Tartaruga marina

Clima, la parola agli oceani

Una serie di eventi dedicati alla conoscenza del ruolo degli oceani nella regolazione del clima si tiene fino al 6 dicembre nello spazio Generazione Clima al Bourget, a Parigi, dove si svolge la Convenzione delle parti (Cop21) sul clima. Gli impatti del cambiamento climatico sugli oceani non sono mai stati discussi prima in seno alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l’obiettivo di questi giorni di sensibilizzazione, detti “Ocean Days”, è di invitare i negoziatori a mettere in atto delle misure concrete per la protezione degli oceani. Gli “Ocean Days” sono stati organizzati dalla piattaforma Ocean and Climate, un raggruppamento internazionale che include Ong, scienziati e la Commissione Intergovernativa per l’Oceano (IOC), l’organo dell’UNESCO dedicato a suggerire politiche per lo studio e la gestione degli oceani.

Le masse d’acqua oceaniche ricoprono circa i due terzi della superfice terrestre e producono circa la metà dell’ossigeno che si trova nell’atmosfera. Secondo uno studio dell’International Panel on Climate Change (IPCC) gli oceani hanno immagazzinato il 93 % del calore dovuto all’innalzamento dell’effetto serra e assorbito fino al 28 % dell’anidride carbonica (CO2) emessa dalle attività umane dal 1750. Queste azioni ‘tampone’ hanno limitato l’innalzamento della temperatura dell’atmosfera, ma sono avvenute a scapito di un innalzamento della temperatura media degli strati superiori degli oceani e di un incremento dell’acidità dell’acqua marina stessa. Acqua più calda significa larve di plankton e pesci antartici che non riescono a svilupparsi; acqua più acida vuole dire pteropodi (gasteropodi marini) e molluschi bivalvi che non riescono più a costruire gusci di carbonato di calcio e coralli che sbiancano e si dissolvono nell’acqua. Molti di questi fenomeni aumenteranno nel futuro.

Scenario oceani

Quale futuro per gli oceani?
Uno studio pubblicato nel giugno 2015 sulla rivista Science mostra delle previsioni dello stato degli oceani nel 2100 realizzate con dei modelli climatici globali e per due scenari con valori diversi di emissioni di gas a effetto serra. Nel primo scenario, detto pessimista, non ci sono attenuazioni delle emissioni rispetto ai valori attuali, mentre nel secondo scenario, detto ottimista, c’è una riduzione sostanziale delle emissioni. Entrambi gli scenari prevedono un oceano più caldo e più acido rispetto all’era pre-industriale (1870-1899), ma con differenze importanti per la sopravvivenza degli organismi marini e la conservazione degli ecosistemi.

Nello scenario pessimista la temperatura media superficiale degli oceani arriva a più di 3 °C rispetto all’era pre-industriale e il tasso di acidità è 150 % volte superiore a quello della fine del XIX secolo. Il livello del mare raggiunge + 86 cm rispetto al livello del 1901. Questo scenario è catastrofico: il rischio d’impatto è molto elevato o elevato per la maggior parte dei gruppi di organismi marini e per i servizi forniti dagli ecosistemi marini (pesca, turismo, capacità di assorbire altra CO2). Questo scenario determinerebbe migrazioni e cambiamenti nella distribuzione degli organismi marini, fenomeni di mortalità di massa e una generale diminuzione della biodiversità marina nella zona intertropicale.

Nello scenario ottimista il livello di emissione di gas a effetto serra è pari a quello dello scenario pessimista diviso per sei. Lo scenario ottimista determina delle previsioni della temperatura media atmosferica che rimangono sotto i 2 °C rispetto all’era pre-industriale (valore attorno al quale stanno discutendo alla COP21), mentre la temperatura media dell’acqua superficiale arriva a +1,2 °C rispetto alla fine dell’Ottocento. Il tasso di acidità potrebbe essere 38 % più alto che nell’era pre-industriale e il livello medio del mare arriverebbe a 60 cm in più rispetto al 1901. Questo scenario, benché meno disastroso del precedente, determinerebbe comunque un rischio elevato di impatto sui coralli tropicali e sui molluschi bivalvi, assieme ad un rischio moderato di impatto su altri gruppi di organismi marini e sulla pesca, turismo e capacità dell’oceano di continuare a assorbire CO2.

Nove raccomandazioni

La piattaforma Ocean and Climate ha elaborato alcune raccomandazioni pratiche per la protezione degli oceani e chiede alla Conferenza delle parti di metterle in pratica, assieme ad un accordo universale e con valore legale per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

In particolare, è messa in evidenza l’importanza di fornire ai governi la migliore informazione scientifica sulle relazioni tra oceano e cambiamento climatico, anche attraverso dei rapporti speciali dell’IPCC dedicati agli oceani (raccomandazione 1). Ecosistemi marini sani e funzionali sono importanti per affrontare il cambiamento climatico. È dunque importanti che siano inseriti in una rete di aree marine protette e che il loro ruolo come possibili pozzi naturali di carbonio sia riconosciuto (raccomandazioni 2 e 3). Ocean and Climate sottolinea inoltre l’importanza di sviluppare risorse marine rinnovabili, di tutelare la biodiversità e di favorire una transizione nel settore dei trasporti marini verso delle tecnologie più rispettose dell’ambiente (raccomandazioni 4 e 5).

Gli effetti del cambiamento climatico, in particolare l’innalzamento del livello del mare, stanno già mettendo in pericolo la sopravvivenza dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo, e rendono dunque necessario adottare misure di sostegno per l’adattamento (raccomandazione 6) e rafforzare il trasferimento tecnologico e la cooperazione internazionale (raccomandazione 7). Una parte del Fondo Verde per il Clima dovrebbe poi essere dedicata esclusivamente a progetti marini e costieri (raccomandazione 8). Infine dovrebbe essere migliorata la coerenza tra la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici e gli accordi internazionali che relativi all’oceano, in particolare gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs, raccomandazione 9).

Lo stato degli oceani e del clima negli anni a venire dipende dalle decisioni che saranno prese durante la COP21 sul clima a Parigi. Queste decisioni determineranno la qualità della vita della presente e delle future generazioni. La società civile può avere un ruolo importante su queste negoziazioni, facendo pressione affinché i negoziatori prendano decisioni razionali sulla base delle conoscenze scientifiche.

 

Laureata all'Università di Firenze (2001), ha conseguito il Dottorato in Scienze Polari all'Università di Siena (2007). Dopo tre anni presso il Center for Coastal Physical Oceanography (CCPO), Old Dominion University (VA, USA), lavora attualmente al Mediterranean Institute of Oceanography (MIO), Marsiglia. Membro del Consiglio di APECS dal 2008. @toskolina
Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *