l’Anas. In parallelo, le Regioni devono raggiungere una spesa pari al 5% del loro bilancio per potenziare i servizi e sostituire il materiale rotabile. Servono nuovi treni, per sostituire quelli con oltre 20 anni di età e per potenziare il servizio sulle principali linee pendolari e regionali. Sempre secondo Legambiente ne servono 1.593, di cui 1.259 per il servizio di trasporto regionale (429 a media percorrenza e 830 per i treni ad alta frequentazione), 150 treni per il servizio di metropolitana, 184 tram.

Legambiente chiede inoltre al governo di dare subito un segnale al Sud di cambiamento, intervenendo sulle otto linee ferroviarie principali per velocizzare i percorsi e acquistando nuovi treni, per rendere più confortevole il viaggio e ampliare l’offerta: serve un ministero delle Infrastrutture che le finanzi nel contratto di programma con Rfi e in parallelo inserisca questi collegamenti nel contratto Intercity con Trenitalia e stanzi le risorse per acquistare i nuovi treni indispensabili al potenziamento del servizio.

 

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