Parma sotto asfalto

tibre

La firma del protocollo fra la Provincia di Parma e Autocisa, la società che gestisce l’autostrada A15, è arrivata ai primi di dicembre. In ballo rotatorie, collegamenti e varianti per 26 milioni di euro, una minima parte del maxiprogetto della TiBre. La bretella autostradale Tirreno-Brennero, serpente di asfalto lungo 85 chilometri, dovrebbe collegare l’A15 Parma-La Spezia all’A22 del Brennero. Il ministero delle Infrastrutture ha dato l’ok soltanto al primo lotto, 9 km di percorso per un totale di 513 milioni di euro, fra Ponte Taro e Tre Casali, vicino Parma. Per l’intera opera, che dovrebbe arrivare fino a Nogarole Rocca, in provincia di Verona, l’importo previsto è di 2,7 miliardi, tutti a carico di Autocisa. Risorse prelevate direttamente dalle tasche degli automobilisti che percorreranno l’A15. Il Cipe, infatti, ha avallato un aumento del 7% l’anno, per 8 anni, del pedaggio autostradale. Secondo gli ambientalisti, però, la TiBre non supererà mai la linea del Po: il suo completamento non è nella lista di priorità del governo e non esistono valutazioni costi-benefici oltre il primo lotto. «Lo scorso anno la stessa Regione Emilia Romagna l’aveva tolta dalle opere strategiche – spiega Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna – Poi, la protesta degli industriali e di alcuni membri del Pd ha costretto il governatore Bonaccini a tornare sui suoi passi». Chi può avere l’interesse a costruire un’opera che, con ogni probabilità, non vedrà mai la fine? «Oltre alla ditta costruttrice Pizzarotti, che si è aggiudicata l’appalto, sarà la stessa Autocisa a ottenere vantaggi – spiega Frattini – In cambio dell’impegno a finanziare la TiBre, ha guadagnato la gestione dell’A15 fino al 2031, evitando la gara europea». A finire stritolata è la TiBre ferroviaria. Dovrebbe collegare La Spezia a Verona e favorire così una “cura del ferro” all’emergenza smog. «Sui valichi con Svizzera e Austria – aggiunge Frattini – si sta potenziando il treno. È antistorico puntare ancora sulla gomma». Senza contare il forte impatto ambientale su territori già fortemente stressati. Parma è ai vertici in Italia per il consumo di suolo: il nuovo rapporto Ispra la piazza al sesto posto, con più di 32.000 ettari consumati nel 2015. In provincia, i valori sono saliti dello 0,5% in un anno. Il tracciato della TiBre attra- verserebbe il fiume Taro, cancellando al suo passaggio numerosi ettari di terreno agricolo e tagliando due zone di protezione speciale riconosciute dall’Unione Europea. Anche le specie protette sono a rischio: il sito riproduttivo più importante d’Italia per il falco cuculo è un filare di pioppi che sarà sfiorato dall’autostrada. Per la tutela di questo sito, l’Ue e la Provincia di Parma hanno investito un milione di euro in un progetto Life. Associazioni, comitati e una decina di amministrazioni locali chiedono di fermare le attività e trattare con l’Europa la sostituzione della TiBre autostradale con quella ferroviaria. Ma l’idea di accantonare una grande opera non piace al blocco politico-industriale emiliano. E le polemiche hanno investito, lo scorso anno, anche il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti (solo omonimo del costruttore), da sempre critico nei confronti del progetto. A causa della sua assenza nell’ottobre del 2015 all’assemblea provinciale dei sindaci – questa l’accusa di diverse associazioni ambientaliste, respinta dal diretto interessato – saltò il voto della mozione No TiBre, con il rinvio della seduta da parte del presidente della Provincia Filippo Frittelli, dipendente di Autocisa in aspettativa, a data da destinarsi. Polemiche in parte rientrate dopo la lettera con cui lo stesso sindaco Pizzarotti ha invitato pochi mesi dopo il ministro delle Infrastrutture, Graziano Del Rio, a ricevere il comitato contrario al TiBre autostradale e favorevole a quello ferroviario.

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