Parola di Papa

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Ad un anno dalla Laudato si’, l’enciclica di papa Francesco sulla cura della casa comune, abbiamo incontrato il giornalista Iacopo Scaramuzzi, per analizzarne gli effetti. Vaticanista e autore del libro “Tango Vaticano” (Edizioni dell’Asino, pp.170., euro 12) sulla prima fase del pontificato, ha commentato così: «Il papa ha proposto più volte i temi dell’enciclica durante l’anno, spingendo gli uffici del Vaticano a seguirlo – spiega – La Pontificia accademia delle scienze, per esempio, nel luglio scorso ha ospitato un convegno mondiale di sindaci verso lo sviluppo sostenibile. L’azione più concreta del papa, tuttavia, è stato il sostegno alla Cop21. Francesco aveva scelto la tempistica della pubblicazione per favorire la riuscita del vertice. Lo ha poi ribadito in un discorso alla sede del programma Onu per l’ambiente a Nairobi (Kenya) dove a novembre affermò: “Sarebbe triste e, oserei dire, catastrofico che gli interessi privati prevalessero sul bene comune e arrivassero a manipolare le informazioni per proteggere i loro progetti”».

 Sono bastate le parole dell’enciclica per un’influenza del genere? Il Vaticano ha risposto integralmente all’esortazione papale?

Non credo siano solo parole. Penso che l’impegno del papa, che a questo scopo poco prima della pubblicazione della sua lettera aveva ricevuto in Vaticano il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, è stato un po’ più di una moral suasion, un po’ meno di una mediazione diplomatica. Il risultato del vertice, pur con tutti i suoi limiti, è stato possibile tra l’altro grazie al presidente statunitense Barack Obama e ad un occhio di riguardo nei confronti dei paesi emergenti o in via di sviluppo, Cina in primis, e non stento a credere che, dietro le quinte, la diplomazia della Santa Sede abbia fatto la sua parte in questa direzione. In Vaticano, tuttavia, non mancano delle ombre. L’Istituto per le Opere di Religione (Ior), ad esempio, ha alcuni investimenti in compagnie di carburanti fossili, e il suo presidente, il francese Jean-Baptiste de Franssu, si è impegnato per il futuro ad investire «in società che non siano contrarie agli insegnamenti del Santo Padre». Mi sembra quanto meno opportuno: pecunia olet!

Per la prima volta la Chiesa invece di pronunciarsi sulla vita, o sulla famiglia si riferisce all’ecologia. Quali sono stati gli obiettivi profondi e non manifesti di questa presa di posizione?

Il fatto stesso che il papa abbia deciso di dedicare una lettera all’ecologia rappresenta una novità eclatante in seno ad una Chiesa più abituata, nel corso dei decenni, a pronunciamenti vaticani e pontifici su tematiche, pro life o neocon, come la vita, la famiglia, la bioetica. Il papa si rivolge poi non solo ai cattolici, ma a tutti coloro che, cristiani o non cristiani, persone di fede o non credenti, sono preoccupati dai destini del nostro pianeta. E se in passato, specie a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, le parole della Genesi sul «dominio» dell’uomo sulla natura, le razzie dei conquistadores in America latina o la lettura weberiana del protestantesimo filo-capitalista sono state interpretate come dimostrazione di un antropomorfismo cristiano irresponsabile e colluso con lo sfruttamento dell’ambiente, ora il papa fa “un grande passo per sanare la frattura tra religioni occidentali e natura”, come ha osservato Eugene Linden sul Financial Times. Il tentativo di Francesco è di aprire la Chiesa alla società e alla modernità, come già aveva fatto Giovanni XXIII rivolgendosi, in apertura del Concilio vaticano II, alle persone “di buona volontà”.

 Quali sono le influenze e le citazioni nell’enciclica? Quali sono i suoi riferimenti, le sue letture?

Sin dal titolo, Laudato si’, il papa si ispira, esplicitamente, al Cantico delle creature di san Francesco, il santo del quale ha assunto il nome. Francesco cita ampiamente la Bibbia, San Francesco, san Tommaso e il teologo Romano Guardini, i pontefici precedenti e il patriarca ecumenico ortodosso Bartolomeo, per poi avvertire: “Alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti”. Il punto, direi, è che indicare l’impegno concreto a favore dell’ambiente è uno dei modi utilizzati da questo papa per denunciare il rischio dell’ipocrisia. “Predicate con i fatti, e solo se serve con le parole”, diceva san Francesco con una frase che il papa ama ripetere. Bergoglio, a differenza di molti uomini di Chiesa, ha una cultura variegata e non “da sacrestia”. Da giovane, per dire, ha studiato psicologia, ha lavorato come chimico, ha insegnato letteratura spagnola. Ama film come La strada di Federico Fellini, Mamma Roma di Roberto Rossellini, Il pranzo di Babette. Non so quali testi ha studiato per preparare l’enciclica, ma so che ha letto molto ed ha avuto diversi colloqui con scienziati ed economisti. Sono però le sue esperienze personali ad avere radicato in lui una certa idea dell’economia e della società: il padre impegnato nelle cooperative, nelle favelas dell’America latina, il suo sostegno, da arcivescovo di Buenos Aires, ai movimenti sociali di campesinos e cartoneros, così come alle organizzazioni non governative di contrasto al narcotraffico. Per questo ritiene che un’economia incentrata sul profitto rischi di uccidere le persone, che vanno, invece, rimesse al centro.

Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi segue la cultura e non solo. Da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti". È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it @eligalgani
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